La classificazione dei rifiuti e le nuove linee guida SNPA

Nonostante il tempo passi, le norme si evolvano e spesso vengano rimarcati obblighi già stabiliti in precedenza, anche se per qualcuno sembrano essere del tutto nuovi con sua somma sorpresa, di tanto in tanto occorre ritornare a parlare di argomenti fondamentali, nel settore della gestione dei rifiuti, affinché se ne comprenda l’importanza e le sue implicazioni.

Quando si parla di “gestione dei rifiuti”, infatti, spesso si pensa semplicemente all’azione del Produttore (azienda) che affida i propri rifiuti al trasportatore che li conferirà in un qualche impianto ignorando di fatto tutti i passaggi necessari affinché ciò avvenga in sicurezza e soprattutto le responsabilità connesse ad ogni singolo soggetto della filiera.

Al fine di poter garantire in ogni impresa una corretta gestione dei rifiuti, il primo passo da compiere è una lettura attenta delle norme e relative disposizioni, circolari e documenti tecnici inerenti, al fine di avere un quadro completo della situazione evitando, di passare da un eccesso di “leggerezza” circa le proprie responsabilità ad un eccesso di burocratizzazione delle procedure che potrebbero essere controproducenti in alcuni casi.

Il primo aspetto che un Produttore di rifiuti deve analizzare, per una corretta gestione ambientale, è la classificazione dei rifiuti

Spesso si tende a semplificare troppo la “classificazione dei rifiuti” riducendo l’attività, di per sé articolata e complessa in alcuni casi, alla semplice attribuzione del codice CER al rifiuto che, nei casi migliori viene fatta dal Produttore, nei casi peggiori invece viene invece demandata a soggetti terzi non sempre in possesso di competenze e conoscenze tali da poter svolgere questa attività in modo corretto. Quest’ultima prassi denota una mancata comprensione delle motivazioni e delle responsabilità che il legislatore ha posto proprio in capo al Produttore quale soggetto principale della filiera.

La delega a terzi delle attività di classificazione dei rifiuti ricordiamo non sono vietate dalla norma ma, come per tutte le attività delegate a soggetti terzi, è bene che il delegante verifichi quali siano le effettive competenze del soggetto delegato e quali sono le proprie responsabilità in materia.

Le ultime modifiche introdotte dal D.Lgs. 116/2020 hanno destato particolare attenzione sul tema, benchè tuttavia l’obbligo di classificazione fosse già da tempo introdotto e le sentenze emesse nel corso degli anni ne sono la prova.

Ne riportiamo un esempio: Cass. Pen., Sez. III, sent. n. 47288 del 21 novembre 2019 (ud. del 29 marzo 2019)

Ma cosa è la classificazione dei rifiuti?

Potremmo definirla come il complesso delle attività tecnico-normative tese a caratterizzare il rifiuto dal punto di vista chimico-fisico al fine di poter attribuire il corretto (o meglio, il più vicino possibile, vista l’impossibilità di adeguare il Catalogo Europeo dei Rifiuti all’avanzamento tecnico-scientifico) codice CER e le eventuali caratteristiche di pericolo.

Come si evince dal periodo precedente, la classificazione dei rifiuti è un’attività articolata in più fasi e dovendo analizzare una serie di aspetti tipici e propri del rifiuto prodotto, richiede conoscenze multidisciplinari.

Al fine di rendere più lineare l’approccio alla classificazione dei rifiuti riteniamo sia utile provare a scindere il termine “classificazione” inteso in senso lato dal legislatore in due attività che seppur distinte si sovrappongono facilmente nel corso della loro esecuzione.

Da un punto di vista logico potremmo quindi definire:

  • Caratterizzazione come il complesso di operazioni che mirano, attraverso un’analisi tecnica, ad individuare le caratteristiche chimico-fisiche del rifiuto e le sue eventuali caratteristiche di pericolo.
  • Classificazione come l’operazione di ricerca ed attribuzione del codice CER al rifiuto

Scindendo in questo modo le due attività ben si comprende come non sia possibile giungere all’attribuzione immediata del codice CER senza passare per una conoscenza profonda (caratterizzazione) del rifiuto.

E’ chiaro che non per tutti i rifiuti verrà richiesto un approfondimento al fine di individuare il corretto codice CER, ma se pensiamo ai rifiuti derivanti da processi artigianali ed industriali ci si rende conto che la questione si fa più complessa.

Ed è proprio questa complessità che ha condotto, giustamente, il Legislatore ad attribuire al Produttore l’obbligo di procedere alla caratterizzazione e classificazione dei propri rifiuti. Il Produttore è infatti l’unico conoscitore dei propri processi produttivi, delle materie prime coinvolte, degli scarti generati dai processi, delle relative quantità ecc..

Tutto quanto premesso, risulterà oltremodo difficile ipotizzare che un terzo soggetto possa agevolmente attribuire il CER corretto a rifiuti partendo unicamente da una semplice analisi visiva dei rifiuti o dal codice ATECO dell’impresa e senza possedere determinate competenze tecniche e profonda conoscenza dei processi produttivi aziendali da cui si originano i rifiuti.

Occorre infatti considerare le conseguenze che possono innescarsi a valle di una attribuzione arbitraria del codice CER:

  • Sanzioni per errata classificazione del rifiuto
  • Errato impianto di destino con il rischio di respingimento del carico
  • Costi più elevati di conferimento

Cerchiamo ora brevemente di mettere in evidenza le principali motivazioni per le quali è corretto che il Produttore effettui la caratterizzazione e la classificazione dei rifiuti.

  1. Conoscenza dei processi di produzione. Si è già affermato che il Produttore è l’unico conoscitore dei processi produttivi che giungono a generare degli scarti che quindi possono divenire rifiuti. Ne discende pertanto che non possono essere altri soggetti ad effettuare questa classificazione salvo la necessità di studiare, preliminarmente, i processi aziendali;
  2. Autorizzazioni impianto di destino. Anche se ai più ancora non è chiaro, gli impianti di destino dei rifiuti non sono tutti uguali. Essi differiscono per tipologia autorizzativa, tipologia di rifiuti che possono accettare, tipologie di trattamento che possono svolgere sui rifiuti (recupero o smaltimento, termini che non sono sinonimi), vincoli nell’accettazione in funzione di determinati parametri chimici ecc….

Ciò vuol dire che caratterizzare correttamente un rifiuto condurrà il Produttore o il soggetto terzo al quale si affida, ad esempio l’intermediario, ad individuare il più idoneo impianto di destino.

Ad esempio, ma è solo un caso molto generico, non possiamo dimenticare il principio di gerarchia di gestione dei rifiuti che dovrebbe far propendere le imprese ad optare quanto più possibile per soluzioni di riciclo e recupero dei rifiuti lasciando come opzione residua quella dello smaltimento (ora dovrebbe essere più chiaro come mai non sono sinonimi i termini di cui sopra). Si potrebbe anche prendere in considerazione il caso di quelli impianti autorizzati in procedura semplificata vincolati, secondo il DM 5 Febbraio 1998, ad accogliere rifiuti caratterizzati da un determinato codice CER e proveniente da specifiche attività. Chiaramente in questo caso entriamo anche in un’altra sfera di responsabilità che sono quelle determinate dalla necessità, per il Produttore, di controllare le autorizzazioni dell’impianto di destino prima che il rifiuto venga affidato al trasportatore.

  • Riciclaggio dei rifiuti. In questi ultimi anni si parla molto di green economy, riciclo dei materiali, materie prime seconde in sostituzione di quelle vergini, ma ciò che spesso non si comprende è che affinché ciò possa avvenire la prima azione deve essere compiuta a monte ovvero nel momento in cui “classifichiamo” i nostri rifiuti per avviarli al corretto destino e ciò è valido sia in ambito domestico che in ambito aziendale.
  • Aspetto economico. Spesso si tende a pensare che optando per l’attribuzione del codice CER pericoloso, in via cautelativa, ai rifiuti si evitino i costi delle analisi chimiche. Un rifiuto pericoloso però in genere ha dei costi di conferimento più elevati. Se si prendesse in considerazione un processo produttivo continuo dal quale vengono generati rifiuti, l’effettuazione di una attività completa di caratterizzazione e classificazione dei rifiuti potrebbe invece risultare più economico per l’impresa e con rischi più ridotti.
  • Applicazione principio di precauzione. Tale aspetto è direttamente collegato al punto precedente. L’applicazione del principio di precauzione con relativa attribuzione del codice CER pericoloso al fine di ridurre i costi delle analisi chimiche e delle attività di classificazione del rifiuto. Come già indicato al punto precedente il risparmio ottenuto dalle mancate analisi chimiche potrebbe non essere compensato dai costi di conferimento del rifiuto pericoloso in impianto di destino. Inoltre pur ammettendo che questa possa essere considerata una prassi corretta (ma come vedremo più avanti vi sono delle condizioni per le quali si può ricorrere a detto principio) occorre considerare un aspetto fondamentale spesso trascurato: l’attribuzione delle caratteristiche di pericolo. Le caratteristiche di pericolo “HP” devono essere attribuite ai rifiuti non in modo arbitrario ma bensì a valle di una analisi tecnica dei rifiuti. L’arbitraria attribuzione delle caratteristiche di pericolo rappresentano una chiara violazione della norma con una esposizione a rischi di sanzione per il Produttore ma non solo. Infatti vi sono rischi legati anche alla sicurezza sul lavoro e agli adempimenti legati al regolamento ADR che potrebbe divenire applicabile.

Potremmo continuare ancora a lungo con l’elenco dei motivi per i quali è giusto e soprattutto doveroso effettuare una corretta caratterizzazione e classificazione dei rifiuti ma siamo certi che questi primi punti esposti saranno occasione di riflessione per i lettori.

Poste quindi le basi sul perché debba essere effettuata la classificazione dei rifiuti cerchiamo di comprendere come questa debba essere condotta.

Per fortuna in questo ambito ci vengono in aiuto le linee guida del SNPA di recente adozione (aggiornamento) che nella realtà già esistevano ma che ai più sono divenute note dopo l’introduzione dell’articolo 184 comma 5 del D.Lgs. 152/2006 così come aggiornato dal D.Lgs. 116/2020 di cui riportiamo uno stralcio:

La corretta attribuzione dei codici dei rifiuti e delle caratteristiche di pericolo dei rifiuti è effettuata dal produttore sulla base delle linee guida redatte, entro il 31 Dicembre 2020, dal Sistema Nazionale per la Protezione e la ricerca ambientale ed approvate con decreto del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentitala conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano.

