Incremento deposito RAEE per distributori di AEE ed impianti

Il D.L. 4/2022 (Sostegni ter) convertito con la legge 28 Marzo 2022 n. 25 è entrato in vigore il 29 Marzo 2022 e reca disposizione a sostegno delle imprese e degli Enti Territoriali.

Dal punto di vista ambientale ci interessa sottolineare l’articolo 18-bis che introduce, temporaneamente, misure straordinarie e temporanee per la gestione dei rifiuti elettrici ed elettronici appartenenti al raggruppamento 3, TV e Monitor, di cui all’allegato I del DM 25/09/2007 n. 185.

Grazie all’articolo 18-bis, per un periodo di 12 mesi (dal 29 Marzo 2022 e quindi sino al 29 Marzo 2023):

  • Il deposito temporaneo alla raccolta presso i Distributori di AEE di cui al D.Lgs. 49/2014
  • Il deposito di RAEE (raggruppamento TV e Monitor) presso i Centri di Raccolta di cui all’articolo 12, comma 1 lett. a) e b) del D.Lgs. 49/2014

Possono essere aumentati fino al doppio rispetto ai limiti dispostivi dalla normativa vigente in materia di prevenzione incendi ed adottando le cautele necessarie a garanzia della sicurezza degli spazi allo scopo utilizzati.

Per il medesimo periodo di tempo, i titolari di autorizzazioni ex. Art. 208 del D.Lgs. 152/2006 nonché gli impianti autorizzati con AIA, per le operazioni di deposito preliminare D15 e Messa in riserva R13, è previsto l’aumento della capacità annua e istantanea di stoccaggio dei RAEE di cui al raggruppamento citato prima, nel limite massimo dell’80%.

La norma dispone che tale aumento non debba rappresentare una modifica sostanziale dell’impianto e che debba essere adottata nel rispetto delle disposizioni in materia di prevenzione degli incendi e delle disposizioni in materia di elaborazione dei piani di emergenza di cui all’art. 26-bis del D.L. 4/10/2018 n. 113, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° Dicembre 2018 n. 132. Spetta quindi ad impianti ed enti competenti fare le valutazioni del caso in relazione alla “sostanzialità della modifica” che si dovrà apportare e spetta invece al titolare dell’impianto provvedere ad un adeguamento, laddove necessario, del piano di emergenza incendi.

La disposizione è applicata anche ai titolari di autorizzazione per l’effettuazione di operazioni di recupero ai sensi degli articoli 214 e 216 del D.Lgs. 152/2006, fermo restando le quantità massime fissate dall’allegato 4 del DM 5 Febbraio 1998.

Gli ampliamenti degli stoccaggi di rifiuti possono essere effettuati nelle medesime aree già autorizzate, ovvero in aree interne al perimetro della ditta aventi i medesimi presidi ambientali, nel rispetto delle norme tecniche di stoccaggio relative alle caratteristiche del rifiuto.

Le deroghe allo stoccaggio per gli impianti di cui sopra, non comportano un adeguamento delle garanzie finanziarie già prestate.

Link alla normativa

Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti

DL 21/2022 – Esportazione previa notifica per metalli ferrosi e materie prime critiche

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 21 Marzo 2022 del Decreto Legge n. 21, entrato in vigore il 22 Marzo 2022, recando “misure urgenti per contrastare gli effetti economici e umanitari della crisi ucraina”, viene data attuazione anche di quanto ripotato all’articolo 30 “Disposizioni in tema di approvvigionamento di materie prime critiche”.

La norma dispone che, con DPCM, vengono individuate le materie prime considerate critiche  per le quali le operazioni di esportazione al di fuori dell’Unione Europea sono soggette alla procedure di notifica. Altresì vengono sottoposte alle medesime disposizioni le esportazioni di rottami ferrosi, anche non originari dell’Italia, in quanto rientrano già tra le materie prime considerate critiche.

Pertanto le imprese italiane o stabilite in Italia che intendono esportare, direttamente o indirettamente, fuori dall’Unione Europea le materie prime critiche o rottami ferrosi hanno l’obbligo di notificare, almeno dieci giorni prima dell’avvio delle operazioni, al Ministero dello Sviluppo economico e al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, una informativa completa relativa all’operazione stessa.

La norma dispone in campo sanzionatorio che salvo che il fatto costituisca reato, chiunque non osservi l’obbligo di notifica è soggetto a sanzione amministrativa pecuniaria pari al 30% del valore dell’operazione e comunque non inferiore a 30.000 € per ogni singola operazione.

Le disposizioni restano in vigore, per il momento, fino al 31 Luglio 2022 Di seguito il link al decreto     Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti

MUD 2022 – Scadenza 21 Maggio 2022

Con la pubblicazione del DPCM 17 Dicembre 2021 pubblicato sul supplemento ordinario 4 della G.U. del 21/01/2022, viene approvato il modello unico di dichiarazione ambientale per l’anno 2022 per i rifiuti gestiti nel 2021.

Come è noto, a valle delle modifiche introdotte dal D.Lgs. 116/2020, relativamente alla classificazione dei rifiuti, con la modifica dell’art. 183 che ha ridefinito i rifiuti urbani ed i rifiuti speciali, il MUD ha leggermente cambiato forma ma non solo. Infatti ai fini della raccolta di maggiori informazioni relative ai rifiuti che hanno cessato la loro qualifica di “rifiuti”, a valle dei trattamenti di recupero negli impianti autorizzati, il legislatore ha introdotto una nuova scheda per la raccolta di dati da parte degli impianti di cui sopra.

Scadenza

Innanzitutto andiamo a vedere la scadenza del MUD per quest’anno. Gli ultimi anni ci hanno abituato a vedere posticipata la presentazione del MUD per varie ragioni, dalla emergenza sanitaria alle modifiche dei tracciati introdotte l’anno scorso. Anche per quest’anno, a causa delle ulteriori modifiche introdotte, la scadenza non sarà il 30 Aprile ma viene posticipata al 21 Maggio 2022.

Tipologie di comunicazioni

Il MUD come sempre è articolato in comunicazioni ognuna delle quali coinvolge una serie di soggetti.

  1. Comunicazione rifiuti
  2. Comunicazione veicoli fuori uso
  3. Comunicazione imballaggi, composta dalla sezione consorzi e dalla sezione gestori rifitui di imballaggio
  4. Comunicazione rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche
  5. Comunicazione rifiuti urbani e raccolti in convenzione
  6. Comunicazione produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche

Soggetti obbligati

La legge 70/94 prevede che gli obblighi di dichiarazione MUD sono soddisfatti mediante presentazione del MUD alla camera di commercio competente sul territorio in cui è insediata l’unità locale a cui si riferisce la dichiarazione.

I soggetti che svolgono l’attività di solo traporto e gli intermediari di rifiuti senza detenzione devono invece presentare il MUD alla Camera di commercio della provincia nel cui territorio ha sede la Sede Legale dell’impresa cui la dichiarazione si riferisce.

Il MUD deve essere presentato per singola unità locale che sia obbligata, dalle norme vigenti alla presentazione del MUD stesso.

Comunicazione rifiuti – soggetti obbligati

I soggetti tenuti alla presentazione del MUD – Comunicazione rifiuti sono:

  • Soggetti di cui all’art. 189, commi 3 e 4 del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.
  • Soggetti di cui all’art. 4 comma 6 del D.Lgs. 24/06/2003 n. 182

Nel dettaglio:

  • Chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e trasporto di rifiuti
  • Commercianti ed intermediari di rifiuti senza detenzione
  • Imprese ed enti che effettuano operazioni di recupero e smaltimento dei rifiuti
  • Imprese ed enti produttori iniziali di rifiuti pericolosi
  • Imprese ed enti produttori iniziali di rifiuti non pericolosi, che hanno più di dieci dipendenti, prodotti nell’ambito di (di cui all’art. 184 comma 3 lett. c) d) e g) ) :
    • lavorazioni industriali
    • lavorazioni artigianali
    • rifiuti derivanti dall’attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue, nonché i rifiuti da abbattimento di fumi, dalle fosse settiche e dalle reti fognarie
  • i Consorzi e i sistemi riconosciuti, istituiti per il recupero e riciclaggio di particolari tipologie di rifiuti, ad esclusione dei Consorzi e sistemi istituiti per il recupero e riciclaggio dei rifiuti di imballaggio che sono tenuti alla compilazione della Comunicazione imballaggi
  • i gestori del servizio pubblico di raccolta, del circuito organizzato di raccolta di cui all’articolo 183 comma 1 lett. pp) del D.Lgs. 152/2006, con riferimento ai rifiuti conferitigli dai produttori di rifiuti speciali, ai sensi dell’art. 189 comma 4 del D.Lgs 152/2006

