Legge concorrenza e le modifiche sulla gestione dei rifiuti urbani da utenze non domestiche

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 188 del 12/08/2022 della legge 5 agosto 2022 n. 118 (Legge annuale per il mercato e la concorrenza) viene apportata una importante modifica all’art. 238 del D.Lgs. 152/2006 in materia di gestione di rifiuti urbani.

Il comma 10 dell’art. 238 viene così modificato:

“Le utenze non domestiche che producono rifiuti urbani di cui all’art. 183 comma 1 lettera b-ter), numero 2, che li conferiscono al di fuori del servizio pubblico e dimostrano di averli avviati al recupero mediante attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l’attività di recupero dei rifiuti stessi sono escluse dalla corresponsione della componente tariffaria rapportata alla quantità di rifiuti conferiti; le medesime utenze effettuano la scelta di servirsi del gestore del servizio pubblico o del ricorso al mercato per un periodo non inferiore a due anni”

Questa modifica quindi conduce ad una drastica riduzione dei 5 anni durante i quali le utenze non domestiche che decidono di avvalersi del mercato privato non hanno la possibilità di rientrare nel circuito pubblico senza il benestare del gestore di tale servizio.

D’altro canto è bene sottolineare che rispetto alla versione precedente del comma 10 dell’art. 238, viene meno ora la facoltà per il gestore del servizio pubblico di riammettere l’utenza non domestica nel proprio circuito prima della scadenza dei due anni.

Pertanto le utenze non domestiche dovranno valutare attentamente la propria scelta, sia essa di mercato pubblico o privato, su un orizzonte temporale di 2 anni.

Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti

Circolare 7 del 28/7/22 dell’ANGA – chiarimenti trasporto transfrontaliero di rifiuti

La circolare 7 del 28/07/2022 dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali fornisce importanti chiarimenti per le imprese iscritte nelle categorie 1, 4, 5 o 6 per alcune fattispecie di trasporto.

  1. Cabotaggio di rifiuti su territorio italiano
Cosa è il cabotaggio?

Per il cosiddetto cabotaggio terrestre, ossia la fornitura di servizi di trasporto all’interno di uno Stato membro da parte di un vettore stabilito in un altro Stato membro, è stato approvato il regolamento (CEE) n. 3118/93 del Consiglio del 25 ottobre 1993. Nella pratica il regolamento riguardava le prestazioni di vettori non residenti che, in occasione di un viaggio internazionale, si trovavano in un paese di accoglienza e che piuttosto che rientrare a vuoto effettuavano un altro trasporto in questo paese prima di raggiungere la frontiera. Tale regolamento autorizzava le imprese titolari di una licenza comunitaria rilasciata da uno Stato membro a fornire servizi di trasporto merci su strada in un altro Stato membro, a condizione che il servizio fosse fornito in via temporanea. Il regolamento (CE) n. 1072/2009 (articolo 8, paragrafo 2) ha abbandonato il concetto di cabotaggio generale per adottare la formula più restrittiva del cabotaggio consecutivo (che fissa ad un massimo di tre il numero di operazioni di cabotaggio autorizzate nei sette giorni successivi a un viaggio internazionale verso il paese di accoglienza del cabotaggio). Tali disposizioni sul cabotaggio si applicavano a partire dal 14 maggio 2010, ma, come indicato in precedenza, sono state modificate dal regolamento (UE) 2020/1055. (https://www.europarl.europa.eu/factsheets/it/sheet/127/trasporti-su-strada-trasporti-internazionali-e-di-cabotaggio)

A seguito delle richieste ricevute, l’Albo ha osservato che l’attività di cabotaggio di rifiuti in Italia è sottoposta a precise condizioni tecnico-operative previste dalla normativa sui trasporti, Capo III del regolamento 1072/2009 come modificato dal regolamento 2020/1055 del 15 Luglio 2020.

Il Comitato Nazionale ha ritenuto di chiarire che nel caso di impresa di autotrasporto su strada di merci per conto di terzi, stabilita in uno Stato membro dell’Unione Europea e in possesso di licenza comunitaria, che intenda effettuate trasporti di cabotaggio di rifiuti in Italia, questa debba iscriversi all’Albo ai sensi dell’art. 212 comma 5 del D.Lgs. 152/2006, nella categoria 1, 4 o 5 a seconda della tipologia di rifiuti trasportata.

In questi casi, l’iscrizione all’Albo è soggetta alla verifica del possesso di licenza comunitaria al trasporto di merci di cui all’art. 8 del Reg. 1072/2009 rilasciata dallo stato membro di stabilimento del trasportatore estero oltre che dei requisiti previsti ai sensi del DM 120/2014.

Alla luce di ciò, il Comitato Nazionale ha ritenuto che sul provvedimento di iscrizione e sul sito dell’ANGA, debba essere riportata la seguente indicazione “Iscrizione limitata al solo esercizio di trasporti di cabotaggio di rifiuti sul territorio italiano alle condizioni stabilite dalla vigente normativa sul trasporto internazionale di merci”.

Il Comitato ha altresì precisato che i trasporti di cabotaggio di rifiuti su territorio italiano sono preclusi alle imprese stabilite in un Paese non appartenente all’Unione Europea prive di licenza comunitaria al trasporto di merci. Queste imprese dunque non possono essere iscritte nelle categorie 1, 4 e 5 per l’esercizio esclusivo di trasporti interni allo stato italiano di rifiuti.

2. Trasporto combinato transfrontaliero di rifiuti sul territorio italiano

Il quesito posto: quale categoria di iscrizione all’Albo è necessaria per svolgere sul territorio italiano la tratta iniziale o terminale, su strada, di un trasporto combinato transfrontaliero di rifiuti.

Cosa è il trasporto combinato?

“i trasporti di cose fra Stati membri dell’Unione europea o aderenti all’accordo sullo spazio economico europeo nei quali l’autocarro, il rimorchio, il semirimorchio con o senza veicolo trattore, la cassa mobile o il contenitore (di 20 piedi e oltre) effettuano la parte iniziale o terminale del tragitto su strada e l’altra parte per ferrovia, per via navigabile o per mare e ricorrono le seguenti condizioni: a) la parte del tragitto effettuata per ferrovia, per via navigabile o per mare supera i 100 km in linea d’aria; b) la parte iniziale o terminale del tragitto, effettuata su strada, è compresa fra il punto di carico della merce e l’idonea stazione ferroviaria di carico più vicina per il tragitto iniziale o fra il punto di scarico della merce e l’idonea stazione ferroviaria più vicina per il tragitto terminale ovvero la parte iniziale o terminale del tragitto, effettuata su strada, è compresa in un raggio non superiore a 150 km in linea d’aria dal porto fluviale o marittimo di imbarco o di sbarco”

L’articolo 4 del decreto del Ministro dei Trasporti e della Navigazione del 15 Febbraio 2001 prot. 28 T indica che:

“I vettori stradali stabiliti in uno degli Stati dell’Unione europea o aderenti all’accordo sullo spazio economico europeo, e che possiedono i requisiti per l’accesso alla attività e al mercato per il trasporto di cui all’art. 1, possono effettuare, nel quadro di un trasporto combinato tra Stati dell’Unione europea o aderenti all’accordo sullo spazio economico europeo, tragitti stradali iniziali e/o terminali che costituiscono parte integrante del trasporto combinato anche quando non comprendono il varco di una frontiera”.

