L’ADR riguarda direttamente il Produttore sin dalla fase della classificazione dei rifiuti. Il formulario deve essere coerente con la classificazione rifiuti e la classificazione ADR. Quanti errori vengono ancora commessi?
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In data 26 Giugno 2024 è stato firmato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica il nuovo Regolamento dedicato al tema dell’End of Waste dei rifiuti da costruzioni e demolizione.
Quando sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale andrà a stabilire i nuovi parametri di base ai quali gli operatori del settore dovranno adeguarsi al fine di poter classificare come End of Waste i rifiuti inerti, da costruzione e demolizione in uscita dalle operazioni di recupero svolte all’interno degli impianti di trattamento autorizzati.
Questi End of Waste saranno prodotti a tutti gli effetti, cessando la qualifica di rifiuto, e potranno essere commercializzati come nuovi prodotti che andranno a sostituire le materie prime vergini.
Il nuovo regolamento giunge al termine di un processo lungo e tortuoso di revisione del decreto 152/2022, in vigore dal 4 Novembre 2022, molto contestato degli operatori del settore per la sua natura troppo restrittiva.
Sembrerebbe che il nuovo Regolamento, frutto di un confronto tra MASE, ISPRA ed operatori del settore dovrebbe aver superato le numerose criticità.
Sebbene dal punto di vista normativo sia necessario avere un perimetro all’interno del quale muoversi quando parliamo di riciclaggio e recupero dei rifiuti, dal punto di vista operativo, nel pieno rispetto dei principi ispiratori delle direttive europee, il perimetro descritto dalla norma non può essere così stringente da rendere impossibile o antieconomico procedere allo svolgimento delle operazioni di riciclaggio. Come sempre è necessario che vi sia alla base un confronto tra legislatore e stakeholder al fine di individuare la strada migliore, ed ambientalmente compatibile, da percorrere per il raggiungimento del risultato finale.
Al contrario si rischierebbe:
- Blocco della filiera
- Incapacità concorrenziale dell’Italia rispetto agli altri paesi Europei
Questi due rischi, in un periodo storico come quello che stiamo vivendo, non possono palesarsi all’orizzonte se davvero si vuole un rilancio economico ed ambientale del nostro paese.
Infatti, nonostante il nuovo Regolamento vada nella direzione auspicata dagli operatori, ci sono ancora una serie di dettagli sui quali si deve lavorare.
“Confidiamo che nel periodo dei 24 mesi previsti per il monitoraggio, sulla base delle ulteriori evidenze che insieme alle altre associazioni di categoria del settore presenteremo al Ministero, sia possibile porre rimedio anche alle ultime evidenti incongruenze contenute nel decreto e che rischiano di vanificare il lavoro svolto dal MASE in collaborazione con le associazioni” ha auspicato ANPAR.
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