Comunicazione rifiuti – soggetti esonerati

Sono esonerati dalla comunicazione MUD:

  • gli imprenditori agricoli di cui all’articolo 2135 del c.c. con un volume d’affari annuo non superiore a 8000 €, le imprese che raccolgono e trasportano i propri rifiuti non pericolosi, di cui all’art. 212 comma 8 del D.Lgs. 152/2006 (ossia le imprese iscritte in categoria 2-bis e relativamente alla sola parte di trasporto), nonché per i soli rifiuti non pericolosi, le imprese e gli enti produttori iniziali che non hanno più di 10 dipendenti;
  • le imprese e gli enti produttori di rifiuti non pericolosi di cui all’art. 184 comma 3 diversi da quelli indicati alle lettere c) d) e g)

Inoltre restano esonerati, secondo il combinato disposto dall’art. 69 della legge 28/12/2015 n. 221 e del comma 6 dell’art. 190 del D.Lgs. 152/2006:

  • imprenditori agricoli di cui all’art. 2135 del c.c.;
  • soggetti esercenti le attività con codice ATECO 960201 – 960202 -960902 che producono rifiuti pericolosi, compresi quelli aventi codice CER 180103* relativamente ad aghi, siringhe e oggetti taglienti usati;

Comunicazione veicoli fuori uso – soggetti obbligati

La comunicazione veicoli fuori uso è obbligatoria, relativamente ai veicoli fuori uso ed ai pertinenti materiali e componenti sottoposti a trattamento, nonché i dati relativi ai materiali, ai prodotti ed ai componenti ottenuti ed avviati al reimpiego, al riciclaggio e al recupero, per i soggetti che effettuano le attività di trattamento dei veicoli fuori uso e dei relativi componenti.

Di notevole importanza appare il chiarimento del legislatore in merito al caso in cui il medesimo soggetto dichiarante produca o gestisca anche altri veicoli o altri rottami o altri rifiuti non rientranti nel campo di applicazione del D.Lgs. 209/2003. Infatti tali soggetti dovranno:

  • compilare la comunicazione rifiuti per i veicoli o altri rottami o altri rifiuti non rientranti nel campo di applicazione del D.Lgs. 209/2003
  • compilare la comunicazione veicoli fuori uso per i veicoli o altri rottami o altri rifiuti rientranti nel campo di applicazione del D.Lgs. 209/2003

Infine, i soggetti che effettuano esclusivamente l’attività di trasporto di veicoli fuori uso dovranno presentare la comunicazione rifiuti.

Appare quindi fondamentale aver gestito correttamente i dati relativi alla gestione dei rifiuti nel corso del 2021 al fine di avere a disposizione i dati per le relative comunicazioni.

Comunicazione imballaggi – soggetti obbligati

Sezione consorzi

I soggetti obbligati sono:

  1. il consorzio nazionale degli imballaggi di cui all’articolo 224 del D.Lgs. 152/2006
  2. I soggetti di cui all’articolo 221 comma 3 lettere a e c del d:Lgs. 152/2006 per tutti coloro i quali hanno aderito ai sistemi gestioni ivi previsti

Questi soggetti comunicano alla sezione nazionale del catasto dei rifiuti i dati, riferiti all’anno solare precedente, relativi al quantitativo degli imballaggi per ciascun materiale e per tipo di imballaggio immesso sul mercato, nonché , per ciascun materiale, la quantità degli imballaggi riutilizzati e dei rifiuti di imballaggio riciclati e recuperati provenienti dal mercato nazionale.

I soggetti di cui al punto 2 devono inviare contestualmente la comunicazione al Consorzio Nazionale Imballaggi.

Sezione gestori rifiuti di imballaggio

Come è facilmente intuibile, questa sezione è obbligatoria per i soggetti gestori di rifiuti da imballaggio autorizzati, con i propri impianti, a svolgere operazioni di gestione di rifiuti da imballaggio a recupero e/o smaltimento.

Anche in questo caso valgono le considerazioni relative al caso in cui il medesimo soggetto dichiarante svolga l’attività di gestione di rifiuti diversi da quelli di imballaggio, in tal caso deve:

  • Compilare la Comunicazione Rifiuti per i rifiuti diversi da quelli di imballaggio
  • Compilare la comunicazione imballaggi, sezione gestori rifiuti di imballaggi, per i rifiuti da imballaggio.

Comunicazione rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche

Questa sezione deve essere compilata dai soggetti previsti dall’articolo 19, comma 6 del d.Lgs. 49/2014 e s.m.i. . Pertanto tutti i soggetti coinvolti nel ciclo di gestione dei RAEE rientranti nel campo di applicazione del D.Lgs. 49/2014, devono provvedere alla compilazione della sezione.

I RAEE che sono coinvolti dal D.Lgs. 49/2014 sono:

  1. Apparecchiature per lo scambio di temperatura
  2. Schermi, monitor ed apparecchiature dotate di schermi con una superficie superiore a 100 cmq
  3. Lampade
  4. Apparecchiature di grandi dimensioni (con almeno una dimensione esterna superiore a 50 cmq), con dettaglio sui pannelli fotovoltaici
  5. Apparecchiature di piccole dimensioni ( con nessuna dimensione esterna superiore a 50 cmq)
  6. Piccole apparecchiature informatiche e per telecomunicazioni (con nessuna dimensione esterna superiore a 50 cmq)

Nel caso in cui il dichiarante produca o gestisca anche rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche non rientranti nel campo di applicazione del D.Lgs. 49/2014, dovrà:

  • Compilare la comunicazione rifiuti per i rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche non rientranti nel campo di applicazione del D.Lgs. 49/2014
  • Compilare la comunicazione RAEE per rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche rientranti nel campo di applicazione del D.Lgs. 49/2014

Comunicazione rifiuti urbani e raccolti in convenzione

I soggetti obbligati alla comunicazione rifiuti urbani sono quelli individuati dall’art. 189 comma 5 del D.Lgs. 152/2006.

E’ bene ricordare che la definizione di rifiuti urbani è cambiata con l’introduzione del D.Lgs. 116/2020.

I soggetti obbligati a questa comunicazione sono anche quelli di cui al comma 3 dell’articolo 189 del D.LGs. 152/2006 che raccolgono le tipologie di rifiuti individuate dall’articolo 183, comma 1  lettera b-ter) punto 2, presso le utenze non domestiche che si avvalgono di quanto disposto dall’articolo 198, comma 2-bis, limitatamente a tali tipologie.

Questa rappresenta una delle modifiche più importanti del MUD a valle delle modifiche normative introdotte dal D.Lgs. 116/2020. Infatti con la modifica della definizione dei rifiuti urbani, molti dei ritiri di rifiuti effettuati presso le utenze non domestiche non andranno più dichiarate nella classica comunicazione rifiuti ma richiederà, agli operatori del settore, la dichiarazione nella sezione comunicazione rifiuti urbani.

Resta in ogni caso aperto il dubbio relativo a quale sia la bontà del dato che verrà fornito dagli operatori. Infatti, se il legislatore avesse informato gli operatori del settore di tale modifiche MUD sin dal 1° gennaio 2021, ogni operatore si sarebbe premurato di tener distinti i ritiri effettuata presso le utenze non domestiche in relazione alla tipologie di rifiuto, urbano o speciale.

Non si può escludere infatti che per un medesimo codice CER ritirato presso utenze non domestiche, possano esserci casi in cui tale rifiuto sai da considerarsi urbano e casi in cui debba essere considerato speciale in virtù dell’attività che lo ha originato.

Per le altre tipologie di rifiuto non rientranti nella casistica sopra riportata tali soggetti faranno riferimento alle altre pertinenti sezioni del MUD.

I soggetti responsabili del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani comunicano i seguenti dati:

  1. La quantità dei rifiuti urbani raccolti nel proprio comune
  2. La quantità dei rifiuti speciali raccolti nel proprio territorio a seguito di apposita convenzione con soggetti pubblici o privati;
  3. I soggetti che hanno provveduto alla gestione dei rifiuti, specificato le operazioni svolte, le tipologie e la quantità dei rifiuti gestiti da ciascuno
  4. I costi di gestione e di ammortamento tecnico e finanziario degli investimenti per le attività di gestione dei rifiuti, nonché i proventi della tariffa di cui all’articolo 238 ed i proventi provenienti dai consorzi finalizzati al recupero dei rifiuti
  5. I dati relativi alla raccolta differenziata
  6. Le quantità raccolta, suddivise per materiali, in attuazione degli accordi con i consorzi finalizzati al recupero dei rifiuti.