Sulla base di ciò l’Albo indica che la categoria di iscrizione per i tragitti iniziali e/o terminali su strada per il trasporto di cose fra Stati membri dell’Unione Europea o aderenti all’accordo dello spazio economico europeo, debba essere la categoria 6

Inoltre, il Comitato nazionale ha altresì precisato che qualora il trasporto combinato transfrontaliero non rispetti le condizioni previste dalla direttiva 92/106/CEE e dalla normativa statale di recepimento, esso è considerato un trasporto intermodale transfrontaliero; i tragitti stradali iniziali e/o terminali, svolti esclusivamente sul territorio italiano, si configurano di fatto come trasporti di rifiuti interni allo Stato, e quindi, se gli stessi sono svolti da un’impresa estera, sono da considerarsi come trasporti di cabotaggio. Pertanto, in quest’ultimo caso, l’impresa stabilita in uno Stato (diverso dall’Italia) appartenente all’Unione europea o aderente all’accordo sullo spazio economico europeo ed in possesso dei requisiti per l’accesso alla professione e al mercato per il trasporto internazionale di merci di cui al reg. (CE) 1072/2009, deve iscriversi all’Albo nelle catt. 1, 4 o 5 secondo quanto precisato al punto 1 della presente circolare.

3. Trasporto transfrontaliero di rifiuti esercitato da imprese stabilite in Italia

Il quesito riguarda dubbi interpretativi sullo svolgimento dell’attività di trasporto transfrontaliero di rifiuti qualora l’impresa sia iscritta nelle categorie 1-4-5.

L’albo richiama quanto disposto dall’art. 8 comma 3 del DM 12/2014 che prevede espressamente:

“Fatte salve le norme che disciplinano il trasporto internazionale di merci, le iscrizioni nelle categorie 1, 4 e 5 consentono l’esercizio delle attività di cui alla categoria 6 se lo svolgimento di quest’ultima attività non comporta variazioni della categoria, della classe e della tipologia dei rifiuti per le quali l’impresa è iscritta”.

Al riguardo, il Comitato nazionale ha precisato che le imprese stabilite in Italia ed iscritte nelle categorie 1, 4 e 5 dell’Albo possono esercitare anche l’attività di trasporto transfrontaliero di rifiuti – alle condizioni stabilite dal menzionato art. 8, comma 3, – purché siano in possesso di licenza comunitaria di cui all’art. 8 del reg. (CE) n. 1072/2009 o di autorizzazioni internazionali (CEMT e/o autorizzazioni a viaggio) – nonché nei limiti stabiliti dalla normativa vigente sul trasporto internazionale di merci. A riguardo, il Comitato ha ritenuto altresì opportuno richiamare l’articolo 1, paragrafo 5, del regolamento (CE) n. 1072/2009 che individua le tipologie di trasporto esenti da ogni autorizzazione di trasporto, che possono pertanto essere parimenti svolte alle condizioni indicate al menzionato articolo 8, comma 3 del DM 120/2014. Il Comitato nazionale ha infine precisato che l’impresa stabilita all’estero, iscritta all’Albo nelle categorie 1, 4, 5 per trasporti di cabotaggio di rifiuti in Italia (ai sensi del punto n. 1 della presente circolare) possa avvalersi del medesimo articolo 8, comma 3 per l’esercizio delle attività di cui alla categoria 6.

Circ07_28.07.2022_ANGA   Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la Gestione dei rifiuti

Chiarimenti MiTE formulario trasporto rifiuti da attività di pulizia manutentiva reti fognarie

Il 1° Luglio 2022 è divenuto operativo a tutti gli effetti i modello unico di formulario per i rifiuti provenienti da attività di pulizia manutentiva delle reti fognarie (sulle particolarità e modalità di compilazione ne abbiamo parlato qui).

Termina così il periodo di sperimentazione e si entra nel vivo dell’operatività.

Il 30 giugno il MiTE ha fornito riscontro mediante circolare di chiarimenti aventi ad oggetto: “Criticità interpretative articolo 230, comma 5 D.Lgs. 152/2006 – riscontro nota prot. MiTE 62074 del 18/05/2022”.

La circolare reca chiarimenti al quesito posto dall’Albo Nazionale Gestori Ambientali:

l’Albo ha richiesto un chiarimento in merito al documento di trasporto di cui all’articolo 230, comma 5 del D.Lgs. 152/2006, previsto per singolo automezzo e percorso di raccolta, se debba cioè intendersi obbligatorio ovvero se lo stesso possa essere alternativo al formulario di identificazione previsto dal comma 1 dell’art. 193 del medesimo decreto”.

Il MiTE ha così risposto: “Tale modello, per la specifica tipologia di rifiuti, assume carattere sostitutivo del formulario previsto dal citato articolo 193 del D.Lgs. 152/2006 in quanto derivante dall’applicazione di una disposizione di carattere speciale”.

Pertanto il nuovo modello di formulario non è da intendersi facoltativo ma il suo utilizzo è obbligatorio, in sostituzione del classico formulario di identificazione dei rifiuti, per il trasporto dei rifiuti derivanti dall’attività di pulizia manutentiva sino all’impianto di recupero/smaltimento oppure sino al deposito temporaneo del produttore medesimo.

Chiarimenti MiTE 81850 del 30/06/2022

 

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Legge Salva Mare – un tassello in più per l’Ambiente

La difesa dell’ambiente e la corretta gestione dei rifiuti si sono arricchiti di un ulteriore tassello grazie alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 134 del 10/06/2022 della Legge 17 Maggio 2022 n. 60 recante “Disposizioni per il recupero dei rifiuti in mare e nella acque interne e per la promozione dell’economia circolare” meglio conosciuta ora come legge “SalvaMare”.

 

Che i nostri mari, fiumi e laghi avessero necessità di essere tutelati era ormai indubbio. La norma di per sé non è la soluzione del problema ma solo uno strumento per poter rimediare, parzialmente ed in maniera minima, ai nostri gesti senza senso che ci hanno portato ad inquinare, senza alcun motivo logico se non pigrizia e scarso senso di responsabilità, una delle risorse più importanti del nostro pianeta.

Pertanto dobbiamo necessariamente partire dal presupposto che seppur la norma sia necessaria questa deve accompagnarsi inevitabilmente ad una presa di coscienza da parte dell’Uomo che il mare ed i suoi fondali non devono più essere inquinati e quindi ad un cambiamento radicale dei propri comportamenti.

Per quanti hanno seguito la missione di sopralluogo del porto di Terrasini, svolte in collaborazione con l’associazione Abyss Cleanup, dovrebbe essere ormai chiaro ed evidente che se un porto come quello appena citato ha una distribuzione così vasta di rifiuti anche gli altri porti e fondali marini non sono messi meglio.

Obiettivi della norma

La norma persegue l’obiettivo nobile e condiviso da molti di contribuire a:

  • Risanamento dell’ecosistema marino
  • Promozione dell’economia circolare
  • Sensibilizzazione della collettività per la diffusione di modelli di comportamento virtuosi

Azioni queste tutte volte a prevenire l’abbandono dei rifiuti in mare, nei laghi, nei fiumi e nelle lagune.

Obiettivi nobili per l’appunto….per i quali abbiamo dovuto invocare il legislatore.

Per poter scendere nel dettaglio degli aspetti normativi è necessario dare uno sguardo alle nuove definizioni che vengono introdotte e che vanno ad arricchire ulteriormente il D.Lgs. 152/2006. Nello specifico:

  • Rifiuti accidentalmente pescati: rifiuti raccolti in mare, nei laghi, nei fiumi e nelle lagune dalle reti durante le operazioni di pesca e quelli raccolti occasionalmente in mare, nei laghi, nei fiumi e nelle lagune con qualunque mezzo;
  • Rifiuti volontariamente raccolti: i rifiuti raccolti mediante sistemi di cattura degli stessi, purchè non interferiscano con le funzioni eco-sistemiche dei corpi idrici, e nel corso delle campagne di pulizia del mare, dei laghi, dei fiumi e delle lagune;
  • Campagna di sensibilizzazione: l’attività finalizza a promuovere e a diffondere modelli comportamentali virtuosi di prevenzione dell’abbandono dei rifiuti in mare, nei laghi, nei fiumi e nelle lagune.

Introdotte quindi le nuove definizioni di cui dobbiamo tener conto, le modalità operative sulla gestione dei rifiuti accidentalmente pescati, vengono definite dall’articolo 2.

La norma fa riferimento all’attività di pesca che collateralmente potrebbe portare a pescare anche dei rifiuti. Una volta pescati, questi rifiuti non devono essere rigettati in mare ma la norma dispone che è compito del comandante della nave o del conducente del natante, conferire tali rifiuti all’impianto portuale di raccolta del porto nel quale approda.

La norma aggiunge inoltre che laddove l’imbarcazione dovesse ormeggiare in un’area non compresa nella competenza territoriale di un’autorità di sistema portuale, i comuni territorialmente competenti, nell’ambito della gestione dei rifiuti urbani, dispongono che i rifiuti siano conferiti in apposite strutture di raccolta. Queste potranno essere anche temporanee ed allestite in prossimità degli ormeggi.

Il conferimento dei rifiuti accidentalmente pescati e conferiti presso l’impianto portuale di raccolta dovranno essere pesati all’atto del conferimento e conferiti gratuitamente ed andranno a popolare il deposito temporaneo secondo le disposizioni di cui al D.Lgs. 152/2006.

La gratuità del conferimento a favore del conferitore si trasformerà in un onere distribuito sull’intera collettività nazionale. Infatti i costi di gestione dei rifiuti accidentalmente pescati si aggiungeranno alla tassa sui rifiuti. Potremmo ipotizzare quindi che sia una sorta di incentivo per la popolazione a non inquinare i fondali. Se non inquiniamo non dovremmo subire il costo accessorio.

Infine e non meno importante, il legislatore dispone che il trasporto di questi rifiuti non necessita di iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali. Un grande passo avanti nell’ottica di rendere meno burocratica la gestione dei rifiuti ma chi scrive ha qualche dubbio sul fatto che nel prossimo futuro non nasca una categoria apposita al fine di poter controllare attivamente la gestione di questi rifiuti

Di fianco ai rifiuti accidentalmente pescati, il legislatore disciplina, con l’articolo 3 le campagne di pulizia.

Grazie a queste attività potranno essere raccolti rifiuti depositati sui fondali marina attraverso l’adozione di pratiche e sistemi di cattura che non interferiscano con le funzioni eco-sistemiche dei corpi idrici.

Per raggiungere tale obiettivo pertanto si renderà necessario il supporto di specialisti del settore che siano in grado di indirizzare chi organizza le campagne di sensibilizzazione e le autorità competenti nel pieno rispetto dell’ecosistema marino. Non possiamo infatti dimenticare che rifiuti abbandonati ormai da tempo sui fondali sono diventati la dimora di alcune specie marine e che quindi difficilmente si potrà pensare di rimuoverli senza alcuna interferenza. Probabilmente sarà necessaria un’analisi accurata dei potenziali rischi e danni che potrebbero derivare dal non rimuovere tali “rifiuti” dalla loro posizione.

Chi potrà avviare una campagna di sensibilizzazione?

La norma individua una serie di soggetti attivi: le autorità competenti o enti gestori delle aree protette, associazioni ambientaliste, associazioni di pescatori o loro cooperative, imprese di pesca, consorzi, associazioni di pescatori sportive e ricreative, associazioni sportive di subacquei e diportisti, associazioni di categoria, centri di immersione e di addestramento subacqueo e gestori degli stabilimenti balneari che presentano, alle autorità competenti di cui sopra, apposita istanza.

In pratica viene data la possibilità a numerosi attori di contribuire e partecipare alla difesa dei corsi d’acqua e dei mari. Sarà interessante vedere quali potranno essere le modalità operative e se queste saranno uniformi sul territorio nazionale o se assisteremo ad una distribuzione eterogenea delle procedure.

Gestione delle biomasse vegetali spiaggiate

Se i fondali sono di estremo interesse, non possiamo dimenticare che le spiagge lo sono altrettanto. Sulle nostre spiagge si depositano biomasse vegetali derivanti da piante marine o alghe, oltre ai nostri rifiuti.

Le biomasse vegetali potranno essere gestite mediante:

  • Mantenimento in loco
  • Trasporto a impianti di gestione dei rifiuti autorizzati
  • Reimmissione nell’ambiente naturale mediante anche riaffondamento in mare
  • Trasferimento nell’area retrodunale

Tali attività devono essere condotte mediante una prima vagliatura finalizzata alla separazione della sabbia dal materiale organico e dalla frazioni di rifiuti di origine antropica.

La norma dispone inoltre che il processo di riaffondamento è una operazione di tipo sperimentale e che pertanto dovrà essere valutata di concerto con l’autorità competente individuando siti ritenuti idonei.

Per quanto riguarda invece gli accumuli antropici, costituiti da biomasse vegetali di origine marina, sabbia ed altro materiale inerte e materiale antropico, il loro recupero prevede un’autorizzazione, caso per caso, rilasciata dall’autorità competente. Tale autorizzazione è mirata a verificare se sussistono le condizioni per l’esclusione del materiale sabbioso dal novero dei rifiuti o se esso sia riutilizzabile nell’ambito di operazioni di recupero dei rifiuti urbani mediante codice di recupero R10 o se possa essere qualificato come sottoprodotto. E’ bene ricordare che anche in questo caso è necessaria una vagliatura del materiale a monte del processo.

La sensibilizzazione…un dovere

Abbiamo detto in apertura che la norma è un utile strumento se accompagnato da una forte sensibilizzazione e dalla presa di coscienza della necessità di non gettare i rifiuti nel mare, nei laghi o nei fiumi. L’articolo 8 introduce le “campagne di sensibilizzazione” che mirano proprio al raggiungimento degli obiettivi che la norma stessa si è posta in apertura.

Al fine di dare adeguata informazione ai pescatori e agli operatori del settore circa le modalità di conferimento dei rifiuti accidentalmente pescati o volontariamente raccolti, sono previste adeguate forme di pubblicità e sensibilizzazione a cura delle Autorità di sistema portuale o a cura dei comuni territorialmente competenti nell’ambito della gestione dei rifiuti urbani, anche attraverso protocolli tecnici che assicurino la mappatura e la pubblicità delle aree adibite alla raccolta e la massima semplificazione per i pescatori e per gli operatori del settore.

Questa norma non rappresenta il punto d’arrivo della tematica ma il punto di partenza, la prima pietra di quella che speriamo sia un’opera più strutturata e che con il tempo si consolidi portandoci a ripulire i fondali marini, i letti dei fiumi e dei laghi evitando di gettarvi altri rifiuti al loro interno.

Nel momento in cui finalmente comprenderemo che dal rispetto di tali risorse derivano anche il nostro benessere quello delle altre forme di vita marine e non solo, probabilmente proprio in quel momento avvieremo un nuovo processo di trasformazione della nostra società verso un futuro più verde.

Nel corso dei prossimi mesi ci attendiamo che il MiTE dia seguito a quanto riportato nella norma introducendo i decreti attuativi indicati

Prima di concludere riteniamo sia interessante dare uno sguardo alla risposta del MiTE all’interpello presentato sull’argomento.

In particolare il quesito riguarda:

  • se i Piani di raccolta e di gestione dei rifiuti portuali vigenti prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. 197/2021, fino al loro adeguamento, sono ancora validi e con essi anche tutti gli atti amministrativi consequenziali finora adottati dalle Autorità competenti, ivi comprese le c.d. ordinanze tariffarie, e i correlati affidamenti in essere ed eventualmente in proroga, onde evitare interruzioni di pubblico servizio;
  • se, ai fini del rilascio dell’esenzione ai sensi dell’art. 9 del D.Lgs. 197/2021 il certificato di esenzione possa continuare ad essere rilasciato dall’Autorità Marittima del Porto in cui viene richiesta, autorità competente anche ai fini dei relativi controlli.

Rinviando il lettore al link del MiTE dal quale scaricare e leggere l’intero documento, potremmo sintetizzare la risposta del MiTE nella seguente affermazione.

Sul primo quesito: al fine di assicurare i servizi senza soluzione di continuità, la cessazione dell’efficacia temporale dei piani di gestione dei rifiuti  delle navi attualmente in essere è subordinata all’approvazione ed entrata in operatività dei nuovi piani.

Sul secondo quesito: le esenzioni relative agli obblighi previsti dagli artt. 6, 7 comma 1, e 8 sono sottoposte alle condizioni tassativamente indicate al comma 1, art. 9 D. Lgs. n. 197/2021, che riporta fedelmente quanto disposto all’articolo 9 della Direttiva 2019/883. Il certificato di esenzione è rilasciato dall’Autorità competente, come definita al decreto n.197, in cui è situato il porto all’uopo preposto, nel rispetto dell’art. 9 comma 1, medesimo decreto, mentre rimane nella competenza delle Autorità Marittime la valutazione delle condizioni di esenzione e la loro conseguente applicazione alle navi che approdano al porto.

Appare quindi importante che si provveda ad un aggiornamento dei piani di gestione dei rifiuti delle navi al fine di poter adeguare la gestione dei rifiuti attuale a quanto disposto dalla norma.

Legge Salva Mare – Gazzetta Ufficiale

Interpello MiTE rifiuti portuali

Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti

Contributo ambientale CONAI: novità e riduzioni

A chiusura dell’ultimo consiglio di amministrazione, il Consorzio CONAI, in collaborazione con i consorzi RICREA, CIAL, COMIECO, COREPLA e COREVE, approva importanti agevolazioni per le aziende che versano il contributo ambientale CONAI e presentano le dichiarazioni imballaggi periodiche a partire già da luglio 2022.

Relativamente alle tariffe, il Consorzio delibera l’applicazione di un contributo ambientale ridotto per tutti gli imballaggi in acciaio, alluminio, carta, plastica e vetro a partire dal 1° luglio 2022, stimando un risparmio per le aziende pari a circa 90 milioni di euro già nel corso del 2022

Variazioni CAC dal 01 luglio 2022:

 

Materiale
CAC in vigore 

(euro/tonnellata)

CAC dal 1° luglio 2022 

(euro/tonnellata)

ACCIAIO
12,00 €
8,00 €
ALLUMINIO
10,00 €
7,00 €
CARTA fascia 1 (base)
10.00 €
5,00 €
PLASTICA fascia A.1
104,00 €
60,00 €
PLASTICA fascia A.2
150,00 €
150,00 €
PLASTICA fascia B.1
149,00 e
20,00 €
PLASTICA fascia B.2
520,00 €
410,00 €
PLASTICA fascia C
642,00 €
560,00 €
VETRO
33,00 €
29,00 €

L’adeguamento delle tariffe del CAC sopra elencate si è reso possibile grazie al positivo andamento dei materiali avviati a riciclo e alle azioni di ottimizzazione promosse dai diversi Consorzi sui costi operativi.

Relativamente al processo di agevolazione e diversificazione del contributo ambientale per gli imballaggi in plastica, confermando l’impegno ad incentivare l’uso degli imballaggi maggiormente riciclabili, il CONAI delibera un ulteriore divisione in fasce contributive per gli imballaggi in plastica a partire dal 1° gennaio 2023

Diversificazione CAC imballaggi in plastica dal 01 gennaio 2023

Fasce attuali Fasce da gennaio 2023 Descrizione degli imballaggi variati da gennaio 2023
A1 A1.1
A1.2 Fusti e cisternette
A2 A2
B1 B1.1 Contenitori rigidi in HDPE, incluso nero selezionabile, e tappi tethered
B1.2 PET bottiglia trasparente
B2 B2.1 PP rigido, etichette (IML, PP>50%)
B2.2 PE e PP flessibili + PE rigido + EPS
B2.3 PET termoformati, opaco, sleeverato, grucce, PS non espanso
C C  

Come evidenziato nella tabella sopra, rispetto alla diversificazione attuale degli imballaggi in plastica in fasce:

la fascia A1 sarà divisa A1.1 e A1.2

  • in fascia A1.2 saranno spostati e inseriti gli articoli sui quali COREPLA riconosce un corrispettivo per le attività di rigenerazione e riciclo (fusti e cisternette IBC).
  • In fascia A1.1 saranno inseriti tutti gli imballaggi attualmente inseriti in fascia A1

la fascia B1 sarà divisa B1.1 e B1.2

  • in fascia B1.1 saranno inseriti gli imballaggi in HDPE
  • in fascia B1.2 saranno inseriti e separati dai precedenti gli imballaggi in PET

la fascia B2 sarà divisa in B2.1, B2.2 e B2.3

  • in fascia B2.1 saranno inseriti e separati i contenitori rigidi in polipropilene
  • in fascia B2.2 saranno inseriti e separati dai precedenti gli articoli riciclabili a base poliolefina
  • in fascia B2.3 saranno inseriti gli imballaggi con filiere di riciclo sperimentali e in consolidamento, attualmente presenti in fascia C.

I valori del CAC e la descrizione dettagliata degli imballaggi per ogni fascia saranno definiti e resi pubblichi dal CONAI nei prossimi mesi.

Infine, sempre a partire da gennaio 2023, CONAI delibera l’avvio di agevolazioni relativamente alle dichiarazioni periodiche, dando la possibilità ai produttori e i commercianti di imballaggi che forniranno alcuni dati nelle fatture elettroniche emesse di non presentare le dichiarazioni periodiche CONAI. L’ obiettivo è promuovere processi di semplificazione per le aziende (abolizione delle dichiarazioni periodiche) e comunicare le stesse informazioni attraverso i dati digitali correttamente integrati nelle fatture elettroniche.

Se vuoi ricevere maggiori informazioni ed una consulenza personalizzata non esitare a contattarci, i nostri consulenti sono a tua disposizione.

Carmela Pizzutilo

Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti

Formulario per rifiuti da attività di pulizia reti fognarie

Con la delibera n. 14 del 21 Dicembre 2021, l’Albo Nazionale Gestori Ambientali ha definito il nuovo modello unico ed i relativi contenuti del formulario dedicato al trasporto di rifiuti derivanti da attività di pulizia manutentiva delle reti fognarie di qualsiasi tipologia (art. 230 comma 5 del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.).

Il 21 Aprile 2022 è stata approvata la delibera 4 che integra e modifica la precedente. Tale delibera ha stabilito che il modello di formulario di cui all’allegato A della delibera 14 del 21 Dicembre 2021 è disponibile a partire dal 1° Giugno 2022 in via sperimentale per consentire, fino al 30 Giugno 2022, alle imprese interessate di testarne la funzionalità e la fruibilità.

Questo nuovo modello di formulario non può essere acquisito tramite i soliti canali dedicati ai formulari in carta chimica ma la sua acquisizione avviene unicamente tramite applicativo ViViFIR, sistema al quale le imprese interessate dovranno preventivamente accreditarsi per poterlo utilizzare.

Nella fase di sperimentazione le imprese potranno utilizzare, attraverso la propria area riservata del portale dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali, la sezione “FIR Art. 230 c.5” per accedere all’area di test.

Le imprese dotate di software gestionali per la stampa dei formulari e dei registri di carico e scarico potranno usufruire anche dei sistemi di interoperabilità messi a disposizione da ViViFIR acquisendo così l’identificativo univoco del formulario.

Il modello approvato per la raccolta e trasporto dei rifiuti derivanti da pulizia manutentiva delle reti fognarie è quello riportato di seguito.

Il formulario si compone complessivamente di 7 sezioni.

Nella parte alta, così come avviene per tutti i classici formulari vi è lo spazio per la serie e numero del formulario che verrà acquisito da ViViFIR, seguito dal campo riservato alla data di emissione e dal “numero di registro” per il collegamento con le annotazioni del registro di carico e scarico rifiuti.

Sezione 1

Dovrà essere compilata dal soggetto che effettua le attività di pulizia manutentiva ai sensi dell’art. 230 comma 5 del D.Lgs. 152/2006 indicando i seguenti dati:

  • Denominazione o Ragione sociale
  • Codice Fiscale (non la partita IVA, salvo che non siano uguali)
  • Sede Legale
  • Estremi iscrizione Albo Nazionale Gestori Ambientali per lo svolgimento delle attività
  • Cognome e Nome del conducente
  • Data e ora di inizio trasporto
  • Targa dell’automezzo
  • Targa dell’eventuale rimorchio

Sezione 2

Questa sezione è dedicata all’elenco dei punti di prelievo dei rifiuti. A differenza di quanto avviene con i classici formulari ai quali siamo abituati da tanto tempo, il soggetto che effettua l’attività manutentiva dovrà inserire all’interno di questa sezione l’indirizzo completo del luogo di intervento e la quantità “stimata” in Kg o litri dei rifiuti prelevati.

Laddove non sia possibile indicare l’indirizzo completo del luogo dove viene svolta l’attività di pulizia manutentiva è possibile indicare il comune e la località.

Se il numero di interventi oggetto del formulario superano i 10 è possibile riportare i successivi, in ordine cronologico, nel campo delle annotazioni. Ne discende quindi che l’ordine di inserimento dei luoghi di intervento deve essere sempre cronologico.

L’area dedicata alle annotazioni svolge la medesima funzione dei formulari già impiegati per il trasporto di rifiuti.

Sezione 3

Area dedicata alle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti che vengono raccolti. Come si può osservare la sezione 3 vede quale codice del rifiuto da trasportare un rifiuto appartenente al capitolo 20 e sotto capitolo 03. Non è possibile trasportare con questo modello di formulario rifiuti diversi da quelli di cui ai CER 200304 e 200306. Appare chiaro che il formulario deve essere riferito al singolo codice CER.

Tra i rifiuti identificati con il codice CER 200304 si intendono ricompresi, oltre ai fanghi delle fosse settiche, anche i fanghi derivanti da manufatti analoghi nonché dai sistemi individuali di cui all’articolo 100 comma 3 e dai bagni mobili, prodotti dall’attività manutentiva.

La sezione 3 richiede inoltre l’indicazione dello stato fisico del rifiuto che potrà essere:

  • 3 Fangoso palabile
  • 4 Liquido

Nei casi in cui dovesse rendersi necessario, e sia giustificabile, il soggetto che svolge l’attività manutentiva potrà indicare anche lo stato fisico 1 solido pulverulento o 2 solido non pulverulento.

Appare opportuno sottolineare che gli stati fisici del rifiuto sono alternativi tra di loro e che non è possibile indicarne più di uno per ogni formulario.

Il soggetto che svolge l’attività di manutenzione avrà cura inoltre, prima della partenza, di indicare il numero di cisterne e/o cassoni riempiti.

Infine, laddove il rifiuto sia da conferirsi in discarica, il gestore dovrà indicare le caratteristiche chimico-fisiche del rifiuto.

Sezione 4

Viene richiesto al gestore di indicare la quantità dei rifiuti trasportati, intesa come somma delle quantità indicate nella sezione 2, espressa in Kg o litri.

Sezione 5

Questa sezione si divide a sua volta in due sotto-sezioni.

Sotto sezione 5.1: dovrà essere compilata quando si intende usufruire della possibilità, fornita dal legislatore, di raggruppare temporaneamente i rifiuti presso la sede o una unità locale nella disponibilità del soggetto che svolge l’attività di pulizia. In tal caso andranno indicati i dati relativi all’indirizzo del sito presso il quale il raggruppamento viene effettuato il quale dovrà rispettare pienamente quanto prescritto dall’art. 183 comma 1 lett. bb) del D.Lgs. 152/2006.

All’arrivo presso il deposito temporaneo dovranno essere indicate data e ora di arrivo.

Sotto sezione 5.2: dovrà essere compilata quanto il rifiuto viene conferito direttamente ad un impianto di trattamento. In tal caso dovranno essere riportati tutti i dati dell’impianto di destino ivi compresa la modalità di “recupero” o “smaltimento” seguito dal codice di competenza.

Se il rifiuto viene conferito ad un impianto di depurazione occorre indicare gli estremi della comunicazione ai sensi dell’art. 110 D.Lgs. 152/2006 e  spuntata la casella di competenza.

Le sotto sezioni 5.1. e 5.2 sono alternative tra di loro per singolo formulario.

Sezione 6

Riservata al soggetto che effettua la pulizia manutentiva che dovrà apporre la propria firma per assunzione di responsabilità di quanto riportato nei formulari ai sensi del D.Lgs. 152/2006.

Sezione 7

Questa sezione deve essere compilata nel caso di conferimento in impianto di trattamento (è stata compilata la sezione 5.2) e dovrà essere indicato se il rifiuto:

  • E’ stato accettato per intero, con relativo peso riscontrato dalla bilancia dell’impianto;
  • Parzialmente, con indicazione del peso accettato ed ovviamente sarà cura del destinatario indicare le motivazione del parziale respingimento
  • Oppure, integralmente respinto con le relative motivazioni.

All’accettazione il destinatario avrà cura di indicare data e ora dell’accettazione ed indicherà il proprio nome e cognome oltre ad apporre la propria firma per assunzione di responsabilità.

Così come avviene per tutti i formulari vidimati virtualmente, le copie del documento saranno 2 di cui una per il soggetto che effettua la pulizia ed una per il destinatario.

La prima copia resta in possesso del soggetto che effettua la pulizia manutentiva e la seconda copia accompagnerà i rifiuti fino alla destinazione.

Appare importante sottolineare che il formulario deve essere emesso dal soggetto che effettua la pulizia manutentiva e che devono coincidere con chi effettua il trasporto del rifiuto.

Ai fini dell’integrazione del formulario con il registro di carico e scarico, valgono le consuete regole di registrazione.

Nel caso di trasporto e conferimento direttamente ad impianto di destino è possibile effettuare una sola annotazioni (contestuale di carico e scarico).

Se il rifiuto viene trasportato presso il proprio deposito temporaneo, il gestore indicherà nel proprio registro di carico e scarico una annotazione di carico indicando il numero univoco del formulario utilizzato.

Quando il rifiuto dovrà essere successivamente trasportato dal deposito temporaneo all’impianto di destino, si utilizzerà invece il classico formulario di cui all’art. 193 del D.Lgs. 152/2006.

Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti

Incremento deposito RAEE per distributori di AEE ed impianti

Il D.L. 4/2022 (Sostegni ter) convertito con la legge 28 Marzo 2022 n. 25 è entrato in vigore il 29 Marzo 2022 e reca disposizione a sostegno delle imprese e degli Enti Territoriali.

Dal punto di vista ambientale ci interessa sottolineare l’articolo 18-bis che introduce, temporaneamente, misure straordinarie e temporanee per la gestione dei rifiuti elettrici ed elettronici appartenenti al raggruppamento 3, TV e Monitor, di cui all’allegato I del DM 25/09/2007 n. 185.

Grazie all’articolo 18-bis, per un periodo di 12 mesi (dal 29 Marzo 2022 e quindi sino al 29 Marzo 2023):

  • Il deposito temporaneo alla raccolta presso i Distributori di AEE di cui al D.Lgs. 49/2014
  • Il deposito di RAEE (raggruppamento TV e Monitor) presso i Centri di Raccolta di cui all’articolo 12, comma 1 lett. a) e b) del D.Lgs. 49/2014

Possono essere aumentati fino al doppio rispetto ai limiti dispostivi dalla normativa vigente in materia di prevenzione incendi ed adottando le cautele necessarie a garanzia della sicurezza degli spazi allo scopo utilizzati.

Per il medesimo periodo di tempo, i titolari di autorizzazioni ex. Art. 208 del D.Lgs. 152/2006 nonché gli impianti autorizzati con AIA, per le operazioni di deposito preliminare D15 e Messa in riserva R13, è previsto l’aumento della capacità annua e istantanea di stoccaggio dei RAEE di cui al raggruppamento citato prima, nel limite massimo dell’80%.

La norma dispone che tale aumento non debba rappresentare una modifica sostanziale dell’impianto e che debba essere adottata nel rispetto delle disposizioni in materia di prevenzione degli incendi e delle disposizioni in materia di elaborazione dei piani di emergenza di cui all’art. 26-bis del D.L. 4/10/2018 n. 113, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° Dicembre 2018 n. 132. Spetta quindi ad impianti ed enti competenti fare le valutazioni del caso in relazione alla “sostanzialità della modifica” che si dovrà apportare e spetta invece al titolare dell’impianto provvedere ad un adeguamento, laddove necessario, del piano di emergenza incendi.

La disposizione è applicata anche ai titolari di autorizzazione per l’effettuazione di operazioni di recupero ai sensi degli articoli 214 e 216 del D.Lgs. 152/2006, fermo restando le quantità massime fissate dall’allegato 4 del DM 5 Febbraio 1998.

Gli ampliamenti degli stoccaggi di rifiuti possono essere effettuati nelle medesime aree già autorizzate, ovvero in aree interne al perimetro della ditta aventi i medesimi presidi ambientali, nel rispetto delle norme tecniche di stoccaggio relative alle caratteristiche del rifiuto.

Le deroghe allo stoccaggio per gli impianti di cui sopra, non comportano un adeguamento delle garanzie finanziarie già prestate.

Link alla normativa

Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti

DL 21/2022 – Esportazione previa notifica per metalli ferrosi e materie prime critiche

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 21 Marzo 2022 del Decreto Legge n. 21, entrato in vigore il 22 Marzo 2022, recando “misure urgenti per contrastare gli effetti economici e umanitari della crisi ucraina”, viene data attuazione anche di quanto ripotato all’articolo 30 “Disposizioni in tema di approvvigionamento di materie prime critiche”.

La norma dispone che, con DPCM, vengono individuate le materie prime considerate critiche  per le quali le operazioni di esportazione al di fuori dell’Unione Europea sono soggette alla procedure di notifica. Altresì vengono sottoposte alle medesime disposizioni le esportazioni di rottami ferrosi, anche non originari dell’Italia, in quanto rientrano già tra le materie prime considerate critiche.

Pertanto le imprese italiane o stabilite in Italia che intendono esportare, direttamente o indirettamente, fuori dall’Unione Europea le materie prime critiche o rottami ferrosi hanno l’obbligo di notificare, almeno dieci giorni prima dell’avvio delle operazioni, al Ministero dello Sviluppo economico e al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, una informativa completa relativa all’operazione stessa.

La norma dispone in campo sanzionatorio che salvo che il fatto costituisca reato, chiunque non osservi l’obbligo di notifica è soggetto a sanzione amministrativa pecuniaria pari al 30% del valore dell’operazione e comunque non inferiore a 30.000 € per ogni singola operazione.

Le disposizioni restano in vigore, per il momento, fino al 31 Luglio 2022 Di seguito il link al decreto     Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti

MUD 2022 – Scadenza 21 Maggio 2022

Con la pubblicazione del DPCM 17 Dicembre 2021 pubblicato sul supplemento ordinario 4 della G.U. del 21/01/2022, viene approvato il modello unico di dichiarazione ambientale per l’anno 2022 per i rifiuti gestiti nel 2021.

Come è noto, a valle delle modifiche introdotte dal D.Lgs. 116/2020, relativamente alla classificazione dei rifiuti, con la modifica dell’art. 183 che ha ridefinito i rifiuti urbani ed i rifiuti speciali, il MUD ha leggermente cambiato forma ma non solo. Infatti ai fini della raccolta di maggiori informazioni relative ai rifiuti che hanno cessato la loro qualifica di “rifiuti”, a valle dei trattamenti di recupero negli impianti autorizzati, il legislatore ha introdotto una nuova scheda per la raccolta di dati da parte degli impianti di cui sopra.

Scadenza

Innanzitutto andiamo a vedere la scadenza del MUD per quest’anno. Gli ultimi anni ci hanno abituato a vedere posticipata la presentazione del MUD per varie ragioni, dalla emergenza sanitaria alle modifiche dei tracciati introdotte l’anno scorso. Anche per quest’anno, a causa delle ulteriori modifiche introdotte, la scadenza non sarà il 30 Aprile ma viene posticipata al 21 Maggio 2022.

Tipologie di comunicazioni

Il MUD come sempre è articolato in comunicazioni ognuna delle quali coinvolge una serie di soggetti.

  1. Comunicazione rifiuti
  2. Comunicazione veicoli fuori uso
  3. Comunicazione imballaggi, composta dalla sezione consorzi e dalla sezione gestori rifitui di imballaggio
  4. Comunicazione rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche
  5. Comunicazione rifiuti urbani e raccolti in convenzione
  6. Comunicazione produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche

Soggetti obbligati

La legge 70/94 prevede che gli obblighi di dichiarazione MUD sono soddisfatti mediante presentazione del MUD alla camera di commercio competente sul territorio in cui è insediata l’unità locale a cui si riferisce la dichiarazione.

I soggetti che svolgono l’attività di solo traporto e gli intermediari di rifiuti senza detenzione devono invece presentare il MUD alla Camera di commercio della provincia nel cui territorio ha sede la Sede Legale dell’impresa cui la dichiarazione si riferisce.

Il MUD deve essere presentato per singola unità locale che sia obbligata, dalle norme vigenti alla presentazione del MUD stesso.

Comunicazione rifiuti – soggetti obbligati

I soggetti tenuti alla presentazione del MUD – Comunicazione rifiuti sono:

  • Soggetti di cui all’art. 189, commi 3 e 4 del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.
  • Soggetti di cui all’art. 4 comma 6 del D.Lgs. 24/06/2003 n. 182

Nel dettaglio:

  • Chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e trasporto di rifiuti
  • Commercianti ed intermediari di rifiuti senza detenzione
  • Imprese ed enti che effettuano operazioni di recupero e smaltimento dei rifiuti
  • Imprese ed enti produttori iniziali di rifiuti pericolosi
  • Imprese ed enti produttori iniziali di rifiuti non pericolosi, che hanno più di dieci dipendenti, prodotti nell’ambito di (di cui all’art. 184 comma 3 lett. c) d) e g) ) :
    • lavorazioni industriali
    • lavorazioni artigianali
    • rifiuti derivanti dall’attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue, nonché i rifiuti da abbattimento di fumi, dalle fosse settiche e dalle reti fognarie
  • i Consorzi e i sistemi riconosciuti, istituiti per il recupero e riciclaggio di particolari tipologie di rifiuti, ad esclusione dei Consorzi e sistemi istituiti per il recupero e riciclaggio dei rifiuti di imballaggio che sono tenuti alla compilazione della Comunicazione imballaggi
  • i gestori del servizio pubblico di raccolta, del circuito organizzato di raccolta di cui all’articolo 183 comma 1 lett. pp) del D.Lgs. 152/2006, con riferimento ai rifiuti conferitigli dai produttori di rifiuti speciali, ai sensi dell’art. 189 comma 4 del D.Lgs 152/2006

Comunicazione rifiuti – soggetti esonerati

Sono esonerati dalla comunicazione MUD:

  • gli imprenditori agricoli di cui all’articolo 2135 del c.c. con un volume d’affari annuo non superiore a 8000 €, le imprese che raccolgono e trasportano i propri rifiuti non pericolosi, di cui all’art. 212 comma 8 del D.Lgs. 152/2006 (ossia le imprese iscritte in categoria 2-bis e relativamente alla sola parte di trasporto), nonché per i soli rifiuti non pericolosi, le imprese e gli enti produttori iniziali che non hanno più di 10 dipendenti;
  • le imprese e gli enti produttori di rifiuti non pericolosi di cui all’art. 184 comma 3 diversi da quelli indicati alle lettere c) d) e g)

Inoltre restano esonerati, secondo il combinato disposto dall’art. 69 della legge 28/12/2015 n. 221 e del comma 6 dell’art. 190 del D.Lgs. 152/2006:

  • imprenditori agricoli di cui all’art. 2135 del c.c.;
  • soggetti esercenti le attività con codice ATECO 960201 – 960202 -960902 che producono rifiuti pericolosi, compresi quelli aventi codice CER 180103* relativamente ad aghi, siringhe e oggetti taglienti usati;

Comunicazione veicoli fuori uso – soggetti obbligati

La comunicazione veicoli fuori uso è obbligatoria, relativamente ai veicoli fuori uso ed ai pertinenti materiali e componenti sottoposti a trattamento, nonché i dati relativi ai materiali, ai prodotti ed ai componenti ottenuti ed avviati al reimpiego, al riciclaggio e al recupero, per i soggetti che effettuano le attività di trattamento dei veicoli fuori uso e dei relativi componenti.

Di notevole importanza appare il chiarimento del legislatore in merito al caso in cui il medesimo soggetto dichiarante produca o gestisca anche altri veicoli o altri rottami o altri rifiuti non rientranti nel campo di applicazione del D.Lgs. 209/2003. Infatti tali soggetti dovranno:

  • compilare la comunicazione rifiuti per i veicoli o altri rottami o altri rifiuti non rientranti nel campo di applicazione del D.Lgs. 209/2003
  • compilare la comunicazione veicoli fuori uso per i veicoli o altri rottami o altri rifiuti rientranti nel campo di applicazione del D.Lgs. 209/2003

Infine, i soggetti che effettuano esclusivamente l’attività di trasporto di veicoli fuori uso dovranno presentare la comunicazione rifiuti.

Appare quindi fondamentale aver gestito correttamente i dati relativi alla gestione dei rifiuti nel corso del 2021 al fine di avere a disposizione i dati per le relative comunicazioni.

Comunicazione imballaggi – soggetti obbligati

Sezione consorzi

I soggetti obbligati sono:

  1. il consorzio nazionale degli imballaggi di cui all’articolo 224 del D.Lgs. 152/2006
  2. I soggetti di cui all’articolo 221 comma 3 lettere a e c del d:Lgs. 152/2006 per tutti coloro i quali hanno aderito ai sistemi gestioni ivi previsti

Questi soggetti comunicano alla sezione nazionale del catasto dei rifiuti i dati, riferiti all’anno solare precedente, relativi al quantitativo degli imballaggi per ciascun materiale e per tipo di imballaggio immesso sul mercato, nonché , per ciascun materiale, la quantità degli imballaggi riutilizzati e dei rifiuti di imballaggio riciclati e recuperati provenienti dal mercato nazionale.

I soggetti di cui al punto 2 devono inviare contestualmente la comunicazione al Consorzio Nazionale Imballaggi.

Sezione gestori rifiuti di imballaggio

Come è facilmente intuibile, questa sezione è obbligatoria per i soggetti gestori di rifiuti da imballaggio autorizzati, con i propri impianti, a svolgere operazioni di gestione di rifiuti da imballaggio a recupero e/o smaltimento.

Anche in questo caso valgono le considerazioni relative al caso in cui il medesimo soggetto dichiarante svolga l’attività di gestione di rifiuti diversi da quelli di imballaggio, in tal caso deve:

  • Compilare la Comunicazione Rifiuti per i rifiuti diversi da quelli di imballaggio
  • Compilare la comunicazione imballaggi, sezione gestori rifiuti di imballaggi, per i rifiuti da imballaggio.

Comunicazione rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche

Questa sezione deve essere compilata dai soggetti previsti dall’articolo 19, comma 6 del d.Lgs. 49/2014 e s.m.i. . Pertanto tutti i soggetti coinvolti nel ciclo di gestione dei RAEE rientranti nel campo di applicazione del D.Lgs. 49/2014, devono provvedere alla compilazione della sezione.

I RAEE che sono coinvolti dal D.Lgs. 49/2014 sono:

  1. Apparecchiature per lo scambio di temperatura
  2. Schermi, monitor ed apparecchiature dotate di schermi con una superficie superiore a 100 cmq
  3. Lampade
  4. Apparecchiature di grandi dimensioni (con almeno una dimensione esterna superiore a 50 cmq), con dettaglio sui pannelli fotovoltaici
  5. Apparecchiature di piccole dimensioni ( con nessuna dimensione esterna superiore a 50 cmq)
  6. Piccole apparecchiature informatiche e per telecomunicazioni (con nessuna dimensione esterna superiore a 50 cmq)

Nel caso in cui il dichiarante produca o gestisca anche rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche non rientranti nel campo di applicazione del D.Lgs. 49/2014, dovrà:

  • Compilare la comunicazione rifiuti per i rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche non rientranti nel campo di applicazione del D.Lgs. 49/2014
  • Compilare la comunicazione RAEE per rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche rientranti nel campo di applicazione del D.Lgs. 49/2014

Comunicazione rifiuti urbani e raccolti in convenzione

I soggetti obbligati alla comunicazione rifiuti urbani sono quelli individuati dall’art. 189 comma 5 del D.Lgs. 152/2006.

E’ bene ricordare che la definizione di rifiuti urbani è cambiata con l’introduzione del D.Lgs. 116/2020.

I soggetti obbligati a questa comunicazione sono anche quelli di cui al comma 3 dell’articolo 189 del D.LGs. 152/2006 che raccolgono le tipologie di rifiuti individuate dall’articolo 183, comma 1  lettera b-ter) punto 2, presso le utenze non domestiche che si avvalgono di quanto disposto dall’articolo 198, comma 2-bis, limitatamente a tali tipologie.

Questa rappresenta una delle modifiche più importanti del MUD a valle delle modifiche normative introdotte dal D.Lgs. 116/2020. Infatti con la modifica della definizione dei rifiuti urbani, molti dei ritiri di rifiuti effettuati presso le utenze non domestiche non andranno più dichiarate nella classica comunicazione rifiuti ma richiederà, agli operatori del settore, la dichiarazione nella sezione comunicazione rifiuti urbani.

Resta in ogni caso aperto il dubbio relativo a quale sia la bontà del dato che verrà fornito dagli operatori. Infatti, se il legislatore avesse informato gli operatori del settore di tale modifiche MUD sin dal 1° gennaio 2021, ogni operatore si sarebbe premurato di tener distinti i ritiri effettuata presso le utenze non domestiche in relazione alla tipologie di rifiuto, urbano o speciale.

Non si può escludere infatti che per un medesimo codice CER ritirato presso utenze non domestiche, possano esserci casi in cui tale rifiuto sai da considerarsi urbano e casi in cui debba essere considerato speciale in virtù dell’attività che lo ha originato.

Per le altre tipologie di rifiuto non rientranti nella casistica sopra riportata tali soggetti faranno riferimento alle altre pertinenti sezioni del MUD.

I soggetti responsabili del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani comunicano i seguenti dati:

  1. La quantità dei rifiuti urbani raccolti nel proprio comune
  2. La quantità dei rifiuti speciali raccolti nel proprio territorio a seguito di apposita convenzione con soggetti pubblici o privati;
  3. I soggetti che hanno provveduto alla gestione dei rifiuti, specificato le operazioni svolte, le tipologie e la quantità dei rifiuti gestiti da ciascuno
  4. I costi di gestione e di ammortamento tecnico e finanziario degli investimenti per le attività di gestione dei rifiuti, nonché i proventi della tariffa di cui all’articolo 238 ed i proventi provenienti dai consorzi finalizzati al recupero dei rifiuti
  5. I dati relativi alla raccolta differenziata
  6. Le quantità raccolta, suddivise per materiali, in attuazione degli accordi con i consorzi finalizzati al recupero dei rifiuti.

Nel caso in cui i produttori di rifiuti speciali conferiscano i medesimi al servizio pubblico di raccolta competente per territorio e previa apposita convenzione, la comunicazione è effettuata dal gestore del servizio limitatamente alla quantità conferiti ai sensi dell’articolo 1890 comma 4 del d:Lgs. 152/2006.

I soggetti che raccolgono le tipologie di rifiuti individuate dall’articolo 183 comma 1 lettera b ter) punto 2 presso le utente non domestiche che si avvalgono di quanto disposto dall’articolo 198, comma 2-bis limitatamente a tali tipologie comunicano annualmente:

  1. Le quantità di rifiuti raccolti presso le utenze non domestiche;
  2. I soggetti che hanno provveduto alla gestione dei rifiuti ,specificando le operazioni volte, le tipologie e la quantità dei rifiuti gestiti da ciascuno
  3. L’elenco delle utenze non domestiche presso cui sono stati raccolti i rifiuti

Comunicazione produttori di AEE

Sono tenuti alla presentazione della presente comunicazione i Produttori di AEE intesi come persona fisica o giuridica che, ai sensi dell’art. 4 comma 1 lettera g) del D.Lgs. 49/2014:

  1. È stabilita nel territorio nazionale e fabbrica AEE recanti il suo nome o marchio di fabbrica oppure commissione la progettazione o la fabbricazione di AEE e le commercializza sul mercato nazionale apponendovi il proprio nome o marchio di fabbrica;
  2. È stabilita nel territorio nazionale e rivende sul mercato nazionale, con il suo nome o marchio di fabbrica, apparecchiature prodotti da altri fornitori; il rivenditore non viene considerato produttore, se l’apparecchiatura reca il marchio del produttore a norma del punto a)
  3. È stabilita nel territorio nazionale ed immette sul mercato nazionale, nell’ambio di un’attività professionale, AEE di un paese terzo o di un altro Stato membro dell’Unione Europea;
  4. È stabilità in un altro stato membro dell’unione europea o in un paese terzo e vende sul mercato nazionale AEE mediante tecniche di comunicazione a distanza direttamente a nuclei domestici o a utilizzatori diversi dai nuclei domestici.

Inoltre, nel caso in cui i produttori di AEE aderiscano  a sistemi di gestione collettivi, tali sistemi possono comunicare, per conto dei produttori loro aderenti, i dati relativi al preso delle AEE raccolte attraverso tutti i canali, reimpiegate, riciclate e recuperate nell’anno solare precedente.

 

Come per ogni dichiarazione MUD, ogni sezione è composta di schede e moduli che devono essere compilati dal soggetto dichiarante in funzione del ruolo che riveste nella filiera.

SEZIONE ANAGRAFICA Scheda SA1 Per tutte le sezioni ad eccezioni della comunicazione semplificata
Scheda Autorizzazioni Per i soli soggetti autorizzati ad eseguire attività di gestione dei rifiuti (impianti)
Scheda Riciclaggio (nuova) Per i soli soggetti che effettuano il riciclaggio finale dei rifiuti urbani e/o dei rifiuti da imballaggio
COMUNICAZIONE RIFIUTI
Sezione Rifiuti Scheda Rifiuti Moduli: RT- RE -DR- TE – MG
  Scheda Materiali  
Sezione Intermediazione Scheda INT-Intermediazione Moduli UO o UD
COMUNICAZIONE VEICOLI FUORI USO Scheda AUT – Autodemolitore Moduli: RT-VEIC, DR-VEIC, TE-VEIC, MG-VEIC
Scheda ROT – Rottamatore
Scheda FRA – Frantumatore
COMUNICAZIONE IMBALLAGGI
Sezione Consorzi Scheda SRIU – SMAT – STIP – SBOP  
  Scheda CONS  Moduli: UO-CONS DR-CONS
Scheda Gestori rifiuti di imballaggio Scheda IMB Moduli RT-IMB, DR-IMB, TE-IMB, MG-IMB
COMUNICAZIONE RAEE Scheda CR RAEE – Centri di raccolta Moduli RT-RAEE, DR-RAEE, TE-RAEE, MG-RAEE
Scheda TRA-RAEE impianti di trattamento
COMUNICAZIONE PRODUTTORI AEE Scheda IMM-AEE  
  Scheda RTOT-SCF Modulo DR-AEE
  Scheda R-PROD
COMUNICAZIONE RIFIUTI URBANI e raccolti in convenzione Scheda RU Moduli CS, DR-U, RT-CONV, RT-NonPub
Scheda CG Modulo MDCR

 

 

Modalità di trasmissione

Come già avviene da alcuni anni, la trasmissione del MUD è sempre telematica tramite l’apposito portale. Unica eccezione è rappresentata dalla comunicazione rifiuti semplificata che può deve essere trasmessa tramite PEC. Si ricorda che in quest’ultimo caso la modulistica è quella generata dal sistema di compilazione.

Altresì la trasmissione via PEC della documentazione generata dal sistema è prevista per la comuncazione rifiuti urbani e  raccolti in convenzione.

Infatti questi ultimi sono tenuta alla presentazione della Comunicazione rifiuti urbani attraverso il sito www.mudcomuni.it predisposto da Unioncamere.

 

Ambiente&Rifiuti è a vostra disposizione per darvi il supporto necessario alla corretta elaborazione e trasmissione del MUD

Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti

Etichettatura ambientale imballaggi…prorogati i termini

Con l’approvazione della legge 30 Dicembre 2021 n. 228 (Decreto Milleproroghe) entrata in vigore il 31 dicembre 2021, l’obbligo di etichettatura ambientale degli imballaggi è stato prorogato ed entrerà in vigore il 1° Luglio 2022. Vediamo i passaggi normativi salienti: Articolo 11 – Proroga in termini di materia di transizione ecologica
  1. All’articolo 15, comma 6 del decreto-legge 31 Dicembre 2020 n. 183, convertito, con modificazioni dalla legge 26 Febbraio 2021, n21, relativo all’etichettatura degli imballaggi, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al primo periodo, le parole “31 Dicembre 2021” sono sostituite dalle seguenti: “30 Giugno 2022”; b) al secondo periodo, le parole “1° Gennaio 2022” sono sostituite dalle seguente: “1° Luglio 2022”;
  2. All’articolo 219 del D.Lgs. 152/2006, copo il comma 5, relativo all’etichettatura degli imballaggi, è inserito il seguente: “5.1. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, il Ministro della Transizione ecologica adotta, con decreto di natura non regolamentare, le linee guida tecniche per l’etichettatura di cui al comma 5.
Per le imprese dunque si apre una ulteriore finestra durante la quale potersi adoperare per adeguare l’etichettatura dei propri sistemi di imballaggio e sarebbe opportuno non sprecarla. Fino al 30 giugno 2022 è stata disposta quindi la sospensione dell’applicazione dell’obbligo di etichettatura ambientale per tutti gli imballaggi immessi sul commercio del territorio nazionale italiano. In relazione alle disposizioni relative alla giacenza degli imballaggi non etichettati conformemente alla nuova normativa, i termini sono quindi slittati al 30 Giugno 2022 e la disposizione verrà così letta: gli imballaggi privi dei requisiti richiesti dall’art. 219 comma 5 del D.Lgs. 152/2006 già immessi in commercio o etichettati al 1° Luglio 2022 potranno essere commercializzati fino ad esaurimento scorte. I nostri consulenti certificati CONAI per l’etichettatura ambientale degli imballaggi sono a vostra completa disposizione per accompagnarvi nel processo di adeguamento dei vostri sistemi di imballaggi. Per informazioni scrivere a: info@ambiente-rifiuti.com Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti