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Il tema della qualificazione degli sfalci e delle potature — rifiuti o sottoprodotti — torna ciclicamente al centro del dibattito tecnico e giuridico.
Per chi ha seguito negli anni l’evoluzione normativa e interpretativa, è rilevante evidenziare che la Commissione europea, con risposta del 17 febbraio 2026 all’interrogazione scritta E-002945/2024, ha fornito un chiarimento definitivo su una questione che ha generato, per lungo tempo, incertezza applicativa.
La posizione è netta:
gli sfalci e i residui derivanti dalla manutenzione del verde non possono essere qualificati come sottoprodotti ai sensi dell’articolo 5 della Direttiva 2008/98/CE (Direttiva quadro sui rifiuti).
Perché non sono sottoprodotti?
La Commissione chiarisce che:
- la potatura e le attività di manutenzione del verde non costituiscono un “processo di produzione”;
- il loro obiettivo non è la fabbricazione di un prodotto;
- di conseguenza, manca uno dei requisiti essenziali previsti dall’art. 5 della Direttiva per la qualifica di sottoprodotto.
In altre parole, l’assenza di un processo produttivo in senso proprio impedisce il soddisfacimento dei presupposti richiesti anche dall’art. 184-bis del Decreto Legislativo 152/2006, che recepisce nell’ordinamento italiano la disciplina europea sui sottoprodotti.
La Commissione afferma inoltre che la qualificazione delle imprese di manutenzione del verde come “produttori iniziali” non incide sulla natura giuridica dei materiali prodotti. La classificazione come “rifiuti urbani” e la possibilità di considerarli “sottoprodotti” sono concetti distinti e autonomi: la qualifica soggettiva del produttore non trasforma automaticamente il materiale in sottoprodotto.
Attenzione: rifiuto non significa inutilizzabile
La qualificazione come rifiuto non impedisce:
- l’avvio a compostaggio;
- la produzione di biogas;
- l’utilizzo come biomassa;
- altre forme di recupero previste dalla normativa vigente.
Semplicemente, tali operazioni devono avvenire nell’ambito della disciplina sui rifiuti.
Come devono essere gestiti gli sfalci di potatura?
Poiché non possono essere qualificati come sottoprodotti, gli sfalci e i residui della manutenzione del verde devono essere gestiti come rifiuti, nel rispetto delle disposizioni nazionali e unionali vigenti.
L’interpretazione fornita dalla Commissione europea assume un rilievo centrale ai fini dell’interpretazione conforme al diritto dell’Unione, con conseguente necessità di adeguamento delle prassi operative.
Luogo di produzione
Ai fini della corretta gestione del deposito temporaneo, è fondamentale individuare correttamente il “luogo di produzione” del rifiuto:
- Non coincide con l’intero territorio comunale;
- coincide con la specifica area in cui il rifiuto è generato;
- può coincidere con un sito funzionalmente collegato, nella disponibilità del produttore, purché tale disponibilità sia documentabile.
Si tratta di un aspetto operativo cruciale per evitare contestazioni in fase di controllo.
Limiti del deposito temporaneo
Si applicano i limiti già previsti dal Decreto Legislativo 152/2006:
- Limite quantitativo: massimo 30 m³ complessivi (con le soglie previste per i rifiuti pericolosi, se del caso);
- Limite temporale alternativo: avvio a recupero o smaltimento almeno ogni tre mesi;
- in ogni caso, permanenza non superiore a un anno dal momento della produzione.
Restano ovviamente applicabili tutte le ulteriori condizioni previste per il deposito temporaneo (omogeneità dei rifiuti, rispetto delle norme tecniche, tracciabilità, ecc.).
Conclusione operativa
La risposta della Commissione europea chiude una fase interpretativa ambigua:
gli sfalci e i residui della manutenzione del verde sono rifiuti.
La gestione deve quindi essere organizzata secondo le regole del deposito temporaneo e della successiva filiera di recupero/smaltimento, evitando interpretazioni estensive della disciplina sui sottoprodotti che non trovano fondamento nel diritto unionale.
Per un approfondimento operativo sul deposito temporaneo è disponibile il nostro video dedicato, clicca qui
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