Con il decreto del Ministero della Transizione Ecologia n. 47 del 9 Agosto 2021 sono state approvate le “Linee guida sulla classificazione dei rifiuti” di cui alla Delibera del Consiglio del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente del 18 Maggio 2021 n. 105, così come integrate dal sotto-paragrafo denominato “3.5.9. – Rifiuti prodotti dal trattamento meccanico/meccanico-biologico dei rifiuti urbani indifferenziati”.

Il documento contenente le linee guida sulla classificazione dei rifiuti è un utile manuale di consultazione per principianti e veterani del settore da utilizzare come supporto nella classificazione dei rifiuti.

Il documento, composto di 173 pagine, si articola su 4 grandi capitoli e relative appendici.

Il SNPA – Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, operativo dal 14 Gennaio 2017, data di entrata in vigore della legge 28 Giugno 2016 n. 132.

Il SNPA costituisce di fatto una vera e propria rete che fonde in sé quelle che erano le singole componenti del preesistente Sistema delle Agenzie Ambientali che coinvolgeva 21 Agenzie Regionali (ARPA) e Provinciali (APPA) oltre all’ISPRA.

Il legislatore ha attribuito al SNPA dei compiti precisi e fondamentali per la tutela dell’ambiente quali ad esempio le visite ispettive nell’ambito delle funzioni di controllo ambientale, monitoraggio dello stato dell’ambiente, controllo delle fonti e dei fattori di inquinamento ecc…

Le linee guida rappresentano, come scritto in precedenza, un valido supporto e non l’unico strumento, per poter procedere con la caratterizzazione e la classificazione dei rifiuti e nel corso dei suoi capitoli, in alcuni parti purtroppo ridondanti ma necessari, illustra in modo efficiente cosa sia di fatto la caratterizzazione.

Partiremo dunque proprio dalle linee guida per poter illustrare quali sono le fasi che il Produttore deve eseguire al fine di poter giungere alla corretta classificazione dei propri rifiuti.

E’ opportuno sottolineare che non tutte le fasi vanno affrontate per ogni singola tipologia di rifiuto poiché ve ne saranno alcune di più semplice classificazione che non richiederanno uno studio tecnico approfondito.

Ad esempio per imballaggi in carta e cartone che hanno contenuto delle apparecchiature elettroniche e per i quali siamo certi che non vi sia stata alcuna contaminazione sarà semplice giungere all’attribuzione del codice CER 150101. Per altri rifiuti invece tale procedura semplificata non sarà applicabile e si renderà necessaria l’attivazione anche delle fasi successive che vedremo qui di seguito.

Prima di procedere riteniamo importante riportare alcune citazioni relative alla Corte di Giustizia Europea che affronta proprio il tema della classificazione dei rifiuti e delle indagini che il Produttore deve svolgere sui propri rifiuti. Tali citazioni saranno sicuramente un utile spunto di riflessione per il lettore.

Sentenza corte di Giustizia Europea (Decima sezione) del 28 marzo 2019 (cause riunite C-487/17 a C-189/17): qualora dopo una valutazione dei rischi quanto più possibile completa tenuto conto delle circostanze specifiche del caso di specie, il detentore di un rifiuto che può essere classificato sia con codici corrispondenti a rifiuti pericolosi sia con codici corrispondenti a rifiuti non pericolosi si trovi nell’impossibilità pratica di determinare la presenza di sostanze pericolose o di valutare le caratteristiche di pericolo che detto rifiuto presenta, quest’ultimo deve essere classificato come rifiuto pericoloso.

Sentenza della Corte di Giustizia Europea (Decima sezione) del 28 Marzo 2019 (cause riunite da C-487/17 a C-489/17): per quanto riguarda le prove, occorre in primo luogo rilevare che la valutazione delle caratteristiche di pericolo da HP1 a HP3, come risulta dall’allego III della direttiva 2008/98, deve essere effettuata sulla base di tale metodo ove ciò sia “opportuno e proporzionato”. Ne consegue che, quando la valutazione della pericolosità di un rifiuto può essere fatta sulla base delle informazioni già ottenute in modo tale che il ricorso a una prova non sarebbe né opportuno né proporzionato, il detentore di tale rifiuto può procedere a classificarlo senza ricorrere ad una prova.

Comunicazione della Commissione europea contenente “Orientamenti tecnici sulla classificazione dei rifiuti”: nel caso in cui il detentore del rifiuto disponga di qualche conoscenza in merito agli elementi del rifiuto ma non alle sostanze presenti nello stesso, si suggerisce di utilizzare il concetto di determinazione delle sostanze secondo uno scenario realistico corrispondente allo <<scenario realistico più sfavorevole>> per ciascun elemento identificato. Tali sostanze relative allo scenario realistico più sfavorevole dovrebbero essere determinate per ciascuna caratteristica di pericolo e successivamente dovrebbero essere utilizzate per la valutazione delle caratteristiche di pericolo. Le sostanze relative allo scenario realistico più sfavorevole dovrebbero essere determinate tenendo conto delle sostanze che potrebbero essere ragionevolmente presenti nei rifiuti.

Sentenza della Corte di Giustizia Europea (Decima sezione) del 28 Marzo 2019 (cause riunite da C-487/17 a C-489/17): L’analisi chimica di un rifiuto deve, certamente, consentire al suo detentore di acquisire una conoscenza sufficiente della composizione di tale rifiuto al fine di verificare se esso presenti una o più caratteristiche di pericolo di cui all’allegato III della direttiva 2008/98. Tuttavia, nessuna disposizione della normativa dell’Unione in questione può essere interpretata nel senso che l’oggetto di tale analisi consista nel verificare l’assenso, nel rifiuto di cui trattasi, di qualsiasi sostanza pericolosa. Il detentore di un rifiuto, pur non essendo obbligato a verificare l’assenza di qualsiasi sostanza pericolosa nel rifiuto in esame, ha tuttavia l’obbligo di ricercare quelle che possano essere ragionevolmente trovarvisi, e non ha pertanto alcun margine di discrezionalità a tale riguardo.

Queste citazioni descrivono in modo esauriente la necessità, per il Produttore, di indagare sui propri rifiuti al fine di adempiere alle normative vigenti ed essere certo di aver correttamente classificato gli stessi.

La classificazione dei rifiuti in tre fasi

La caratterizzazione e classificazione dei rifiuti può essere svolta applicando un approccio a tre stadi.

Nei casi più semplici, come quello descritto in precedenza, i passaggi da svolgere saranno minimi e non si renderà necessaria l’esecuzione di tutte le fasi, nei casi più complessi invece si dovrà porre in essere uno studio tecnico completo che culminerà nella redazione di una “scheda di caratterizzazione”.

La prima attività che il Produttore deve svolgere è verificare se lo scarto prodotto sia effettivamente soggetto alla normativa rifiuti o se rientra nelle esclusioni e si renda quindi necessaria l’applicazione di una normativa specifica di settore.

L’articolo 185 del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. disciplina le esclusioni dal campo di applicazione della parte quarta ovvero dalla disciplina dei rifiuti. Sono infatti escluse:

  1. Le emissioni costituite da effluenti gassosi emessi nell’atmosfera e il biossido di carbonio catturato e trasportato ai fini dello stoccaggio geologico e stoccago in formazioni gelogiche prive di scambio di lfluidi con altre formazioni a norma del D.Lgs. di recepimento della direttiva 2009/31/CE in materia di stoccaggio geologico di biossido di carbonio;
  2. Il terreno (in situ), inclusi il suolo contaminato non scavato e gli edifici collegati permanentemente al terreno, fermo restando quanto previsto dagli articolo 239 e seguenti relativamente alla bonifici di siti contaminati;
  3. Il suolo non contaminato e altro materiale allo stato natura escavato nel corso di attività di costruzione, ove sia certo che esso verrà riutilizzato ai fini di costruzione allo stato naturale e nello stesso sito in cui è stato escavato;
  4. I rifiuti radioattivi;
  5. I materiali esplosivi in disuso;
  6. Le materie fecali, se non contemplate dal comma 2, lettera b) del presente articolo, la paglia e altro materiale agricolo o forestale naturale non pericoloso quali, a titolo esemplificativo e non esaustivo, gli sfalci e le potature effettuati nell’ambito delle buone pratiche colturali, utilizzati in agricoltura, nella selvicoltura o per la produzione di energia da tale biomassa, anche al di fuori del luogo di produzione ovvero con cessione a terzi, mediante processi o metodi che non danneggiano l’ambiente né mettono in pericolo la salute umana.

Sono inoltre escluse, ai sensi del comma 2 dell’art. 185 del medesimo decreto, in quanto regolati da altre disposizioni normative comunitarie, ivi incluse le rispettive norme nazionali di recepimento:

  1. Le acque di scarico;
  2. I sottoprodotti di origine animale, compresi i prodotti trasformati, contemplati dal regolamento (CE) n. 1774/2002, eccetto quelli destinati all’incenerimento, allo smaltimento in discarica o all’utilizzo in impianto di produzione di biogas o di compostaggio;
  3. Le carcasse di animali morti per cause diverse dalla macellazione, compresi gli animali abbattuti per eradicare epizoozie, e smaltite in conformità del regolamento (CE) n. 1774/2002;
  4. I rifiuti risultanti dalla prospezione, dall’estrazione, dal trattamento, dall’ammasso di risorse minerali e dallo sfruttamento delle cave, di cui al decreto legislativo 30 maggio 2008 n. 117;
  5. Sostanze destinate a essere utilizzate come materie prime per mangimi di cui all’art. 3 paragrafo 2 lettera g) del regolamento (CE) n. 767/2008 del Parlamento Europeo e del Consiglio e che non sono costituite né contengono sottoprodotti di origine animale.

Sono altresì esclusi i sedimenti spostati all’interno di acque superficiali ai fini della gestione delle acque e dei corsi d’acqua o della prevenzione di inondazioni o della riduzione degli effetti di inondazioni o siccità o ripristino dei suoli se è provato che i sedimenti non sono pericolosi ai sensi della decisione 2000/532/CE della Commissione del 3 Maggio 2000 e s.m.i. .

 Rinviamo il lettore alla lettura delle linee guida per identificare tutte le possibili cause di esclusione del proprio scarto dalla normativa rifiuti.

La seconda fase è quella che vede concretizzare l’attività di caratterizzazione dei rifiuti con un’analisi dei processi al fine di poter giungere alla classificazione dei rifiuti e quindi l’attribuzione del codice CER.

La fase due della procedura di classificazione consiste nella individuazione, all’interno dell’elenco europeo dei rifiuti del codice CER pertinente. Tale attività come vedremo non potrà essere posta in essere senza un minimo di conoscenze dei processi produttivi che hanno generato il rifiuto stesso. Come si evince dallo schema infatti, la prima fase della ricerca del codice CER richiede proprio la conoscenza del processo produttivo al fine di poter individuare il capitolo di pertinenza all’interno del quale ricercare il CER competente.

A tal proposito ci viene in supporto il legislatore che fornisce le “istruzioni per l’uso”.

L’attribuzione del pertinente codice dell’elenco europeo dei rifiuti è effettuata attraverso la procedura individuata al paragrafo “elenco dei rifiuti” dell’allegato alla decisione 2000/532/CE.

I diversi tipo di rifiuti inclusi nell’elenco sono definiti specificatamente mediante il codice a 6 cifre per ogni singolo rifiuto e i corrispondenti codici a quattro e a due cifre per i rispettivi capitoli. Di conseguenza, per identificare un rifiuto nell’elenco occorre procedere come segue:

  • Identificare la fonte che genera il rifiuto consultando i capitoli da 1 a 12 e da 17 a 20 per risalire al codice a sei cifre riferito al rifiuto in questione, ad eccezione dei suddetti capitoli che terminano con le cifre 99. Occorre rilevare che è possibile che un determinato impianto o stabilimento debba classificare le proprie attività in capitoli diversi.
  • Se nessuno dei codici dei capitoli da 01 a 12 e da 17 a 20 si presta per la classificazione di un determinato rifiuto, occorre esaminare i capitoli 13, 14 e 15 per identificare il codice corretto.
  • Se nessuno di questi codici risulta adeguato, occorre definire il rifiuto utilizzando i codici di cui al capitolo 16.
  • Se un determinato rifiuto non è classificabile neppure mediante i codici del capitolo 16, occorre utilizzare il codice 99 (rifiuti non specificati altrimenti) preceduto dalle cifre del capitolo che corrisponde all’attività identificata nella prima fase.

Le prime due cifre che andremo dunque ad identificare si riferiscono alla categoria industriale e/o generatrice del rifiuto (I livello), mentre la terza e la quarta cifra identificano la sub-categoria industriale relativa al singolo processo produttivo o alla singola sub-attività generatrice del rifiuto (II livello), mentre le ultime due cifre individuano la specifica tipologia di rifiuto generato. (III livello).

Purtroppo duole osservare che il Catalogo Europeo dei Rifiuti seppur aggiornato minimamente nel corso degli anni non è ancora stato adeguato al processo tecnico-scientifico e non sono pochi i casi in cui risulta davvero difficoltoso individuare il corretto codice CER per i rifiuti prodotti dalle imprese. Su tale aspetto auspichiamo che il legislatore europeo decida nel più breve tempo possibile di raccogliere le segnalazioni pervenute dai diversi paesi europei ed adegui l’elenco.

Una volta che il codice CER del rifiuto è stato individuato, per i rifiuti non pericolosi, le attività sono concluse.

Se il codice CER individuato appartiene ad un rifiuto pericoloso occorre allora proseguire con le indagini al fine di poter attribuire le corrette caratteristiche di pericolo che, come anticipato nel corso di questo articolo, possono avere implicazioni sia sul piano della sicurezza sul lavoro (ad esempio determinate accortezze su come maneggiare il rifiuto) sia sul piano del trasporto del rifiuto stesso.

Con la fase tre il Produttore è chiamato ad effettuare un approfondimento relativo ai propri rifiuti. A tal proposito si renderà necessario disporre di una serie di informazioni, alcune in realtà già presenti nella fase due, ed altre aggiuntive.

Uno schema tipo è quello riportato di seguito:

  • Conoscenza dettagliata dei processi di produzione e delle attività di origine dei rifiuti;
  • Materie prime coinvolte nei processi e processi di trasformazione. Raccolta quindi delle schede di sicurezza aggiornate delle materie prime coinvolte;
  • Ricorso a banche dati sulle analisi dei rifiuti;
  • Effettuazione, dove necessario ed obbligatorio, delle analisi chimiche di laboratorio;
  • Raccolta di ogni ulteriore documentazione tecnica che il Produttore ritenga necessaria per l’analisi.

Possiamo quindi affermare che l’adeguata conoscenza della composizione di un rifiuto si ottiene dalla combinazione delle diverse informazioni ottenibili dalle fonti precedentemente citate. Ognuno degli aspetti indicati richiederebbe in realtà degli approfondimenti viste le normative coinvolte, banche dati disponibili a livello europeo, tipologia di documentazione aggiuntiva che è possibile gestire, obbligatorietà o meno delle analisi chimiche e tecniche di campionamento dei rifiuti. Ciò dimostra ancora una volta come la classificazione dei rifiuti non sia in realtà un argomento esauribile in poche righe.

E’ importante soffermarsi un attimo sulla questione delle schede di sicurezza. Queste sono un valido strumento a disposizione del Produttore (se aggiornate) per effettuare delle valutazioni su materie prime o su miscele e sostanze che non sono state trasformate e divengono rifiuti, ma anche per conoscere le miscele risultanti dai processi di lavorazione.

Su tale argomento, le linee guida entrano nel dettaglio invitando il Produttore a consultare il sito ECHA dove sono raccolte le informazioni sulle sostanze pericolose immesse sul mercato. Ciò è dovuto alla possibilità che “produttori” diversi della medesima sostanza, in funzione delle informazioni in loro possesso, abbiano redatto schede di sicurezza più o meno complete e differenti, per alcuni aspetti, tra di loro. Accedere al sito dell’ECHA e individuare la sostanza in oggetto che abbia il maggior numero di notificatori permetterà al produttore di rifiuti di avere a disposizione informazioni più accurate.

Purtroppo non potremo entrare nel dettaglio dell’ECHA e dell’importanza delle schede di sicurezza, argomento affascinante sul quale ci sarà modo in futuro di ritornarci.

Se a valle delle analisi effettuate dal Produttore dovesse emergere che il rifiuto è di tipo pericoloso, si renderà necessario un ulteriore approfondimento teso ad individuare le corrette caratteristiche di pericolo.

Queste ultime ribadiamo non possono essere attribuite in modo arbitrario in quanto alcune di esse innescano ulteriori obblighi per il Produttore, ad esempio l’analisi degli obblighi derivanti dal regolamento ADR oppure verifiche di compatibilità delle HP dei rifiuti con quelle conferibili in impianto di destino.

A tal proposito le linee guida sono un importante strumento di ausilio al Produttore per comprendere come applicare le caratteristiche di pericolo, quali siano i valori soglia oltre i quali le HP devono essere attribuite, quali sono i casi in cui devono essere eseguite delle sommatorie ecc…

Anche in questo caso rinviamo il lettore ad una lettura approfondita dell’argomento che per ovvie ragioni di spazio non possiamo riassumere in questo articolo. E’ importante però sottolineare che la corretta attribuzione delle caratteristiche di pericolo passa attraverso il confronto delle concentrazioni rilevate nella sostanza o nella miscela rifiuto con i valori soglia definiti dalla normativa. Si riporta qui di seguito la tabella delle linee guida che esplicita in modo chiaro tale concetto.

Di seguito si riporta uno stralcio dello schema della procedura di classificazione di un rifiuto identificato da voci a specchio che sarà utile per il lettore nell’applicazione delle tre fasi di cui sopra.

Come si può quindi comprendere da questo brevissimo stralcio, la classificazione dei rifiuti intesa in senso lato è multidisciplinare e richiede l’accesso a molte informazioni e documentazione. Ciò ci permette di ribadire quanto già scritto in precedenza ovvero che non è sufficiente dare uno sguardo al codice ATECO dell’azienda ed ai rifiuti prodotti per comprendere quale codice CER attribuire.

La caratterizzazione e la classificazione di un rifiuto quindi si basa su aspetti tecnici, come la conoscenza approfondita del ciclo produttivo, l’analisi di documentazione tecnica, come le schede di sicurezza e la consultazione del sito ECHA e l’analisi di normative specifiche di riferimento ed analisi chimiche (argomento sempre spinoso).

Al fine di poter consultare le fonti disponibili riteniamo sia utile il seguente approccio definito dalle linee guida.

Come si è potuto osservare brevemente in queste pagine, la completa classificazione dei rifiuti non è una semplice questione di individuazione del codice CER ma racchiude in sé un’articolata serie di attività multidisciplinari che devono essere messe in campo al fine di poter essere certi di aver identificato il rifiuto.

A quanti si staranno chiedendo quanto sia utile questo esercizio di analisi dei rifiuti e se sia possibile metterlo in atto ogni volta,  ci sentiamo di rispondere che la classificazione seppur complessa è un’attività che ha dei vantaggi per le imprese e per la comunità.

Da un lato ci permette di adempiere agli obblighi normativi, dall’altra ci permette di avere sotto controllo nelle nostre aziende la produzione dei rifiuti in modo puntuale (in particolare se corredato da un completo sistema di gestione ambientale anche non certificato) ed infine dobbiamo considerare le ricadute sulla comunità.

Se tutti gli attori della filiera della produzione dei rifiuti avviassero un processo di classificazione dei rifiuti effettuato secondo le disposizioni tecnico-normative avremmo la possibilità di alimentare meglio il circuito del riciclaggio e del recupero dei rifiuti, eviteremmo miscelazioni di rifiuti senza sbocco per il recupero, avremmo dei costi di gestione dei rifiuti più ridotti, capacità di incrementare la produzione di materie prime recuperate evitando di attingere ancora a quelle vergini, riduzione dei traffici illeciti, riduzione della possibilità per gestori scorretti di inserirsi nelle maglie del ciclo virtuoso di gestione dei rifiuti.

La scheda di caratterizzazione dei rifiuti

Nel momento in cui un Produttore procede alla caratterizzazione di un rifiuto è opportuno che raccolga tutte le informazioni raccolte, documenti e foto del rifiuto stesso, all’interno di un fascicolo o in quella che potremmo definire: Scheda di caratterizzazione del rifiuto, che rappresenta di fatto una sorta di documento di identità del rifiuto stesso.

Una scheda di caratterizzazione dovrebbe contenere al suo interno tutte le informazioni tipiche del rifiuto in oggetto.

Una scheda tipo potrebbe contenere:

  1. Dati identificativi dell’azienda
  2. Data di redazione
  3. Nominativi dei soggetti che hanno partecipato alla redazione
  4. Codice CER
  5. Descrizione normativa
  6. Descrizione informale del rifiuto
  7. Analisi dei processi produttivi
  8. Elenco delle materie prime coinvolte nei processi, suddivisi per fare
  9. Foto rappresentative del rifiuto
  10. Indicazione della produzione se continuativa, stagionale ecc…
  11. Quantità stimate o storiche del rifiuto prodotto
  12. Indicazione delle modalità di recupero/smaltimento
  13. Modalità di confezionamento
  14. Dati caratteristici del rifiuto
    1. Urbano/speciale
    1. Pericoloso/non pericoloso
    1. Caratteristiche di pericolo
    1. Stato fisico
    1. Odore
  15. Indicazioni sulla sicurezza in relazione alle modalità di maneggiamento del rifiuto
  16. Pittogrammi obbligatori da porre sui colli
  17. Indicazioni ADR
  18. Riferimenti ad eventuali analisi chimiche condotte sui rifiuti
  19. Riferimenti normativi presi in considerazione ed eventuali note di corredo
  20. Note aggiuntive utili ad una migliore comprensione del rifiuto

Chiaramente ogni Produttore potrà redigere la scheda di caratterizzazione in modo personalizzato aggiungendo ulteriori informazioni ed avendo cura di mantenere quelle essenziali per l’identificazione del rifiuto.

Le finalità di questo documento sono diverse:

  • Documento disponibile per l’impresa e che aggiornerà nel corso del tempo in funzione dei cambiamenti dei processi produttivi e/o della variazione delle materie prime coinvolte. (Basti pensare ad esempio alla variazione di un olio lubrificante/refrigerante impiegato in un tornio che di conseguenza muterà i parametri chimico-fisici degli oli di risulta)
  • Documento disponibile per organi di controllo che potranno così verificare come l’impresa sia giunta all’attribuzione del corretto codice CER a valle di una indagine tecnico-normativa
  • Documento condivisibile con intermediari ed impianti di trattamento al fine di individuare l’impianto di destino più idoneo ed ottenere il prezzo di conferimento migliore in funzione delle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti.

Classificare un rifiuto è quindi in conclusione un processo fondamentale per l’intera filiera di gestione dei rifiuti, essa è la prima attività che deve essere volta affinché il Produttore possa affermare che il proprio sistema di gestione sia conforme alla normativa vigente e per poter dimostrare ad eventuali organi di controllo di aver identificato correttamente i propri rifiuti.

Questo processo innesca una serie di conseguenze che hanno un impatto su tutti gli attori della filiera. Ad esempio determineranno alcune modalità di gestione del deposito temporaneo, individuazione di un trasportatore di rifiuti che sia in possesso dell’iscrizione all’Albo Gestori Ambientali della categoria 4 o 5, dell’intermediario di rifiuti che sia in possesso dell’iscrizione in categoria 8 per i soli rifiuti non pericolosi o anche per i rifiuti pericolosi, di un impianto appositamente autorizzato per accogliere quello specifico rifiuto.

Esaurire l’intero argomento con tutte le sue implicazioni, come ben si comprende, non è possibile ma se ne può concludere che la “semplice” classificazione dei rifiuti, punto di partenza per una corretta gestione, propaga i suoi effetti fino a valle della filiera dimostrando la necessità di una corretta esecuzione dell’attività stessa.

Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti

Novità normative di fine Luglio 2021

Con la fine di Luglio e l’avvento di Agosto abbiamo assistito ad una serie di novità normative di particolare rilievo che meritano attenzione.

Nel corso di questo rapido articolo pre-chiusura estiva cercheremo di riassumerle rapidamente, rinviando i lettori alla documentazione ufficiale per i soliti approfondimenti.

Tra le novità più importanti vi sono le delibere e le circolari dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali di fine Luglio con le quali vengono fornite importanti indicazioni.

Delibera n. 7 del 28 Luglio 2021 “Adeguamento al D.Lgs. 116/2020”

La delibera affronta l’adeguamento delle iscrizioni nelle categorie 4 e 2-bis a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. 116/2020 del 3 Settembre 2020 la quale, come ricorderete, ha riclassificato alcuni rifiuti da speciali ad urbani creando non pochi dubbi ai trasportatori su quale fosse la categoria di iscrizione all’Albo da utilizzarsi a Gennaio 2021 per il trasporto di detti rifiuti senza rischi per le imprese.

La delibera stabilisce che i soggetti iscritti o che intendono iscriversi nella categoria 4, ordinaria, per lo svolgimento delle attività di raccolta e trasporto di rifiuti speciali non pericolosi, possono trasportare tutti i rifiuti elencati nell’allegato L-quater e prodotti dalle attività riportate nell’allegato L-quinquies, allegati alla parte IV del D.Lgs. 152/2006, a condizione che siano prodotti da utenza non domestica e gestiti al di fuori del servizio pubblico, in armonia con le disposizioni normative vigenti.

I soggetti iscritti o che intendono iscriversi in categoria 2-bis, per il trasporto in conto proprio dei rifiuti da loro stessi prodotti, possono trasportare tutti i rifiuti contenuti nell’allegato L-quater solo se derivanti dalle proprie attività ed inserita tra quelle dell’allegato L-quinquies, ai fini del conferimento al servizio pubblico o ad impianti privati, se gestiti al di fuori del servizio pubblico, ai sensi dell’art. 198 comma 2bis del D.Lgs. 152/2006.

All’ultimo comma dell’articolo 1 la delibera stabilisce che i soggetti di cui ai commi 1 e 2 presentano apposita domanda alla sezione regionale o provinciale territorialmente competente senza peraltro stabilire quale sia la modulistica di riferimento, se vi sia o meno la necessità di procedere alle modifiche autorizzative delle imprese già iscritte e quale sia il termine ultimo entro il quale adeguare le proprie iscrizioni considerando che l’applicazione AGEST sarà aggiornata solo a partire dal 1° Settembre 2021 data di entrata in vigore della delibera.

Delibera 8 del 28 Luglio 2021 “Modulistica per il rinnovo dell’iscrizione nella categoria 6”

La categoria 6, nata per disciplinare il trasporto transfrontaliero di rifiuti sul territorio italiano, vede ora le prime scadenze delle prime iscrizioni. A tal proposito l’Albo ha deliberato per le imprese stabilite in Italia o in un Paese dell’Unione Europea ed il cui legale rappresentante sia cittadino italiano o di uno stato dell’Unione Europea o cittadino di un altro stato in possesso di autorizzazione a soggiornare sul territorio italiano o in un altro Stato dell’Unione europea, di presentare la domanda di rinnovo dell’iscrizione all’albo utilizzando il nuovo modello di cui all’allegato A parti 1, 2 e 3 della delibera stessa.

Delibera 9 del 28 Luglio 2021 “Modifiche ed integrazioni alla deliberazione n.6 del 30 Maggio 2017”

La delibera affronta il tema del Responsabile Tecnico, necessario per l’iscrizione nelle categoria ordinarie dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali.

La delibera con un singolo articolo modifica le date di scadenza del transitorio.

Infatti al comma 1 dell’articolo 3 della delibera del 30 Maggio 2017, la data del 16 Ottobre 2022, termine ultimo per la scadenza del transitorio per i Responsabili Tecnici già in attività, diviene 16 Ottobre 2023.

Il comma 2 viene invece modificato come segue: il responsabile di cui al comma 1 può sostenere la verifica di aggiornamento dal 2 Gennaio 2022.

Invitiamo i responsabili tecnici a controllare la scadenza delle proprie abilitazioni attraverso l’area riservata del portale dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali.

Circolare n.9 del 29 Luglio 2021 – Proroga dello stato di emergenza

Ultimo aggiornamento da parte dell’Albo ma sicuramente non meno importante riguarda le implicazioni derivanti dalla proroga dello stato di emergenza al 31 Dicembre 2021.

La circolare chiarisce che con la proroga dello stato di emergenza, tutti i certificati, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni e atti abilitativi comunque denominati, in scadenza tra il 31 Gennaio 2020 e la data della dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19, conservano la loro validità per i novanta giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza.

Da ciò ne deriva che le iscrizioni in scadenza nell’arco temporale compreso tra il 31 Gennaio 2020 ed il 31 Dicembre 2021, conservano la loro validità fino al 31 Marzo 2022, fermo restando l’efficacia dei rinnovi deliberati nel periodo suddetto.

Resta comunque sempre inteso che, per il legittimo esercizio delle attività oggetto dell’iscrizione, l’impresa deve:

  1. Rispettare le condizioni ed essere in possesso di tutti i requisiti previsti; l’accertata inosservanza può dare luogo all’apertura di procedimenti disciplinari e alle relative sanzioni;
  2. Prestare per i casi previsti (iscrizioni nelle categorie ordinarie 1, 5, 8 , 9 e 10) apposita fidejussione o appendice alla fidejussione già prestata, a copertura del periodo intercorrente tra la data di scadenza dell’iscrizione e quella del 31 Marzo 2022;
  3. Comunicare le variazioni dell’iscrizione.

Approvazione linee guida SNPA per la classificazione dei rifiuti

Atteso da ormai 7 mesi, il 4 Agosto la conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato e le Regioni e le Provincie autonome di Trento e Bolzano ha espresso parere favorevole sullo schema di decreto del Ministero della Transizione ecologica concernente l’approvazione delle Linee guida sulla classificazione dei rifiuti, redatte dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente.

Le linee guida per la classificazione dei rifiuti non sono in realtà una novità visto che il D.Lgs. 152/2006 stabilisce ormai da tempo immemore l’obbligo, spesso trascurato, per i Produttori di rifiuti di procedere alla corretta caratterizzazione e classificazione dei rifiuti. Nonostante tale obbligo fosse già presente nell’ordinamento ambientale, il legislatore ha sentito la necessità, nella modifiche apportate al TUA con il D.Lgs. 116/2020, di rimarcare tale obbligo stabilendo anche, all’art. 184 comma 5 del D.Lgs. 152/2006 che la corretta attribuzione dei codici dei rifiuti e delle caratteristiche di pericolo dei rifiuti è effettuata dal produttore sulla base delle linee guida redatte, entro il 31 dicembre 2020, dal sistema nazionale per la protezione e la ricerca ambientale ed approvate con decreto del Ministero dell’Ambiente (oggi della transizione ecologica).

Ribadiamo quindi per i produttori di rifiuti l’obbligo di procedere, prima di affidare i propri rifiuti agli operatori di settore, ad una corretta caratterizzazione e classificazione dei rifiuti stessi.

Per maggiori informazioni: info@ambiente-rifiuti.com

Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei Vs. rifiuti

Bozza decreto semplificazioni ambientali – tante novità in arrivo

Anche se siamo ancora in un fase di bozza, la versione definitiva del decreto sulle semplificazioni ambientali dovrebbe vedere la luce nel mese di Maggio, quindi tempi rapidissimi per l’approvazione.

I contenuti sono moltissimi e distribuiti su 84 pagine che, salvo modifiche incisive in fase di approvazione, dovrebbero dare un nuovo impulso al comparto ambientale spingendo il nostro paese verso il vero futuro della transizione ecologica.

Tra i temi caldi troviamo la richiesta di snellimento dei controlli sugli impianti di riciclo rifiuti “end of waste” autorizzati caso per caso, visto l’irrigidimento creatosi precedentemente, rafforzamento del personale tecnico in forza al nuovo Ministero della Transizione Ecologica e riduzione della frammentazione delle gestioni del servizio idrico integrato ponendo quindi uno stop alle forme di gestione autonoma. A valle dell’approvazione del decreto, le forme di gestione autonoma avranno poi un anno di tempo, dall’entrata in vigore del decreto, per confluire nella gestione unica.

All’interno della bozza troviamo anche un intervento sull’attestazione di avvenuto smaltimento che ha creato non poco scompiglio nel settore, sostituendola con una versione più allargata, ed a nostro parere più coerente con gli obiettivi che si intendono raggiungere, di un’attestazione di avvio al recupero o smaltimento. Auspichiamo non si tratti di un semplice duplicato del formulario ma dell’avvio di un vero sistema di tracciabilità delle tratte secondarie. Ciò andrebbe a responsabilizzare meglio ed ulteriormente gli attori della filiera.

Verranno inoltre eliminati i riferimenti ai rifiuti “assimilati” dato che questi non esistono più grazie all’introduzione del D.Lgs. 116/2020 (ne abbiamo parlato nei nostri articoli sul nostro blog) con tutte le conseguenze del caso.

In materia di end of waste, che abbiamo accennato poc’anzi, degna di nota appare la richiesta di semplificare i sistemi di controlli sui nulla osta agli “end of waste” caso per caso che, in un’ottica di implementazione di economia circolare appare fin troppo farraginoso e scoraggiante per le imprese del settore.

Mantenendoci nel campo delle autorizzazioni ci si attendono importanti novità con la istituzione di una Commissione Tecnica speciale dedicata ai procedimenti di Valutazione di Impatto Ambientale per le opere relative al Piano Nazionale Energia e Clima e al PNRR.

Nei casi di interventi soggetti a Valutazione di Impatto Ambientale o di verifica di assoggettabilità “rientranti nel campo di competenza statale e in parte in quella regionale” si prevede di fissare in 30 giorni dal ricevimento della comunicazione del soggetto proponente la determinazione da parte della Regione, Provincia autonoma o Ministero, l’autorità competente in merito. Qualora tale soggetto coincida con l’autorità che autorizza il progetto, la VIA viene rilasciata nell’ambito del procedimento autorizzatorio.

Infine si prevede l’introduzione di una versione rivista dell’Elenco Europeo dei Rifiuti, allineandola alle più recenti disposizioni Europee.

Tante quindi le novità che ci troveremo a dover analizzare e studiare il prossimo mese al varo del nuovo decreto e tante le opportunità per le imprese italiane. Non ci resta quindi che attendere e sperare che la nuova norma sia tanto efficace quanto chiara nella sua definizione.

Se davvero si vuole innescare il processo di cambiamento del tessuto industriale italiano e si intende giungere ad una transizione ecologica che renda “green” (per davvero) il nostro paese, è tempo di ridurre i complessi meccanismi burocratici che spesso assomigliano più ad ingranaggi ormai arrugginiti e non in grado di adeguarsi al rapido cambiamento sociale e tecnologico.

Ambiente&Rifiuti – consulenza tecnica per la gestione dei rifiuti

TARI – Chiarimenti del MiTE

Come ormai sappiamo, entro il 31 Maggio 2021 le utenze non domestiche sono chiamate ad esprimere una scelta relativamente all’affidamento dei propri rifiuti urbani al di fuori del servizio pubblico.

La disposizione, stabilita con l’articolo 198 comma 2-bis indica che: le utenze non domestiche possono conferire al di fuori del servizio pubblico i propri rifiuti urbani previa dimostrazione di averli avviati al recupero mediante attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l’attività di recupero dei rifiuti stessi.

A ciò deve aggiungersi l’articolo 238 comma 10: Le utenze non domestiche che producono rifiuti urbani di cui all’articolo 183 comma 1 lettera b-ter) punto 2, che li conferiscono al di fuori del servizio pubblico e che dimostrano di averli avviati al recupero mediante attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l’attività di recupero dei rifiuti stessi sono escluse dalla corresponsione della componente tariffaria rapportata alla quantità dei rifiuti conferiti; le medesime utenze effettuano la scelta di servirsi del gestore del servizio pubblico o del ricorso al mercato per un periodo non inferiore a cinque anni, salva la possibilità per il gestore del servizio pubblico, dietro richiesta dell’utenza non domestica, di riprendere l’erogazione del servizio anche prima della scadenza quinquennale.

Infine dobbiamo prendere in esame l’articolo 30 comma 5 del D.L. 22 Marzo 2021 n.41 in base al quale: limitatamente all’anno 2021, in deroga all’articolo 1, comma 169 della Legge 27 dicembre 2006, n. 296 e all’articolo 53 comma 1 6 della legge 23 Dicembre n. 388, i comuni approvano le tariffe ed i regolamenti della TARI e della tariffa corrispettiva, sulla base del piano economico finanziario del servizio di gestione dei rifiuti , entro il 30 Giugno 2021. Le disposizioni di cui al periodo precedente si applicano anche in caso di esigenze di modifica a provvedimento già deliberati. In caso di approvazione dei provvedimenti relativi alla TARI o alla tariffa corrispettiva in data successiva all’approvazione del proprio bilancio di previsione il comune provvede ad effettuare le conseguenti modifiche al bilancio di previsione in occasione della prima variazione utile. La scelta delle utenze non domestiche di cui all’articolo 3, comma 12, del D.Lgs. 116/2020 deve essere comunicata al comune, o al gestore del servizio rifiuti in caso di tariffa corrispettiva, entro il 31 Maggio di ciascun anno.

Come è facile osservare, aldilà degli obblighi definiti dalla norma e dei vincoli temporali, mancano una serie di informazioni che potrebbero essere di supporto alle utenze non domestiche nel prendere la propria decisione.

A tal proposito è intervenuto il Ministero della Transizione Ecologica, con una propria nota del 12 Aprile 2021 avente ad oggetto: D.Lgs. 3 Settembre 2020, n.116. chiarimenti su alcune problematiche anche connesse all’applicazione della TARI di cui all’articolo 1 comma 639 e 668 della Legge 27 Dicembre 2013 n. 147.

Il documento affronta nella prima parte la necessità di un coordinamento normativo tra quanto disposto nella recente normativa e quanto invece richiamato espressamente riferito alla TIA2.

Tralasciando questo aspetto, che comunque vi invitiamo a leggere, e per il quale auspichiamo il legislatore vorrà definire, in tempi rapidi, una norma di coordinamento che eviti possibili contestazioni e confusioni vorremmo invece concentrarci sulle modalità di applicazione della TARI alle attività produttive essendo queste quelle chiamate in causa nella scelta del 31 Maggio. Occorre precisare, ad onor di cronaca prima di procedere, che i chiarimenti del MiTE non sono i primi in tal senso e che già a Gennaio 2021, in occasione di Telefisco2021, furono rilasciati dal Ministero dell’economia e delle Finanze alcune risposte a quesiti che vediamo riportati nei più recenti chiarimenti del MiTE. E’ importante osservare come in alcuni punti questi siano discordanti e potrebbero, ma auspichiamo di no, essere forieri di possibili equivoci.

Applicazione TARI alle attività industriali

In riferimento alle attività industriali ed alla possibilità che queste siano tenute o meno al pagamento della quota fissa della TARI il MeF fornisce la seguente risposta: Alla luce del quadro normativo, il MeF ritiene che possano considerarsi produttive di rifiuti speciali le superfici di lavorazione industriale, le quali, conseguentemente, sono escluse dall’applicazione della TARI. Allo stesso modo devono escludersi le superfici ove, a norma dell’art. 1 comma 649 della Legge 147/2013, si formano, in via continuativa e prevalente, rifiuti speciali nonché i magazzini di materie prime e di merci funzionalmente ed esclusivamente collegati all’esercizio di attività produttive di rifiuti speciali. Resta ferma l’applicazione della TARI , sia per la quota fissa che per quella variabile, in riferimento alle superfici produttive di rifiuti urbani, come , ad esempio, mense, uffici, servizi, depositi o magazzini, non essendo funzionalmente collegati alle attività produttive di rifiuti speciali.

La risposta del MeF ci appare chiara e delucidatrice in merito alla sottrazione dalla TARI delle attività industriali e relativi magazzini funzionalmente collegati, ma di diverso avviso è il chiarimento del MiTE che espande tale esenzione. Leggendo infatti i chiarimenti del MiTE questi riportano che:

  • Le superfici dove avviene la lavorazione industriale sono escluse dall’applicazione dei prelievi sui rifiuti , compresi i magazzini di materie prime, di merci e di prodotti finiti, sia con riferimento alla quota fissa che alla quota variabile; come si può osservare non viene più sottolineata la condizione della contiguità funzionale dei magazzini espandendo quindi la sottrazione dalla TARI di tutti i magazzini. E’ opportuno ricordare però che l’art. 1 comma 649 della Legge 147/2013 stabilisce che solo i rifiuti dei magazzini di materie prime e merci funzionalmente ed esclusivamente collegati ai reparti produttivi di rifiuti speciali sono anch’essi speciali (quindi esclusi dalla TARI) e non quelli di tutti i magazzini in genere.
  • continuano, invece ad applicarsi i prelievi sui rifiuti, sia per la quota fissa che variabile, relativamente alle superfici produttive di rifiuti urbani, come ad esempio, mense, uffici o locali funzionalmente connessi alle stesse. Per la tassazione di dette superfici si tiene conto delle disposizioni del DPR n. 158 del 1999, limitatamente alle attività simili per loro natura e per tipologia di rifiuti prodotti a quelle indicate nell’allegato L-quinquies alla parte IV del D.Lgs. 152/2006.
  • resta dovuto la quota fissa laddove l’utenza non domestica scelga di conferire i rifiuti urbani al di fuori del servizio pubblico, poiché il comma 649, ma anche il comma 10 dell’art. 238, come innanzi interpretati, prevedono l’esclusione della sola componente tariffaria rapportata alla quantità dei rifiuti conferiti e cioè della parte variabile.

Il MiTE estende poi le considerazioni fatte sulle attività industriali anche a quelle artigianali se non fosse queste ultime sono già indicate nell’allegato L-quinquies come attività che possono produrre rifiuti urbani. Sarà quindi interessante verificare come verranno assoggettate alla TARI le superfici di tali attività. Si seguirà quanto indicato per le attività industriali, escludendo dalla TARI le superfici su cui avviene la lavorazione?

La nota di chiarimento fornisce poi interessanti spunti di riflessione in merito alle attività agricole, agroindustriali, della pesca e connesse. Come indicato nel D.Lgs. 152/2006 all’articolo 184 comma 3 lettera a), i rifiuti derivanti da tali attività dovrebbero essere considerati come speciali. A ciò si deve aggiungere che tali attività non solo non sono ricomprese tra quelle indicate nell’allegato L-quinquies ma sono escluse e non possiamo dimenticare quanto indicato, esplicitamente, dall’art. 183 comma 1 lettera b-sexies del D.Lgs. 152/2006: i rifiuti urbani non includono, tra gli altri, i rifiuti della produzione, dell’agricoltura, della silvicoltura, della pesca. Ed infine la nota di chiusura dell’allegato L-quater: Rimangono esclusi i rifiuti derivanti dalle attività agricole e connesse di cui all’articolo 2135 del codice civile.

Tuttavia il ministero richiama quanto indicato in calce a tale allegato: “Attività non elencate, ma ad esse simili per loro natura e per tipologia di rifiuti prodotti, si considerano comprese nel punto a cui sono analoghe” aprendo di fatto una via possibilista alla produzione di rifiuti urbani da queste attività. Non si comprende quindi come, nonostante la norma citi in più occasione l’esplicita esclusione della produzione di rifiuti urbani da tali attività, il Ministero sia poi in grado di farle rientrare.

Infatti, dalle considerazioni riportate nei chiarimenti del MiTE ne discende che la produzione di rifiuti urbani può essere applicata alle attività relative alla produzione agricola che presentano le medesime caratteristiche riportate nell’allegato. Sulla base di tale previsione, per le suddette utenze deve ritenersi ferma, quindi, la possibilità, in ogni caso, di concordare a titolo volontario con il servizio pubblico di raccolta modalità di adesione al servizio stesso per le tipologie di rifiuti indicati nell’allegato L-quater del TUA. Ciò che non si comprende però è se tale adesione sarà tale da far applicare la TARI alle superfici sulle quali insistono tali attività o se dovrà essere soggetta ad accordo privato separato a titolo oneroso. Sulla base delle previsioni di legge che qualificano i rifiuti agricoli come speciali, si dovrebbe propendere per la seconda opzione.

Uscita dal servizio pubblico

In relazione alla scelta dell’utenza non domestica sul soggetto al quale affidare i propri rifiuti sono interessanti i chiarimenti del MiTE e quelli del MeF.

Innanzitutto nulla viene detto in merito a cosa accade nel caso in cui l’utenza non domestica non dovesse esprimere alcuna preferenza. Sarebbe stata una informazione molto importante considerando che, statisticamente, molte utenze non domestiche non esprimeranno alcuna scelta. Vale la pena quindi fare una ipotesi, logica: in caso di mancata scelta, i rifiuti saranno considerati affidati al servizio pubblico con applicazione integrale della TARI.

Molti ci hanno posto quesiti in merito al vincolo quinquennale. Su questo punto il MiTE sembra essere stato chiaro affermando che l’utenza non domestica che decide di affidarsi ad un soggetto privato, può rientrare nel servizio pubblico solo se il gestore lo consenta. Ovviamente non vale la condizione contraria.

Appare invece molto interessante quanto risposto dal MeF in merito all’uscita dal servizio pubblico da parte delle utenze non domestiche e se la scelta possa essere effettuata con riferimento a tutte le frazioni di rifiuto oppure per singole frazioni.

Se un’utenza non domestica intende sottrarsi al pagamento dell’intera quota variabile, deve avviare al recupero i propri rifiuti urbani per almeno cinque anni, come stabilito dal comma 10 dell’art. 238 del D.Lgs. 152/2006. Se invece l’utenza non domestica vuole restare nel solco della previsione dell’art. 1 comma 649 della Legge 147/2013 (che va attualizzato), tenendo conto di quanto disciplinato dal Regolamento comunale, la stessa può usufruire di una riduzione della quota variabile del Tributo proporzionale alla quantità di rifiuti urbani che dimostrare di aver avviato al riciclo, direttamente o tramite soggetti autorizzati, senza sottostare al vincolo di 5 anni fissato dal predetto comma 10.

Come si può osservare, i chiarimenti tanto attesi hanno si da un lato fatto chiarezza su alcuni aspetti fondamentali ma hanno anche sollevato nuovi quesiti ai quali noi tutti attendiamo risposta. Sarebbe stato più semplice, sin dalla stesura del decreto o almeno immediatamente dopo, indicare in modo chiaro ed inequivocabile le condizioni da porre in essere evitando di giungere alla fine di Aprile senza ancora delle risposte certe. Inoltre ci si attendeva anche un coordinamento maggiore da parte dei due enti nei chiarimenti dati ai medesimi aspetti.

Resta indubbia la necessità di un intervento normativo che faccia chiarezza, in modo definitivo, su quanto disposto dall’introduzione del D.Lgs. 116/2020 al fine di evitare possibili equivoci nell’applicazione della TARI considerando le incisive modifiche e le ripercussioni in termini economici ed operativi.

MUD 2021 – Non aspettare il 16 Giugno!

E’ stato pubblicato sulla GU n.39 del 16/02/2021 – Supplemento Ordinario n.10  il DPCM del 23 Dicembre 2020 “Approvazione del Modello Unico di Dichiarazione Ambientale per l’anno 2021”.

Il Modello Unico di Dichiarazione Ambientale che dovrà essere utilizzato nel 2021 per la dichiarazione relativa ai rifiuti gestiti nel 2020 è quello già utilizzato l’anno scorso ed è articolato in Comunicazioni:

  1. Comunicazione Rifiuti
  2. Comunicazione Veicoli fuori uso
  3. Comunicazione Imballaggi, composta dalla Sezione Consorzi e dalla Sezione Gestori Rifiuti di Imballaggio
  4. Comunicazione Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche
  5. Comunicazione rifiuti urbani, assimilati e raccolti in convenzione
  6. Comunicazione Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche.

Ricordiamo che il MUD deve essere presentato per ogni unità locale, obbligata per legge alla sua presentazione.

La scadenza al 16 Giugno 2021 del MUD è disposta in base all’articolo 6 comma 2-bis della Legge 25 Gennaio 1994 n. 70.

Maggiori informazioni sulle modalità di presentazione del MUD sono presenti nel nostro precedente articolo che abbiamo aggiornato.

Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti

Bando CONAI per l’Ecodesign degli imballaggi nell’economia circolare

E’ stato presentato nei giorni scorsi l’ottava edizione del “Bando CONAI per l’eco-design degli imballaggi nell’economia circolare – Valorizzare la sostenibilità ambientale degli imballaggi

Obiettivi del bando: “raccogliere e valorizzare le esperienze delle aziende consorziate a CONAI (di seguito “casi”) che hanno investito in attività di ecodesign rivolte alla sostenibilità ambientale dei propri imballaggi.”

Risorse stanziate: “500.000 euro, di cui 50.000,00 € saranno destinati ai 5 casi più virtuosi in ottica di economia circolare.”

Destinatari: “aziende consorziate a CONAI che nel 2019/2020 hanno immesso al consumo in Italia imballaggi su cui sono stati effettuati interventi di ecodesign.”

Nello specifico:

Aziende produttrici o utilizzatrici di imballaggi, rientranti nelle definizioni di cui all’articolo 218 comma 1 lettere r) e s) del D.lgs. 152/2006, consorziate a CONAI e in regola con la dichiarazione e il versamento del Contributo Ambientale CONAI (di seguito CAC) alla data di partecipazione al presente Bando

Modalità e termine di partecipazione: “compilazione del form on line disponibile sul sito ecotoolconai.org entro e non oltre il 31/05/2021. Farà fede la conferma di ricezione dei dati inviata in automatico all’indirizzo e-mail riportato nel form on line di compilazione attraverso l’Eco Tool o la data dell’email per i casi presentati prima della pubblicazione del presente Bando.”

I casi presentati dovranno:

  • riferirsi a imballaggi immessi al consumo sul territorio nazionale e utilizzati da un utilizzatore per imballare i propri prodotti
  • riguardare la sostituzione totale o parziale dell’imballaggio; un imballaggio nuovo per l’azienda (che non abbia un PRIMA) che risulti avere un minore impatto ambientale rispetto agli imballaggi più frequentemente utilizzati per la medesima applicazione sul mercato italiano; un formato diverso, nel caso in cui lo stesso intervento abbia coinvolto più prodotti o referenze aventi lo stesso imballaggio;
  • l’immissione al consumo dell’imballaggio nella versione DOPO o dell’imballaggio nuovo dovrà essere avvenuta nel biennio 2019/2020;
  • riguardare almeno una delle leve di ecodesign promosse da CONAI (Riutilizzo, Facilitazione delle attività di riciclo, Utilizzo di materiale riciclato/recuperato, Risparmio di materia prima, Ottimizzazione dei processi produttivi, Ottimizzazione della logistica, Semplificazione del sistema imballo)
https://www.conai.org/prevenzione-eco-design/pensare-futuro/bando-per-eco-design/embed/#?secret=zfjvjU96of

Carmela Pizzutilo

Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la Gestione dei Rifiuti

Rentri, eppur si muove…

Dopo tanti rumors finalmente abbiamo a disposizione una timeline che scandisce i tempi di sviluppo ed implementazione del RENTRI. Una tabella di marcia molto serrata.

Molti pensavano non sarebbe mai entrato in vigore, altri ipotizzavano un ingresso lampo come un fulmine a ciel sereno ed invece…

Come si può osservare dallo schema, Marzo 2021 segna l’avvio del prototipo con l’operatività del sistema applicativo ViViFir di cui abbiamo parlato nei precedenti articoli. Qui abbiamo illustrato il funzionamento di ViViFIR: nostro modulo di formazione gratuito.

Quindi ViViFIR sarà parte integrante del nuovo sistema (abbiamo così dato risposta ad alcuni quesiti che ci eravamo posti qualche settimana fa).

Il mese di Aprile sarà segnato dalla profilazione delle attività soggette al RENTRI e definizione dei registri di carico e scarico elettronici.

Maggio sarà un mese incentrato alla raccolta dati sulla movimentazione rifiuti e Giugno e Luglio all’upload dei dati per la comunicazione dei dati movimenti annotati nel registro elettronico al REN. Luglio inoltre sarà il mese dedicato alla definizione dei formati elettronici per lo scambio dati.

Le attività proseguiranno e si esauriranno in autunno quando tutte le sezioni del RENTRI dovranno essere testate anche con il coinvolgimento di imprese accreditate che potranno quindi procedere all’utilizzo del sistema tramite ”l’accesso applicativo a sistemi informativi che espongono il servizio”.

Non dimentichiamoci però che affinché il RENTRI sia pienamente operativo dobbiamo attendere i decreti attuativi previsti dal D.Lgs. 152/2006, ma siamo fiduciosi che il Ministero della Transizione Ecologica acceleri su questo aspetto al fine di rendere finalmente operativo il nuovo sistema elettronico di tracciabilità dei rifiuti.

Per quanti siano interessati a monitorare l’avanzamento lavori, il RENTRI ha una sua pagina ufficiale: www.rentri.it e nell’introduzione è possibile leggere il riferimento normativo, di cui più volte abbiamo parlato, che rende possibile l’introduzione di questa evoluzione della tracciabilità dei rifiuti ovvero l’art. 188-bis del D.Lgs. 152/2006.

Tale articolo, nella sua attuale formulazione, definisce che il nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti si compone delle procedure e degli strumenti che devono essere integrati nel nuovo sistema informativo RENTRI, gestito presso la competente struttura organizzative del Ministero della Transizione Ecologica, e che tale struttura verrà supportata tecnicamente dall’Albo Nazionale Gestori Ambientali, sulla base di modalità operative stabilite da una regolamentazione ministeriale.

Come sappiamo, il RENTRI si comporrà di due sezioni:

  • La sezione dell’Anagrafica degli iscritti, che raccoglie anche le autorizzazioni ambientali (finalmente vedremo una raccolta ordinata ed aggiornata di autorizzazioni degli impianti di trattamento?)
  • La sezione della Tracciabilità, che raccoglie i dati annotati nei registri e nei formulari

Stando a quanto riportato nella home page del RENTRI, quest’ultimo introduce un modello di gestione digitale  dedicato all’assolvimento degli adempimenti quali l’emissione dei formulari e la tenuta dei registri cronologici di carico e scarico.

E il MUD? A quanto sembra, almeno per il momento resterà un argomento escluso…

Seguiamo quindi con grande interesse ogni sviluppo del RENTRI fino alla sua entrata in vigore.

Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti

Bando CONAI per l’Ecodesign degli imballaggi nell’economia circolare

E’ stato presentato nei giorni scorsi l’ottava edizione del “Bando CONAI per l’eco-design degli imballaggi nell’economia circolare – Valorizzare la sostenibilità ambientale degli imballaggi

Obiettivi del bando: “raccogliere e valorizzare le esperienze delle aziende consorziate a CONAI (di seguito “casi”) che hanno investito in attività di ecodesign rivolte alla sostenibilità ambientale dei propri imballaggi.”

Risorse stanziate: “500.000 euro, di cui 50.000,00 € saranno destinati ai 5 casi più virtuosi in ottica di economia circolare.”

Destinatari:aziende consorziate a CONAI che nel 2019/2020 hanno immesso al consumo in Italia imballaggi su cui sono stati effettuati interventi di ecodesign.”

Nello specifico:

Aziende produttrici o utilizzatrici di imballaggi, rientranti nelle definizioni di cui all’articolo 218 comma 1 lettere r) e s) del D.lgs. 152/2006, consorziate a CONAI e in regola con la dichiarazione e il versamento del Contributo Ambientale CONAI (di seguito CAC) alla data di partecipazione al presente Bando

Modalità e termine di partecipazione: “compilazione del form on line disponibile sul sito ecotoolconai.org entro e non oltre il 31/05/2021. Farà fede la conferma di ricezione dei dati inviata in automatico all’indirizzo e-mail riportato nel form on line di compilazione attraverso l’Eco Tool o la data dell’email

per i casi presentati prima della pubblicazione del presente Bando.”

I casi presentati dovranno:

  • riferirsi a imballaggi immessi al consumo sul territorio nazionale e utilizzati da un utilizzatore per imballare i propri prodotti
  • riguardare la sostituzione totale o parziale dell’imballaggio; un imballaggio nuovo per l’azienda (che non abbia un PRIMA) che risulti avere un minore impatto ambientale rispetto agli imballaggi più frequentemente utilizzati per la medesima applicazione sul mercato italiano; un formato diverso, nel caso in cui lo stesso intervento abbia coinvolto più prodotti o referenze aventi lo stesso imballaggio;
  • l’immissione al consumo dell’imballaggio nella versione DOPO o dell’imballaggio nuovo dovrà essere avvenuta nel biennio 2019/2020;
  • riguardare almeno una delle leve di ecodesign promosse da CONAI (Riutilizzo, Facilitazione delle attività di riciclo, Utilizzo di materiale riciclato/recuperato, Risparmio di materia prima, Ottimizzazione dei processi produttivi, Ottimizzazione della logistica, Semplificazione del sistema imballo)

#conai #contributi2021

Rifiuti utenze non domestiche: comunicazione entro il 31 Maggio 2021

Con l’entrata in vigore del Decreto Legge 22 Marzo 2021 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 22 Marzo 2021 n.70 (c.d. decreto sostegni) ed in vigore dal 23 Marzo 2021, tutte le utenze non domestiche dovranno comunicare al Comune di competenza, o al gestore del servizio rifiuti in caso di tariffa corrispettiva, la scelta di avvalersi del soggetto pubblico o del soggetto privato per la gestione di quei rifiuti che dal 1° Gennaio 2021 sono divenuti urbani.

Il riferimento normativo specifico è riportato all’articolo 3 comma 12 del D.Lgs. 116/2020 che ha modificato il D.Lgs. 152/2006 con l’introduzione degli allegati L-quater e L-quinquies andando così a rimodulare la definizione di rifiuti urbani di cui all’articolo 183 comma 1 lett. b-ter) che riportiamo qui integralmente:

Ai fini della parte quarta del D.Lgs. 152/2006 e fatte salve le ulteriori definizioni contenute nelle disposizioni speciali, si intende per:

b-ter) rifiuti urbani:

  1. I rifiuti domestici indifferenziati e da raccolta differenziata, ivi compresi, carta e cartone, vetro, metalli, plastica, rifiuti organici, legno, tessili, imballaggi, rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, rifiuti di pile ed accumulatori e rifiuti ingombranti, ivi compresi materassi e mobili;
  2. I rifiuti indifferenziati e da raccolta differenziata provenienti da altre fonti che sono simili per natura e composizione ai rifiuti domestici indicati nell’allegato L-quater prodotti dalle attività riportate nell’allegato L-quinquies;
  3. I rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade e dallo svuotamento dei cestini portarifiuti;
  4. I rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d’acquea;
  5. I rifiuti della manutenzione del verde pubblico, come foglie, sfalci d’erba e potature di alberi, nonché i rifiuti risultanti dalla pulizia dei mercati;
  6. I rifiuti provenienti da aree cimiteriali, esumazioni ed estumulazioni, nonché gli altri rifiuti provenienti da attività cimiteriale, diversi da quelli di cui ai punti 3, 4 e 5

I rifiuti che sono simili per natura e composizione ai rifiuti domestici ed indicati nell’allegato L-quater sono i seguenti:

FrazioneDescrizioneEER
Rifiuti organiciRifiuti biodegradabili di cucine e mense200108
Rifiuti biodegradabili200201
Rifiuti dei mercati200302
Carta e CartoneImballaggi in carta e cartone150101
Carta e cartone200101
PlasticaImballaggi in plastica150102
Plastica200139
LegnoImballaggi in legno150103
Legno diverso da quello di cui alla voce 200137*200138
MetalloImballaggi metallici150104
Metallo200140
Imballaggi compositiImballaggi in materiali compositi150106
MultimaterialeImballaggi in materiali misti150107
VetroImballaggi in vetro200102
Vetro150109
TessileImballaggi in materia tessile200110
Abbigliamento200111
Prodotti tessili200111
TonerToner per stampa esauriti diversi da quelli di cui alla voce 080317*080318
IngombrantiRifiuti ingombranti200307
Vernici, inchiostri, adesivi e resineVernici ed inchiostri, adesivi e resine diverse da quelli di cui alla voce 200127200128
DetergentiDetergenti diversi da quelli di cui alla voce 200129*200130
Altri rifiutiAltri rifiuti biodegradabili200203
Rifiuti urbani indifferenziatiRifiuti urbani indifferenziati200301

Le attività che producono i rifiuti di cui alla tabella precedente e riportati nell’allegato L-quinquies sono, a titolo non esaustivo:

  1. Musei, biblioteche, scuole, associazioni, luoghi di culto
  2. Cinematografi e teatri
  3. Autorimesse e magazzini senza alcuna vendita diretta
  4. Campeggi, distributori carburanti, impianti sportivi
  5. Stabilimenti balneari
  6. Esposizioni, autosaloni
  7. Alberghi con ristorante
  8. Alberghi senza ristorante
  9. Case di cura e riposo
  10. Ospedali
  11. Uffici, agenzie, studi professionali
  12. Banche ed istituti di credito
  13. Negozi abbigliamento, calzature, libreria, cartoleria, ferramento e altri beni durevoli
  14. Edicola, farmacia, tabaccaio, plurilicenze
  15. Negozi particolari quali filatelia, tende e tessuti, tappeti, cappelli e ombrelli, aniquariato
  16. Banchi di mercato beni durevoli
  17. Attività artigianali tipo botteghe: parrucchiere, barbiere, estetista
  18. Attività artigianali tipo botteghe: falegname, idraulico, fabbro, elettricista
  19. Carrozzeria, autofficina, elettrauto
  20. Attività artigianali di produzione beni specifici
  21. Ristoranti, trattorie, osterie, pizzerie, pub
  22. Mense, birrerie, hamburgherie
  23. Bar, caffè, pasticceria
  24. Supermercato, pane e pasta, macelleria, salumi e formaggi, generi alimentari
  25. Plurilicenze alimentari e/o miste
  26. Ortofrutta, pescherie fiori e piante, pizza al taglio
  27. Ipermercati di generi misti
  28. Banchi di mercato generi alimentari
  29. Discoteche, night club

Quindi ogni problema relativo alla gestione dei rifiuti prodotti da queste strutture e rientranti nell’allegato L-quater è risolto? In realtà no in quanto gli obblighi gravanti sul Produttore di rifiuti permangono.

Basti pensare ad esempio al caso specifico delle vernici. Come si può osservare dalla tabella, è possibile affidare al gestore pubblico, se lo si desidera, unicamente le vernici che a valle della caratterizzazione risultino non pericolose. Infatti non è prevista la possibilità di affidare al gestore pubblico i rifiuti pericolosi prodotti da Enti ed imprese.

Pertanto è importante rimarcare ancora una volta quando già ribadito dal D.Lgs. 152/2006 relativamente alle responsabilità che gravano sul Produttore di rifiuti ed all’importanza di procedere ad una corretta caratterizzazione e classificazione degli stessi. (art. 184 D.Lgs. 152/2006)

Solo a valle di tali attività, verificato che il rifiuto è non pericoloso, è possibile affidare i rifiuti che fino al 31 Dicembre 2020 erano speciali e che dal 1° Gennaio 2021 sono divenuti urbani, al gestore pubblico dei rifiuti.

Le utenze non domestiche devono quindi, entro il 31 Maggio 2021, decidere se affidare i propri rifiuti ad un soggetto privato o al servizio di raccolta rifiuti urbani del proprio comune.

Laddove l’utenza non domestica opti per l’affidamento al soggetto privato è bene ricordare che tale scelta è valida per 5 anni salva la possibilità per il gestore del servizio pubblico, dietro richiesta dell’azienda, di riprendere l’erogazione del servizio anche prima della scadenza quinquennale.

Per info e consulenza: info@ambiente-rifiuti.com

Ambiente&Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti

Avvio servizio ViViFir

Lunedì 8 Marzo entrerà in vigore il nuovo servizio di vidimazione dei formulari di identificazione dei rifiuti denominato ViViFIR di Ecocamere.

L’entrata in vigore del servizio ViViFIR avviene grazie all’applicazione dell’art. 193 comma 5 del D.LGs. 152/2006 e s.m.i. che riportiamo qui:

“Fino alla data di entrata in vigore del decreto di cui all’articolo 188-bis, comma 1, in alternativa alle modalità di vidimazione di cui al comma 3, il formulario di identificazione dei rifiuti può essere prodotto in format esemplare da stamparsi e compilarsi in duplice copia conforme al decreto del Ministero dell’Ambiente 1° Aprile 1998 n. 145, identificato da un numero univoco ottenuto tramite apposita applicazione raggiungibile attraverso i portali istituzionali delle Camere di Commercio”

A decorrere dall’8 Marzo assisteremo alla coesistenza dei classici formulari di identificazione rifiuti, in carta chimica autoricalcante su 4 copie, e dei formulari vidimati virtualmente da stamparsi su classici fogli in formato A4.

Con l’introduzione di questa nuova modalità di vidimazione del formulario assistiamo anche ad una diversa distribuzione delle copie del formulario.

Come ben sappiamo, le quattro copie dei formulari classici sono così distribuite:

  • La prima copia resta al Produttore nel momento in cui il trasportatore prende in carico il rifiuto e lo trasporta in impianto di destino;
  • Le tre copie restanti viaggiano, unitamente al trasportatore ed ai rifiuti, verso l’impianto di destino;
  • L’impianto di destino trattiene per sé una copia una volta completate le procedure di accettazione del rifiuto in impianto;
  • Le ultime due copie vengono restituite al trasportatore il quale ha l’obbligo, entro 90 giorni dal conferimento, di restituire una copia al Produttore.

Il formulario vidimato virtualmente segue invece una dinamica leggermente diversa, caratterizzata dalla duplice copia prevista dall’art. 193 comma 5 del D.Lgs. 152/2006.

Le due copie che saranno stampate (non fotocopiate) dovranno essere caratterizzate dall’apposizione di una barra sulla cella posta in calce al documento ad indicare se spetta al Produttore o al destinatario.

Infatti la norma prevede che:

  • La prima copia resti al Produttore mentre la seconda accompagna il trasportatore fino all’impianto di destino;
  • Il destinatario trattiene per sé la copia del formulario, una volta completate le procedure di accettazione in impianto;
  • Tutti gli altri soggetti coinvolti ricevono una fotocopia del formulario completa in tutte le sue parti.

Le copie del formulario devono essere conservate per tre anni.

Il trasportatore ha l’obbligo di consegnare, con le modalità consuete in uso e previste dalla norma, una fotocopia del formulario al Produttore entro 90 giorni dalla consegna dei rifiuti in impianto.

Ricordiamo che le modalità di consegna del formulario al Produttore sono:

  • Trasmissione in formato cartaceo
  • Trasmissione a mezzo PEC all’indirizzo del Produttore

Fatta questa breve panoramica del nuovo servizio di vidimazione del formulario, proviamo a dare delle risposte alle domande più frequenti che ci sono pervenute in questi giorni:

ViViFIR permette la stampa di un nuovo modello di formulario?

No, il formulario non ha subito alcuna variazione nei suoi campi. Il servizio ViViFIR sostituisce unicamente il servizio di vidimazione dei formulari in carta chimica autoricalcante

Posso vidimare digitalmente i formulari acquistati in tipografia?

I formulari in carta chimica autoricalcante in 4 copie non possono essere vidimati digitalmente, ma devono essere vidimati presso le Camere di Commercio nelle modalità consuete. Pertanto le imprese potranno utilizzare sia i classici formulari in carta chimica, opportunamente vidimati fisicamente presso le camere di commercio, sia quelli vidimati virtualmente.

I vecchi formulari potranno essere ancora utilizzati?

Si. La norma non ha disposto l’annullamento dei formulari in carta chimica che restano quindi in uso.

Il nuovo servizio ViViFIR permette di fatto la coesistenza dei due formulari stampati su supporti cartacei differenti

Il trasporto dei rifiuti può quindi essere effettuato senza formulario o con la sola copia digitale? Assistiamo alla dematerializzazione del formulario?

Assolutamente no. Il servizio ViViFIR sostituisce unicamente il servizio di vidimazione presso le camere di commercio e non rappresenta una dematerializzazione del formulario di identificazione rifiuti che resta il principale strumento di tracciabilità dei rifiuti. La vidimazione virtuale è un utile supporto alle imprese per snellire l’eccessiva burocrazia.

Fino ad oggi il formulario lo emetteva il trasportatore, io che sono Produttore posso emetterlo?

Certamente. La norma non è cambiata da questo punto di vista ed il Produttore è uno dei soggetti deputati alla emissione del formulario. Se il Produttore intende procedere con la vidimazione del formulario e stampa dello stesso dovrà effettuare l’autenticazione sul sito vivifir.ecocamere.it attraverso uno dei sistemi riconosciuti (SPID, CN, EACO), per conto della propria azienda e creare il suo blocco di formulari.

Tramite l’applicazione ViViFir posso compilare il formulario prima di stamparlo?

No, l’applicazione ViViFIR rappresenta un servizio di vidimazione virtuale e non è un software gestionale per la compilazione dei formulari. Il formulario vidimato dovrà essere stampato e compilato manualmente oppure l’utente potrà stampare su di esso i dati in formato digitale mediante utilizzo di software gestionale altre procedure di automazione d’ufficio.

Posso compilare il formulario che ho scaricato dal sito ViViFIR con un editor PDF?

No, in quanto il file che viene scaricato è in formato PDF/A e quindi non modificabile con un editor di PDF. In tal caso dovranno essere stampate le due copie del formulario e dovranno essere compilate a mano.

In alternativa esistono i sistemi di interoperabilità con i propri sistemi gestionali in uso, se la software house li ha messi a disposizione.

Posso verificare se un formulario è effettivamente generato tramite il servizio ViViFIR?

Si. Sul portale vivifir.ecocamere.it è disponibile il servizio di verifica. Inserendo il numero seriale del formulario è possibile verificare una serie di informazioni quali: data di generazione, impresa o ente che lo ha richiesto, Camera di Commercio di competenza che vidimato virtualmente il formulario.

Quante volte posso stampare il formulario che ho scaricato?

Ogni formulario scaricato va stampato e utilizzato per un solo trasporto

E’ possibile fotocopiare il formulario che ho scaricato per avere più copie a disposizione?

Il formulario, stante quanto disposto dalla norma, deve essere prodotto in due copie. Ognuna delle due copia deve essere contraddistinta dal soggetto di appartenenza (Produttore o Destinatario) attraverso l’apposizione di una barra nella casella posta in calce al documento.

Quanto costa vidimare virtualmente i formulari?

Il servizio è gratuito.

Per quanti intendono procedere con l’accesso al servizio ViViFIR, riportiamo di seguito una brevissima sintesi delle istruzioni operative e vi rimandiamo per un approfondimento al sito vivifir.ecocamere.it

Accesso al servizio

L’accesso al servizio è effettuato da un utente (persona fisica) che si autentica mediante propria identità legale (CNS, SPID, CIE) e indica l’impresa o l’ente per conto della quale intende operare.

Nel caso di impresa il sistema ViViFIR verifica che la persona abbia titolo a rappresentare l’impresa; nel caso di un ente viene invece inviata richiesta di conferma della delega all’indirizzo istituzionale presene in Indica PA.

Il rappresentante dell’impresa o dell’ente, una volta inseriti i propri dati anagrafici può effettuare le seguenti operazioni:

  • Operare in prima persona
  • Delegare una o più persone, che accederanno anch’esse mediante propria identità legale, ad effettuare le successive operazioni e potranno a loro volta delegare altre persone (subdelega)
  • Richiedere le credenziali tecniche per l’accesso applicativo da fornire al software gestionale per l’interoperabilità.

Vidimazione

L’utente autenticato potrà richiedere la produzione del numero univoco da riportare sul proprio formulario di identificazione del rifiuto.

Le modalità sono:

  • Online accedendo al portale ViViFir. Il sistema dopo aver generato il numero univoco del formulario consente allo stesso di produrre un modello prefincato in formato conforme a quanto previsto dal DM 1 Aprile 1998 n. 145 e contraddistinto da un QR Code. L’utente potrà stampare il formulario e compilarlo manualmente oppure stampare sul formulario i dati contenuti nel gestionale;
  • Applicativamente attraverso il proprio sistema informatico. Tale modalità prevede l’interfaccia con i servizi applicativi e l’autenticazione mediante credenziali tecniche richieste in precedenze.

Ambiente&Rifiuti – Consulenza tecnica per la gestione dei rifiuti