Nel caso in cui i produttori di rifiuti speciali conferiscano i medesimi al servizio pubblico di raccolta competente per territorio e previa apposita convenzione, la comunicazione è effettuata dal gestore del servizio limitatamente alla quantità conferiti ai sensi dell’articolo 1890 comma 4 del d:Lgs. 152/2006.

I soggetti che raccolgono le tipologie di rifiuti individuate dall’articolo 183 comma 1 lettera b ter) punto 2 presso le utente non domestiche che si avvalgono di quanto disposto dall’articolo 198, comma 2-bis limitatamente a tali tipologie comunicano annualmente:

  1. Le quantità di rifiuti raccolti presso le utenze non domestiche;
  2. I soggetti che hanno provveduto alla gestione dei rifiuti ,specificando le operazioni volte, le tipologie e la quantità dei rifiuti gestiti da ciascuno
  3. L’elenco delle utenze non domestiche presso cui sono stati raccolti i rifiuti

Comunicazione produttori di AEE

Sono tenuti alla presentazione della presente comunicazione i Produttori di AEE intesi come persona fisica o giuridica che, ai sensi dell’art. 4 comma 1 lettera g) del D.Lgs. 49/2014:

  1. È stabilita nel territorio nazionale e fabbrica AEE recanti il suo nome o marchio di fabbrica oppure commissione la progettazione o la fabbricazione di AEE e le commercializza sul mercato nazionale apponendovi il proprio nome o marchio di fabbrica;
  2. È stabilita nel territorio nazionale e rivende sul mercato nazionale, con il suo nome o marchio di fabbrica, apparecchiature prodotti da altri fornitori; il rivenditore non viene considerato produttore, se l’apparecchiatura reca il marchio del produttore a norma del punto a)
  3. È stabilita nel territorio nazionale ed immette sul mercato nazionale, nell’ambio di un’attività professionale, AEE di un paese terzo o di un altro Stato membro dell’Unione Europea;
  4. È stabilità in un altro stato membro dell’unione europea o in un paese terzo e vende sul mercato nazionale AEE mediante tecniche di comunicazione a distanza direttamente a nuclei domestici o a utilizzatori diversi dai nuclei domestici.

Inoltre, nel caso in cui i produttori di AEE aderiscano  a sistemi di gestione collettivi, tali sistemi possono comunicare, per conto dei produttori loro aderenti, i dati relativi al preso delle AEE raccolte attraverso tutti i canali, reimpiegate, riciclate e recuperate nell’anno solare precedente.

 

Come per ogni dichiarazione MUD, ogni sezione è composta di schede e moduli che devono essere compilati dal soggetto dichiarante in funzione del ruolo che riveste nella filiera.

SEZIONE ANAGRAFICA Scheda SA1 Per tutte le sezioni ad eccezioni della comunicazione semplificata
Scheda Autorizzazioni Per i soli soggetti autorizzati ad eseguire attività di gestione dei rifiuti (impianti)
Scheda Riciclaggio (nuova) Per i soli soggetti che effettuano il riciclaggio finale dei rifiuti urbani e/o dei rifiuti da imballaggio
COMUNICAZIONE RIFIUTI
Sezione Rifiuti Scheda Rifiuti Moduli: RT- RE -DR- TE – MG
  Scheda Materiali  
Sezione Intermediazione Scheda INT-Intermediazione Moduli UO o UD
COMUNICAZIONE VEICOLI FUORI USO Scheda AUT – Autodemolitore Moduli: RT-VEIC, DR-VEIC, TE-VEIC, MG-VEIC
Scheda ROT – Rottamatore
Scheda FRA – Frantumatore
COMUNICAZIONE IMBALLAGGI
Sezione Consorzi Scheda SRIU – SMAT – STIP – SBOP  
  Scheda CONS  Moduli: UO-CONS DR-CONS
Scheda Gestori rifiuti di imballaggio Scheda IMB Moduli RT-IMB, DR-IMB, TE-IMB, MG-IMB
COMUNICAZIONE RAEE Scheda CR RAEE – Centri di raccolta Moduli RT-RAEE, DR-RAEE, TE-RAEE, MG-RAEE
Scheda TRA-RAEE impianti di trattamento
COMUNICAZIONE PRODUTTORI AEE Scheda IMM-AEE  
  Scheda RTOT-SCF Modulo DR-AEE
  Scheda R-PROD
COMUNICAZIONE RIFIUTI URBANI e raccolti in convenzione Scheda RU Moduli CS, DR-U, RT-CONV, RT-NonPub
Scheda CG Modulo MDCR

 

 

Modalità di trasmissione

Come già avviene da alcuni anni, la trasmissione del MUD è sempre telematica tramite l’apposito portale. Unica eccezione è rappresentata dalla comunicazione rifiuti semplificata che può deve essere trasmessa tramite PEC. Si ricorda che in quest’ultimo caso la modulistica è quella generata dal sistema di compilazione.

Altresì la trasmissione via PEC della documentazione generata dal sistema è prevista per la comuncazione rifiuti urbani e  raccolti in convenzione.

Infatti questi ultimi sono tenuta alla presentazione della Comunicazione rifiuti urbani attraverso il sito www.mudcomuni.it predisposto da Unioncamere.

 

Ambiente&Rifiuti è a vostra disposizione per darvi il supporto necessario alla corretta elaborazione e trasmissione del MUD

Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti

Etichettatura ambientale imballaggi…prorogati i termini

Con l’approvazione della legge 30 Dicembre 2021 n. 228 (Decreto Milleproroghe) entrata in vigore il 31 dicembre 2021, l’obbligo di etichettatura ambientale degli imballaggi è stato prorogato ed entrerà in vigore il 1° Luglio 2022. Vediamo i passaggi normativi salienti: Articolo 11 – Proroga in termini di materia di transizione ecologica
  1. All’articolo 15, comma 6 del decreto-legge 31 Dicembre 2020 n. 183, convertito, con modificazioni dalla legge 26 Febbraio 2021, n21, relativo all’etichettatura degli imballaggi, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al primo periodo, le parole “31 Dicembre 2021” sono sostituite dalle seguenti: “30 Giugno 2022”; b) al secondo periodo, le parole “1° Gennaio 2022” sono sostituite dalle seguente: “1° Luglio 2022”;
  2. All’articolo 219 del D.Lgs. 152/2006, copo il comma 5, relativo all’etichettatura degli imballaggi, è inserito il seguente: “5.1. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, il Ministro della Transizione ecologica adotta, con decreto di natura non regolamentare, le linee guida tecniche per l’etichettatura di cui al comma 5.
Per le imprese dunque si apre una ulteriore finestra durante la quale potersi adoperare per adeguare l’etichettatura dei propri sistemi di imballaggio e sarebbe opportuno non sprecarla. Fino al 30 giugno 2022 è stata disposta quindi la sospensione dell’applicazione dell’obbligo di etichettatura ambientale per tutti gli imballaggi immessi sul commercio del territorio nazionale italiano. In relazione alle disposizioni relative alla giacenza degli imballaggi non etichettati conformemente alla nuova normativa, i termini sono quindi slittati al 30 Giugno 2022 e la disposizione verrà così letta: gli imballaggi privi dei requisiti richiesti dall’art. 219 comma 5 del D.Lgs. 152/2006 già immessi in commercio o etichettati al 1° Luglio 2022 potranno essere commercializzati fino ad esaurimento scorte. I nostri consulenti certificati CONAI per l’etichettatura ambientale degli imballaggi sono a vostra completa disposizione per accompagnarvi nel processo di adeguamento dei vostri sistemi di imballaggi. Per informazioni scrivere a: info@ambiente-rifiuti.com Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti

Iscrizione in categoria 6 – nuova modulistica

L’Albo Nazionale Gestori Ambientali ha pubblicato la delibera n. 13 del 14 Dicembre 2021 con la quale ha definito la nuova modulistica da adottare per il rinnovo dell’iscrizione nella categoria 6 per le imprese stabilite in un Paese non appartenente all’Unione europea, che effettuano il solo esercizio del trasporto transfrontaliero di rifiuti di cui all’articolo 194, comma 3, del D.Lgs. 152/2006.

La delibera si compone di un solo articolo:

  1. Le imprese stabilite in un Paese non appartenente all’Unione europea e il cui legale rappresentante sia cittadino di uno Stato non appartenente all’Unione Europea, presentano la domanda di rinnovo dell’iscrizione all’Albo in categoria 6 utilizzando il modello di cui all’allegato A, parti 1, 2 e 3.
  2. La documentazione richiesta dovrà essere prodotta con traduzione giurata in lingua italiana ed essere legalizzata dalle rappresentante diplomatico-consolati italiane all’estero.

Clicca qui per leggere la delibera

Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti

Proroga adeguamento iscrizioni ANGA per carrozzerie mobili

Con la delibera 12 del 30 Novembre 2021, l’Albo Nazionale Gestori Ambientale ha prorogato al 31 Gennaio 2022 l’obbligo, per le imprese iscritte all’Albo, di adeguamento delle proprie iscrizioni relative ai mezzi scarrabili e relative carrozzerie mobili.

Come ricorderete, la delibera 3 del 24 Giugno 2020, prevedeva per le imprese iscritte all’Albo e dotate di mezzi scarrabili equipaggiate con carrozzerie mobili, l’obbligo di adeguamento delle proprie iscrizioni entro il 31 Dicembre 2021.

La delibera fu sospesa per 30 giorni con la deliberazione 2 del 19 Maggio 2021 a causa dei problemi applicativi riscontrati.

L’albo ha quindi deciso che nel calcolo del periodo transitorio di cui all’art. 4 della delibera 3 del 24 Giugno 2020 possa essere detratto il periodo di sospensione dell’efficacia intercorso.

Scarica qui il testo della delibera 12 del 30 Novembre 2021

Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti

Etichettatura Ambientale degli imballaggi, si viaggia verso la modifica normativa

L’avvicinarsi del 1° Gennaio 2022 rappresenta per le imprese obbligate ad adeguare l’etichettatura ambientale dei propri imballaggi uno sforzo enorme in termini di risorse umane ed economiche.

Negli ultimi giorni si sono rincorse notizie relative a possibili proroghe o rinvii della norma.

Appare quindi utile segnalare l’interrogazione parlamentare C 5-05743 con la quale il MiTE ha fornito un riscontro alla richiesta di spiegazioni e chiarimenti inerenti la possibilità di adottare iniziative normative volte ad introdurre un periodo di sospensione per l’entrata in vigore della norma nel suo complesso.

Il MiTE ha riscontrato che si sta attivando per proporre una modifica della norma nazionale contenente la disciplina dell’obbligo di etichettatura ambientale degli imballaggi, prevedendo una misura che chiarisca le modalità applicative di tale obbligo con l’obiettivo di assicurare certezza ed omogeneità, nonché il rispetto della normativa europea sulla libera circolazione delle merci nel mercato unico.

La modifica sarà inserita nel primo veicolo utile o correttivo del D.Lgs. 116/2020.

Ciò che ne discende quindi è che per il momento non sembra ravvisarsi una proroga dell’entrata in vigore della norma o forse assisteremo ad una entrata in vigore graduale dell’obbligo?

Se la tua impresa non ha ancora adempiuto all’obbligo, Ambiente&Rifiuti ed i suoi consulenti esperti in etichettatura ambientale degli imballaggi, accreditati dal CONAI, è a vostra disposizione per fornirvi tutto il supporto necessario.

Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti

Protocollo d’intesa ADM e MITE per contrastare i traffici illeciti transfrontalieri di rifiuti

Firmato il 4 Ottobre 2021, dal direttore generale di ADM e dal capo del Dipartimento per la Transizione Ecologica e gli investimenti verdi, il protocollo di intesa per la realizzazione degli obiettivi comuni per il miglioramento della gestione del controllo delle attività connesse alla movimentazione transfrontaliera di materiali e rifiuti.

In un mondo sempre più piccolo e con la necessità di movimentare tra Stati sia merci che rifiuti, l’ADM ed il MITE hanno siglato un accordo teso ad incrementare e migliorare i controlli transfrontalieri.

Attraverso l’istituzione di un apposito tavolo di coordinamento le due strutture coopereranno per garantire un più efficace controllo preventivo e successivo della movimentazione transfrontaliera di rifiuti con un focus su rifiuti tessili e plastici.

L’obiettivo che si intende perseguire è favorire la formazione e l’informazione del personale e promuovere iniziative legislative.

Aggiungeremmo che andrebbero favorite anche misure di informazione e formazione per le imprese considerando il loro ruolo in questa filiera.

L’intera filiera ha modo di funzionare se tutte le parti in causa, ivi inclusi i controllori, interagiscono in modo coordinato e sono in grado di scambiarsi informazioni in modo efficiente. Dalla banale richiesta di informazioni sul come eseguire un trasporto transfrontaliero in un dato paese estero a richieste di informazioni più dettagliate.

Uno dei problemi maggiori nella gestione dei rifiuti che devono muoversi oltre i confini italiani è proprio la raccolta di tutte le informazioni necessarie per eseguire il trasporto secondo i dettami normativi (oltre a quanto definito nel regolamento 1013/2006). Ciò è dovuto ad un diverso impianto normativo nazionale nei paesi esteri, regole diverse da quelle italiane, a volte più stringenti altre volte meno, oltre alla difficoltà di reperire informazioni in una lingua straniera. Basti pensare, ad esempio, alla verifica della durata della validità dell’autorizzazione dell’impianto ricevente i rifiuti o a particolari obblighi per i trasportatori di rifiuti.

Considerando l’impossibilità di allineare ad un unico standard normativo tutti i paesi Europei (e tralasciamo quindi quelli fuori dai confini dell’Europa) sarebbe molto utile, al fine di poter operare in serenità, poter fornire alle imprese che hanno la necessità di avviare a recupero i propri rifiuti fuori dai confini italiani, tutte le informazioni necessarie per eseguire le attività secondo la norma.

A tal proposito potrebbe essere molto utile incrementare ulteriormente le attività di formazione, come quelle già erogate da alcune camere di commercio, affinché si faccia formazione ed informazione agli attori principali della filiera, dalla produzione di rifiuti, al trasporto, all’intermediazione, al trattamento degli stessi.

Occorre avere una visione del settore non intendendo più il trasporto di rifiuti verso paesi esteri come una eccezione, ma guardando all’Europa come ad un’unica grande nazione che opera per riciclare e recuperare i rifiuti nel modo più efficiente.

Link al documento: https://www.mite.gov.it/sites/default/files/archivio_immagini/notizie/Protocollo%20ADM%20MITE%20%20firma%20DG_signed.pdf

Obbligo per gestori impianti rifiuti: Valutazione rischio incendio entro il 6 Dicembre 2021

A valle della pubblicazione del DPCM del 27 Agosto 2021, G.U. 240 del 07/10/2021, i Gestori di impianti di stoccaggio e trattamento di rifiuti, entro 60 giorni dalla entrata in vigore del decreto, devono predisporre ed inviare le informazioni relativa alla Valutazione del rischio incendio dell’impianto.

La comunicazione deve avvenire mediante compilazione del Modulo Allegato 2 al DPCM che dovrà essere firmato da tecnico abilitato iscritto al relativo Ordine/Collegio e dal gestore dell’impianto.

La scadenza è fissata quindi al: 06 Dicembre 2021.

Questa scadenza non è un nuovo adempimento in realtà in quanto già con l’art. 26-bis della legge 1° Dicembre 2018 n. 132 fu prevista la redazione e presentazione del Piano di Emergenza Interno la cui scadenza era fissata al 04/03/2019 con validità tre anni. L’obbligo è tutt’ora vigente.

La finalità della presentazione di questa documentazione era ed è quella di permettere alle Prefetture di predisporre il Piano di Emergenza Esterno.

Grazie alle linee guida emanate con il DPCM del 27/08/2021, che contengono l’obbligo di comunicazione di cui sopra a carico dei gestori degli impianti di gestione dei rifiuti e la proroga dell’adempimento in carico alle Prefetture, i Piani di Emergenza Esterni dovranno essere redatti entro 1 anno dalla ricezione delle comunicazioni.

Appare utile sottolineare che se il Piano di Emergenza Interno era un obbligo posto in capo ai soli gestori di impianti di stoccaggio e trattamento rifiuti, diversi dai Centri di Raccolta Comunali aperti ai sensi del DM 8 Aprile 2008 e s.m.i., la comunicazione di cui al presente articolo è invece estesa anche a questi ultimi soggetti.

Link alla norma: https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2021/10/07/21A05813/sg

Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti

La classificazione dei rifiuti e le nuove linee guida SNPA

Nonostante il tempo passi, le norme si evolvano e spesso vengano rimarcati obblighi già stabiliti in precedenza, anche se per qualcuno sembrano essere del tutto nuovi con sua somma sorpresa, di tanto in tanto occorre ritornare a parlare di argomenti fondamentali, nel settore della gestione dei rifiuti, affinché se ne comprenda l’importanza e le sue implicazioni.

Quando si parla di “gestione dei rifiuti”, infatti, spesso si pensa semplicemente all’azione del Produttore (azienda) che affida i propri rifiuti al trasportatore che li conferirà in un qualche impianto ignorando di fatto tutti i passaggi necessari affinché ciò avvenga in sicurezza e soprattutto le responsabilità connesse ad ogni singolo soggetto della filiera.

Al fine di poter garantire in ogni impresa una corretta gestione dei rifiuti, il primo passo da compiere è una lettura attenta delle norme e relative disposizioni, circolari e documenti tecnici inerenti, al fine di avere un quadro completo della situazione evitando, di passare da un eccesso di “leggerezza” circa le proprie responsabilità ad un eccesso di burocratizzazione delle procedure che potrebbero essere controproducenti in alcuni casi.

Il primo aspetto che un Produttore di rifiuti deve analizzare, per una corretta gestione ambientale, è la classificazione dei rifiuti

Spesso si tende a semplificare troppo la “classificazione dei rifiuti” riducendo l’attività, di per sé articolata e complessa in alcuni casi, alla semplice attribuzione del codice CER al rifiuto che, nei casi migliori viene fatta dal Produttore, nei casi peggiori invece viene invece demandata a soggetti terzi non sempre in possesso di competenze e conoscenze tali da poter svolgere questa attività in modo corretto. Quest’ultima prassi denota una mancata comprensione delle motivazioni e delle responsabilità che il legislatore ha posto proprio in capo al Produttore quale soggetto principale della filiera.

La delega a terzi delle attività di classificazione dei rifiuti ricordiamo non sono vietate dalla norma ma, come per tutte le attività delegate a soggetti terzi, è bene che il delegante verifichi quali siano le effettive competenze del soggetto delegato e quali sono le proprie responsabilità in materia.

Le ultime modifiche introdotte dal D.Lgs. 116/2020 hanno destato particolare attenzione sul tema, benchè tuttavia l’obbligo di classificazione fosse già da tempo introdotto e le sentenze emesse nel corso degli anni ne sono la prova.

Ne riportiamo un esempio: Cass. Pen., Sez. III, sent. n. 47288 del 21 novembre 2019 (ud. del 29 marzo 2019)

Ma cosa è la classificazione dei rifiuti?

Potremmo definirla come il complesso delle attività tecnico-normative tese a caratterizzare il rifiuto dal punto di vista chimico-fisico al fine di poter attribuire il corretto (o meglio, il più vicino possibile, vista l’impossibilità di adeguare il Catalogo Europeo dei Rifiuti all’avanzamento tecnico-scientifico) codice CER e le eventuali caratteristiche di pericolo.

Come si evince dal periodo precedente, la classificazione dei rifiuti è un’attività articolata in più fasi e dovendo analizzare una serie di aspetti tipici e propri del rifiuto prodotto, richiede conoscenze multidisciplinari.

Al fine di rendere più lineare l’approccio alla classificazione dei rifiuti riteniamo sia utile provare a scindere il termine “classificazione” inteso in senso lato dal legislatore in due attività che seppur distinte si sovrappongono facilmente nel corso della loro esecuzione.

Da un punto di vista logico potremmo quindi definire:

  • Caratterizzazione come il complesso di operazioni che mirano, attraverso un’analisi tecnica, ad individuare le caratteristiche chimico-fisiche del rifiuto e le sue eventuali caratteristiche di pericolo.
  • Classificazione come l’operazione di ricerca ed attribuzione del codice CER al rifiuto

Scindendo in questo modo le due attività ben si comprende come non sia possibile giungere all’attribuzione immediata del codice CER senza passare per una conoscenza profonda (caratterizzazione) del rifiuto.

E’ chiaro che non per tutti i rifiuti verrà richiesto un approfondimento al fine di individuare il corretto codice CER, ma se pensiamo ai rifiuti derivanti da processi artigianali ed industriali ci si rende conto che la questione si fa più complessa.

Ed è proprio questa complessità che ha condotto, giustamente, il Legislatore ad attribuire al Produttore l’obbligo di procedere alla caratterizzazione e classificazione dei propri rifiuti. Il Produttore è infatti l’unico conoscitore dei propri processi produttivi, delle materie prime coinvolte, degli scarti generati dai processi, delle relative quantità ecc..

Tutto quanto premesso, risulterà oltremodo difficile ipotizzare che un terzo soggetto possa agevolmente attribuire il CER corretto a rifiuti partendo unicamente da una semplice analisi visiva dei rifiuti o dal codice ATECO dell’impresa e senza possedere determinate competenze tecniche e profonda conoscenza dei processi produttivi aziendali da cui si originano i rifiuti.

Occorre infatti considerare le conseguenze che possono innescarsi a valle di una attribuzione arbitraria del codice CER:

  • Sanzioni per errata classificazione del rifiuto
  • Errato impianto di destino con il rischio di respingimento del carico
  • Costi più elevati di conferimento

Cerchiamo ora brevemente di mettere in evidenza le principali motivazioni per le quali è corretto che il Produttore effettui la caratterizzazione e la classificazione dei rifiuti.

  1. Conoscenza dei processi di produzione. Si è già affermato che il Produttore è l’unico conoscitore dei processi produttivi che giungono a generare degli scarti che quindi possono divenire rifiuti. Ne discende pertanto che non possono essere altri soggetti ad effettuare questa classificazione salvo la necessità di studiare, preliminarmente, i processi aziendali;
  2. Autorizzazioni impianto di destino. Anche se ai più ancora non è chiaro, gli impianti di destino dei rifiuti non sono tutti uguali. Essi differiscono per tipologia autorizzativa, tipologia di rifiuti che possono accettare, tipologie di trattamento che possono svolgere sui rifiuti (recupero o smaltimento, termini che non sono sinonimi), vincoli nell’accettazione in funzione di determinati parametri chimici ecc….

Ciò vuol dire che caratterizzare correttamente un rifiuto condurrà il Produttore o il soggetto terzo al quale si affida, ad esempio l’intermediario, ad individuare il più idoneo impianto di destino.

Ad esempio, ma è solo un caso molto generico, non possiamo dimenticare il principio di gerarchia di gestione dei rifiuti che dovrebbe far propendere le imprese ad optare quanto più possibile per soluzioni di riciclo e recupero dei rifiuti lasciando come opzione residua quella dello smaltimento (ora dovrebbe essere più chiaro come mai non sono sinonimi i termini di cui sopra). Si potrebbe anche prendere in considerazione il caso di quelli impianti autorizzati in procedura semplificata vincolati, secondo il DM 5 Febbraio 1998, ad accogliere rifiuti caratterizzati da un determinato codice CER e proveniente da specifiche attività. Chiaramente in questo caso entriamo anche in un’altra sfera di responsabilità che sono quelle determinate dalla necessità, per il Produttore, di controllare le autorizzazioni dell’impianto di destino prima che il rifiuto venga affidato al trasportatore.

  • Riciclaggio dei rifiuti. In questi ultimi anni si parla molto di green economy, riciclo dei materiali, materie prime seconde in sostituzione di quelle vergini, ma ciò che spesso non si comprende è che affinché ciò possa avvenire la prima azione deve essere compiuta a monte ovvero nel momento in cui “classifichiamo” i nostri rifiuti per avviarli al corretto destino e ciò è valido sia in ambito domestico che in ambito aziendale.
  • Aspetto economico. Spesso si tende a pensare che optando per l’attribuzione del codice CER pericoloso, in via cautelativa, ai rifiuti si evitino i costi delle analisi chimiche. Un rifiuto pericoloso però in genere ha dei costi di conferimento più elevati. Se si prendesse in considerazione un processo produttivo continuo dal quale vengono generati rifiuti, l’effettuazione di una attività completa di caratterizzazione e classificazione dei rifiuti potrebbe invece risultare più economico per l’impresa e con rischi più ridotti.
  • Applicazione principio di precauzione. Tale aspetto è direttamente collegato al punto precedente. L’applicazione del principio di precauzione con relativa attribuzione del codice CER pericoloso al fine di ridurre i costi delle analisi chimiche e delle attività di classificazione del rifiuto. Come già indicato al punto precedente il risparmio ottenuto dalle mancate analisi chimiche potrebbe non essere compensato dai costi di conferimento del rifiuto pericoloso in impianto di destino. Inoltre pur ammettendo che questa possa essere considerata una prassi corretta (ma come vedremo più avanti vi sono delle condizioni per le quali si può ricorrere a detto principio) occorre considerare un aspetto fondamentale spesso trascurato: l’attribuzione delle caratteristiche di pericolo. Le caratteristiche di pericolo “HP” devono essere attribuite ai rifiuti non in modo arbitrario ma bensì a valle di una analisi tecnica dei rifiuti. L’arbitraria attribuzione delle caratteristiche di pericolo rappresentano una chiara violazione della norma con una esposizione a rischi di sanzione per il Produttore ma non solo. Infatti vi sono rischi legati anche alla sicurezza sul lavoro e agli adempimenti legati al regolamento ADR che potrebbe divenire applicabile.

Potremmo continuare ancora a lungo con l’elenco dei motivi per i quali è giusto e soprattutto doveroso effettuare una corretta caratterizzazione e classificazione dei rifiuti ma siamo certi che questi primi punti esposti saranno occasione di riflessione per i lettori.

Poste quindi le basi sul perché debba essere effettuata la classificazione dei rifiuti cerchiamo di comprendere come questa debba essere condotta.

Per fortuna in questo ambito ci vengono in aiuto le linee guida del SNPA di recente adozione (aggiornamento) che nella realtà già esistevano ma che ai più sono divenute note dopo l’introduzione dell’articolo 184 comma 5 del D.Lgs. 152/2006 così come aggiornato dal D.Lgs. 116/2020 di cui riportiamo uno stralcio:

La corretta attribuzione dei codici dei rifiuti e delle caratteristiche di pericolo dei rifiuti è effettuata dal produttore sulla base delle linee guida redatte, entro il 31 Dicembre 2020, dal Sistema Nazionale per la Protezione e la ricerca ambientale ed approvate con decreto del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentitala conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano.

Con il decreto del Ministero della Transizione Ecologia n. 47 del 9 Agosto 2021 sono state approvate le “Linee guida sulla classificazione dei rifiuti” di cui alla Delibera del Consiglio del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente del 18 Maggio 2021 n. 105, così come integrate dal sotto-paragrafo denominato “3.5.9. – Rifiuti prodotti dal trattamento meccanico/meccanico-biologico dei rifiuti urbani indifferenziati”.

Il documento contenente le linee guida sulla classificazione dei rifiuti è un utile manuale di consultazione per principianti e veterani del settore da utilizzare come supporto nella classificazione dei rifiuti.

Il documento, composto di 173 pagine, si articola su 4 grandi capitoli e relative appendici.

Il SNPA – Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, operativo dal 14 Gennaio 2017, data di entrata in vigore della legge 28 Giugno 2016 n. 132.

Il SNPA costituisce di fatto una vera e propria rete che fonde in sé quelle che erano le singole componenti del preesistente Sistema delle Agenzie Ambientali che coinvolgeva 21 Agenzie Regionali (ARPA) e Provinciali (APPA) oltre all’ISPRA.

Il legislatore ha attribuito al SNPA dei compiti precisi e fondamentali per la tutela dell’ambiente quali ad esempio le visite ispettive nell’ambito delle funzioni di controllo ambientale, monitoraggio dello stato dell’ambiente, controllo delle fonti e dei fattori di inquinamento ecc…

Le linee guida rappresentano, come scritto in precedenza, un valido supporto e non l’unico strumento, per poter procedere con la caratterizzazione e la classificazione dei rifiuti e nel corso dei suoi capitoli, in alcuni parti purtroppo ridondanti ma necessari, illustra in modo efficiente cosa sia di fatto la caratterizzazione.

Partiremo dunque proprio dalle linee guida per poter illustrare quali sono le fasi che il Produttore deve eseguire al fine di poter giungere alla corretta classificazione dei propri rifiuti.

E’ opportuno sottolineare che non tutte le fasi vanno affrontate per ogni singola tipologia di rifiuto poiché ve ne saranno alcune di più semplice classificazione che non richiederanno uno studio tecnico approfondito.

Ad esempio per imballaggi in carta e cartone che hanno contenuto delle apparecchiature elettroniche e per i quali siamo certi che non vi sia stata alcuna contaminazione sarà semplice giungere all’attribuzione del codice CER 150101. Per altri rifiuti invece tale procedura semplificata non sarà applicabile e si renderà necessaria l’attivazione anche delle fasi successive che vedremo qui di seguito.

Prima di procedere riteniamo importante riportare alcune citazioni relative alla Corte di Giustizia Europea che affronta proprio il tema della classificazione dei rifiuti e delle indagini che il Produttore deve svolgere sui propri rifiuti. Tali citazioni saranno sicuramente un utile spunto di riflessione per il lettore.

Sentenza corte di Giustizia Europea (Decima sezione) del 28 marzo 2019 (cause riunite C-487/17 a C-189/17): qualora dopo una valutazione dei rischi quanto più possibile completa tenuto conto delle circostanze specifiche del caso di specie, il detentore di un rifiuto che può essere classificato sia con codici corrispondenti a rifiuti pericolosi sia con codici corrispondenti a rifiuti non pericolosi si trovi nell’impossibilità pratica di determinare la presenza di sostanze pericolose o di valutare le caratteristiche di pericolo che detto rifiuto presenta, quest’ultimo deve essere classificato come rifiuto pericoloso.

Sentenza della Corte di Giustizia Europea (Decima sezione) del 28 Marzo 2019 (cause riunite da C-487/17 a C-489/17): per quanto riguarda le prove, occorre in primo luogo rilevare che la valutazione delle caratteristiche di pericolo da HP1 a HP3, come risulta dall’allego III della direttiva 2008/98, deve essere effettuata sulla base di tale metodo ove ciò sia “opportuno e proporzionato”. Ne consegue che, quando la valutazione della pericolosità di un rifiuto può essere fatta sulla base delle informazioni già ottenute in modo tale che il ricorso a una prova non sarebbe né opportuno né proporzionato, il detentore di tale rifiuto può procedere a classificarlo senza ricorrere ad una prova.

Comunicazione della Commissione europea contenente “Orientamenti tecnici sulla classificazione dei rifiuti”: nel caso in cui il detentore del rifiuto disponga di qualche conoscenza in merito agli elementi del rifiuto ma non alle sostanze presenti nello stesso, si suggerisce di utilizzare il concetto di determinazione delle sostanze secondo uno scenario realistico corrispondente allo <<scenario realistico più sfavorevole>> per ciascun elemento identificato. Tali sostanze relative allo scenario realistico più sfavorevole dovrebbero essere determinate per ciascuna caratteristica di pericolo e successivamente dovrebbero essere utilizzate per la valutazione delle caratteristiche di pericolo. Le sostanze relative allo scenario realistico più sfavorevole dovrebbero essere determinate tenendo conto delle sostanze che potrebbero essere ragionevolmente presenti nei rifiuti.

Sentenza della Corte di Giustizia Europea (Decima sezione) del 28 Marzo 2019 (cause riunite da C-487/17 a C-489/17): L’analisi chimica di un rifiuto deve, certamente, consentire al suo detentore di acquisire una conoscenza sufficiente della composizione di tale rifiuto al fine di verificare se esso presenti una o più caratteristiche di pericolo di cui all’allegato III della direttiva 2008/98. Tuttavia, nessuna disposizione della normativa dell’Unione in questione può essere interpretata nel senso che l’oggetto di tale analisi consista nel verificare l’assenso, nel rifiuto di cui trattasi, di qualsiasi sostanza pericolosa. Il detentore di un rifiuto, pur non essendo obbligato a verificare l’assenza di qualsiasi sostanza pericolosa nel rifiuto in esame, ha tuttavia l’obbligo di ricercare quelle che possano essere ragionevolmente trovarvisi, e non ha pertanto alcun margine di discrezionalità a tale riguardo.

Queste citazioni descrivono in modo esauriente la necessità, per il Produttore, di indagare sui propri rifiuti al fine di adempiere alle normative vigenti ed essere certo di aver correttamente classificato gli stessi.

La classificazione dei rifiuti in tre fasi

La caratterizzazione e classificazione dei rifiuti può essere svolta applicando un approccio a tre stadi.

Nei casi più semplici, come quello descritto in precedenza, i passaggi da svolgere saranno minimi e non si renderà necessaria l’esecuzione di tutte le fasi, nei casi più complessi invece si dovrà porre in essere uno studio tecnico completo che culminerà nella redazione di una “scheda di caratterizzazione”.

La prima attività che il Produttore deve svolgere è verificare se lo scarto prodotto sia effettivamente soggetto alla normativa rifiuti o se rientra nelle esclusioni e si renda quindi necessaria l’applicazione di una normativa specifica di settore.

L’articolo 185 del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. disciplina le esclusioni dal campo di applicazione della parte quarta ovvero dalla disciplina dei rifiuti. Sono infatti escluse:

  1. Le emissioni costituite da effluenti gassosi emessi nell’atmosfera e il biossido di carbonio catturato e trasportato ai fini dello stoccaggio geologico e stoccago in formazioni gelogiche prive di scambio di lfluidi con altre formazioni a norma del D.Lgs. di recepimento della direttiva 2009/31/CE in materia di stoccaggio geologico di biossido di carbonio;
  2. Il terreno (in situ), inclusi il suolo contaminato non scavato e gli edifici collegati permanentemente al terreno, fermo restando quanto previsto dagli articolo 239 e seguenti relativamente alla bonifici di siti contaminati;
  3. Il suolo non contaminato e altro materiale allo stato natura escavato nel corso di attività di costruzione, ove sia certo che esso verrà riutilizzato ai fini di costruzione allo stato naturale e nello stesso sito in cui è stato escavato;
  4. I rifiuti radioattivi;
  5. I materiali esplosivi in disuso;
  6. Le materie fecali, se non contemplate dal comma 2, lettera b) del presente articolo, la paglia e altro materiale agricolo o forestale naturale non pericoloso quali, a titolo esemplificativo e non esaustivo, gli sfalci e le potature effettuati nell’ambito delle buone pratiche colturali, utilizzati in agricoltura, nella selvicoltura o per la produzione di energia da tale biomassa, anche al di fuori del luogo di produzione ovvero con cessione a terzi, mediante processi o metodi che non danneggiano l’ambiente né mettono in pericolo la salute umana.

Sono inoltre escluse, ai sensi del comma 2 dell’art. 185 del medesimo decreto, in quanto regolati da altre disposizioni normative comunitarie, ivi incluse le rispettive norme nazionali di recepimento:

  1. Le acque di scarico;
  2. I sottoprodotti di origine animale, compresi i prodotti trasformati, contemplati dal regolamento (CE) n. 1774/2002, eccetto quelli destinati all’incenerimento, allo smaltimento in discarica o all’utilizzo in impianto di produzione di biogas o di compostaggio;
  3. Le carcasse di animali morti per cause diverse dalla macellazione, compresi gli animali abbattuti per eradicare epizoozie, e smaltite in conformità del regolamento (CE) n. 1774/2002;
  4. I rifiuti risultanti dalla prospezione, dall’estrazione, dal trattamento, dall’ammasso di risorse minerali e dallo sfruttamento delle cave, di cui al decreto legislativo 30 maggio 2008 n. 117;
  5. Sostanze destinate a essere utilizzate come materie prime per mangimi di cui all’art. 3 paragrafo 2 lettera g) del regolamento (CE) n. 767/2008 del Parlamento Europeo e del Consiglio e che non sono costituite né contengono sottoprodotti di origine animale.

Sono altresì esclusi i sedimenti spostati all’interno di acque superficiali ai fini della gestione delle acque e dei corsi d’acqua o della prevenzione di inondazioni o della riduzione degli effetti di inondazioni o siccità o ripristino dei suoli se è provato che i sedimenti non sono pericolosi ai sensi della decisione 2000/532/CE della Commissione del 3 Maggio 2000 e s.m.i. .

 Rinviamo il lettore alla lettura delle linee guida per identificare tutte le possibili cause di esclusione del proprio scarto dalla normativa rifiuti.

La seconda fase è quella che vede concretizzare l’attività di caratterizzazione dei rifiuti con un’analisi dei processi al fine di poter giungere alla classificazione dei rifiuti e quindi l’attribuzione del codice CER.

La fase due della procedura di classificazione consiste nella individuazione, all’interno dell’elenco europeo dei rifiuti del codice CER pertinente. Tale attività come vedremo non potrà essere posta in essere senza un minimo di conoscenze dei processi produttivi che hanno generato il rifiuto stesso. Come si evince dallo schema infatti, la prima fase della ricerca del codice CER richiede proprio la conoscenza del processo produttivo al fine di poter individuare il capitolo di pertinenza all’interno del quale ricercare il CER competente.

A tal proposito ci viene in supporto il legislatore che fornisce le “istruzioni per l’uso”.

L’attribuzione del pertinente codice dell’elenco europeo dei rifiuti è effettuata attraverso la procedura individuata al paragrafo “elenco dei rifiuti” dell’allegato alla decisione 2000/532/CE.

I diversi tipo di rifiuti inclusi nell’elenco sono definiti specificatamente mediante il codice a 6 cifre per ogni singolo rifiuto e i corrispondenti codici a quattro e a due cifre per i rispettivi capitoli. Di conseguenza, per identificare un rifiuto nell’elenco occorre procedere come segue:

  • Identificare la fonte che genera il rifiuto consultando i capitoli da 1 a 12 e da 17 a 20 per risalire al codice a sei cifre riferito al rifiuto in questione, ad eccezione dei suddetti capitoli che terminano con le cifre 99. Occorre rilevare che è possibile che un determinato impianto o stabilimento debba classificare le proprie attività in capitoli diversi.
  • Se nessuno dei codici dei capitoli da 01 a 12 e da 17 a 20 si presta per la classificazione di un determinato rifiuto, occorre esaminare i capitoli 13, 14 e 15 per identificare il codice corretto.
  • Se nessuno di questi codici risulta adeguato, occorre definire il rifiuto utilizzando i codici di cui al capitolo 16.
  • Se un determinato rifiuto non è classificabile neppure mediante i codici del capitolo 16, occorre utilizzare il codice 99 (rifiuti non specificati altrimenti) preceduto dalle cifre del capitolo che corrisponde all’attività identificata nella prima fase.

Le prime due cifre che andremo dunque ad identificare si riferiscono alla categoria industriale e/o generatrice del rifiuto (I livello), mentre la terza e la quarta cifra identificano la sub-categoria industriale relativa al singolo processo produttivo o alla singola sub-attività generatrice del rifiuto (II livello), mentre le ultime due cifre individuano la specifica tipologia di rifiuto generato. (III livello).

Purtroppo duole osservare che il Catalogo Europeo dei Rifiuti seppur aggiornato minimamente nel corso degli anni non è ancora stato adeguato al processo tecnico-scientifico e non sono pochi i casi in cui risulta davvero difficoltoso individuare il corretto codice CER per i rifiuti prodotti dalle imprese. Su tale aspetto auspichiamo che il legislatore europeo decida nel più breve tempo possibile di raccogliere le segnalazioni pervenute dai diversi paesi europei ed adegui l’elenco.

Una volta che il codice CER del rifiuto è stato individuato, per i rifiuti non pericolosi, le attività sono concluse.

Se il codice CER individuato appartiene ad un rifiuto pericoloso occorre allora proseguire con le indagini al fine di poter attribuire le corrette caratteristiche di pericolo che, come anticipato nel corso di questo articolo, possono avere implicazioni sia sul piano della sicurezza sul lavoro (ad esempio determinate accortezze su come maneggiare il rifiuto) sia sul piano del trasporto del rifiuto stesso.

Con la fase tre il Produttore è chiamato ad effettuare un approfondimento relativo ai propri rifiuti. A tal proposito si renderà necessario disporre di una serie di informazioni, alcune in realtà già presenti nella fase due, ed altre aggiuntive.

Uno schema tipo è quello riportato di seguito:

  • Conoscenza dettagliata dei processi di produzione e delle attività di origine dei rifiuti;
  • Materie prime coinvolte nei processi e processi di trasformazione. Raccolta quindi delle schede di sicurezza aggiornate delle materie prime coinvolte;
  • Ricorso a banche dati sulle analisi dei rifiuti;
  • Effettuazione, dove necessario ed obbligatorio, delle analisi chimiche di laboratorio;
  • Raccolta di ogni ulteriore documentazione tecnica che il Produttore ritenga necessaria per l’analisi.

Possiamo quindi affermare che l’adeguata conoscenza della composizione di un rifiuto si ottiene dalla combinazione delle diverse informazioni ottenibili dalle fonti precedentemente citate. Ognuno degli aspetti indicati richiederebbe in realtà degli approfondimenti viste le normative coinvolte, banche dati disponibili a livello europeo, tipologia di documentazione aggiuntiva che è possibile gestire, obbligatorietà o meno delle analisi chimiche e tecniche di campionamento dei rifiuti. Ciò dimostra ancora una volta come la classificazione dei rifiuti non sia in realtà un argomento esauribile in poche righe.

E’ importante soffermarsi un attimo sulla questione delle schede di sicurezza. Queste sono un valido strumento a disposizione del Produttore (se aggiornate) per effettuare delle valutazioni su materie prime o su miscele e sostanze che non sono state trasformate e divengono rifiuti, ma anche per conoscere le miscele risultanti dai processi di lavorazione.

Su tale argomento, le linee guida entrano nel dettaglio invitando il Produttore a consultare il sito ECHA dove sono raccolte le informazioni sulle sostanze pericolose immesse sul mercato. Ciò è dovuto alla possibilità che “produttori” diversi della medesima sostanza, in funzione delle informazioni in loro possesso, abbiano redatto schede di sicurezza più o meno complete e differenti, per alcuni aspetti, tra di loro. Accedere al sito dell’ECHA e individuare la sostanza in oggetto che abbia il maggior numero di notificatori permetterà al produttore di rifiuti di avere a disposizione informazioni più accurate.

Purtroppo non potremo entrare nel dettaglio dell’ECHA e dell’importanza delle schede di sicurezza, argomento affascinante sul quale ci sarà modo in futuro di ritornarci.

Se a valle delle analisi effettuate dal Produttore dovesse emergere che il rifiuto è di tipo pericoloso, si renderà necessario un ulteriore approfondimento teso ad individuare le corrette caratteristiche di pericolo.

Queste ultime ribadiamo non possono essere attribuite in modo arbitrario in quanto alcune di esse innescano ulteriori obblighi per il Produttore, ad esempio l’analisi degli obblighi derivanti dal regolamento ADR oppure verifiche di compatibilità delle HP dei rifiuti con quelle conferibili in impianto di destino.

A tal proposito le linee guida sono un importante strumento di ausilio al Produttore per comprendere come applicare le caratteristiche di pericolo, quali siano i valori soglia oltre i quali le HP devono essere attribuite, quali sono i casi in cui devono essere eseguite delle sommatorie ecc…

Anche in questo caso rinviamo il lettore ad una lettura approfondita dell’argomento che per ovvie ragioni di spazio non possiamo riassumere in questo articolo. E’ importante però sottolineare che la corretta attribuzione delle caratteristiche di pericolo passa attraverso il confronto delle concentrazioni rilevate nella sostanza o nella miscela rifiuto con i valori soglia definiti dalla normativa. Si riporta qui di seguito la tabella delle linee guida che esplicita in modo chiaro tale concetto.

Di seguito si riporta uno stralcio dello schema della procedura di classificazione di un rifiuto identificato da voci a specchio che sarà utile per il lettore nell’applicazione delle tre fasi di cui sopra.

Come si può quindi comprendere da questo brevissimo stralcio, la classificazione dei rifiuti intesa in senso lato è multidisciplinare e richiede l’accesso a molte informazioni e documentazione. Ciò ci permette di ribadire quanto già scritto in precedenza ovvero che non è sufficiente dare uno sguardo al codice ATECO dell’azienda ed ai rifiuti prodotti per comprendere quale codice CER attribuire.

La caratterizzazione e la classificazione di un rifiuto quindi si basa su aspetti tecnici, come la conoscenza approfondita del ciclo produttivo, l’analisi di documentazione tecnica, come le schede di sicurezza e la consultazione del sito ECHA e l’analisi di normative specifiche di riferimento ed analisi chimiche (argomento sempre spinoso).

Al fine di poter consultare le fonti disponibili riteniamo sia utile il seguente approccio definito dalle linee guida.

Come si è potuto osservare brevemente in queste pagine, la completa classificazione dei rifiuti non è una semplice questione di individuazione del codice CER ma racchiude in sé un’articolata serie di attività multidisciplinari che devono essere messe in campo al fine di poter essere certi di aver identificato il rifiuto.

A quanti si staranno chiedendo quanto sia utile questo esercizio di analisi dei rifiuti e se sia possibile metterlo in atto ogni volta,  ci sentiamo di rispondere che la classificazione seppur complessa è un’attività che ha dei vantaggi per le imprese e per la comunità.

Da un lato ci permette di adempiere agli obblighi normativi, dall’altra ci permette di avere sotto controllo nelle nostre aziende la produzione dei rifiuti in modo puntuale (in particolare se corredato da un completo sistema di gestione ambientale anche non certificato) ed infine dobbiamo considerare le ricadute sulla comunità.

Se tutti gli attori della filiera della produzione dei rifiuti avviassero un processo di classificazione dei rifiuti effettuato secondo le disposizioni tecnico-normative avremmo la possibilità di alimentare meglio il circuito del riciclaggio e del recupero dei rifiuti, eviteremmo miscelazioni di rifiuti senza sbocco per il recupero, avremmo dei costi di gestione dei rifiuti più ridotti, capacità di incrementare la produzione di materie prime recuperate evitando di attingere ancora a quelle vergini, riduzione dei traffici illeciti, riduzione della possibilità per gestori scorretti di inserirsi nelle maglie del ciclo virtuoso di gestione dei rifiuti.

La scheda di caratterizzazione dei rifiuti

Nel momento in cui un Produttore procede alla caratterizzazione di un rifiuto è opportuno che raccolga tutte le informazioni raccolte, documenti e foto del rifiuto stesso, all’interno di un fascicolo o in quella che potremmo definire: Scheda di caratterizzazione del rifiuto, che rappresenta di fatto una sorta di documento di identità del rifiuto stesso.

Una scheda di caratterizzazione dovrebbe contenere al suo interno tutte le informazioni tipiche del rifiuto in oggetto.

Una scheda tipo potrebbe contenere:

  1. Dati identificativi dell’azienda
  2. Data di redazione
  3. Nominativi dei soggetti che hanno partecipato alla redazione
  4. Codice CER
  5. Descrizione normativa
  6. Descrizione informale del rifiuto
  7. Analisi dei processi produttivi
  8. Elenco delle materie prime coinvolte nei processi, suddivisi per fare
  9. Foto rappresentative del rifiuto
  10. Indicazione della produzione se continuativa, stagionale ecc…
  11. Quantità stimate o storiche del rifiuto prodotto
  12. Indicazione delle modalità di recupero/smaltimento
  13. Modalità di confezionamento
  14. Dati caratteristici del rifiuto
    1. Urbano/speciale
    1. Pericoloso/non pericoloso
    1. Caratteristiche di pericolo
    1. Stato fisico
    1. Odore
  15. Indicazioni sulla sicurezza in relazione alle modalità di maneggiamento del rifiuto
  16. Pittogrammi obbligatori da porre sui colli
  17. Indicazioni ADR
  18. Riferimenti ad eventuali analisi chimiche condotte sui rifiuti
  19. Riferimenti normativi presi in considerazione ed eventuali note di corredo
  20. Note aggiuntive utili ad una migliore comprensione del rifiuto

Chiaramente ogni Produttore potrà redigere la scheda di caratterizzazione in modo personalizzato aggiungendo ulteriori informazioni ed avendo cura di mantenere quelle essenziali per l’identificazione del rifiuto.

Le finalità di questo documento sono diverse:

  • Documento disponibile per l’impresa e che aggiornerà nel corso del tempo in funzione dei cambiamenti dei processi produttivi e/o della variazione delle materie prime coinvolte. (Basti pensare ad esempio alla variazione di un olio lubrificante/refrigerante impiegato in un tornio che di conseguenza muterà i parametri chimico-fisici degli oli di risulta)
  • Documento disponibile per organi di controllo che potranno così verificare come l’impresa sia giunta all’attribuzione del corretto codice CER a valle di una indagine tecnico-normativa
  • Documento condivisibile con intermediari ed impianti di trattamento al fine di individuare l’impianto di destino più idoneo ed ottenere il prezzo di conferimento migliore in funzione delle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti.

Classificare un rifiuto è quindi in conclusione un processo fondamentale per l’intera filiera di gestione dei rifiuti, essa è la prima attività che deve essere volta affinché il Produttore possa affermare che il proprio sistema di gestione sia conforme alla normativa vigente e per poter dimostrare ad eventuali organi di controllo di aver identificato correttamente i propri rifiuti.

Questo processo innesca una serie di conseguenze che hanno un impatto su tutti gli attori della filiera. Ad esempio determineranno alcune modalità di gestione del deposito temporaneo, individuazione di un trasportatore di rifiuti che sia in possesso dell’iscrizione all’Albo Gestori Ambientali della categoria 4 o 5, dell’intermediario di rifiuti che sia in possesso dell’iscrizione in categoria 8 per i soli rifiuti non pericolosi o anche per i rifiuti pericolosi, di un impianto appositamente autorizzato per accogliere quello specifico rifiuto.

Esaurire l’intero argomento con tutte le sue implicazioni, come ben si comprende, non è possibile ma se ne può concludere che la “semplice” classificazione dei rifiuti, punto di partenza per una corretta gestione, propaga i suoi effetti fino a valle della filiera dimostrando la necessità di una corretta esecuzione dell’attività stessa.

Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti