Registro di carico e scarico rifiuti…l’abc

Ing. Vito la Forgia
Ambiente & Rifiuti

Torniamo agli albori della corretta gestione dei rifiuti cercando di dare delle informazioni utili sulla corretta tenuta del registro di carico e scarico rifiuti.

Il motivo per il quale questo articolo nasce è dettato dalle necessità emerse nelle imprese dove i registri di carico e scarico sono spesso affidati ad operai ed impiegati che non vengono formati adeguatamente.

Ciò accade perché la questione rifiuti è lungi dall’essere considerata come parte integrante delle attività gestionali dell’impresa e spesso gli imprenditori ritengono sia semplicemente una seccatura da affidare a qualcuno.

Cosa si trascura in un sistema gestionale di questo tipo? Sicuramente delle sanzioni a carico dell’impresa ma soprattutto del legale rappresentante che in quanto tale è responsabile della gestione dei rifiuti se non opportunamente delegata ad un responsabile ed in secondo luogo si corre il rischio di non avere sotto controllo l’andamento economico della propria gestione dei rifiuti.

Ci sono casi in cui una corretta gestione dei rifiuti ha permesso all’impresa di recuperare oltre 1000 € per ogni carico di rifiuti avviato a recupero.

Prima di iniziare ad illustrare chi sono i soggetti obbligati alla tenuta del registro di carico e scarico riteniamo utile pertanto illustrare quali sono le sanzioni alle quali ci si espone quando viene riscontrata una cattiva gestione del registro.

Omessa o incompleta tenuta del registro di carico e scarico

  • Chiunque omette di tenere o tenga in modo incompleto il registro di carico e scarico relativamente ai rifiuti non pericolosi è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da Euro 2.600,00 a Euro 15.500,00 La sanzione è ridotta da Euro 1.040,00 a Euro 6.200,00 nel caso di imprese che occupano un numero di unità lavorative inferiore a 15 dipendenti calcolate con riferimento al numero di dipendenti occupati a tempo pieno durante un anno, mentre i lavoratori a tempo parziale e quelli stagionali rappresentano frazioni di unità lavorative annue.
  • Chiunque omette di tenere o tenga in modo incompleto il registro di carico e scarico relativamente ai rifiuti pericolosi è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da Euro 15.500,00 a Euro 93.000,00 nonché con la sanzione amministrativa accessoria della sospensione da un mese ad un anno della carica rivestita dal soggetto responsabile dell’infrazione e dalla carica di amministratore.
  • La sanzione è ridotta da Euro 2.070,00 a Euro 12.400,00, nel caso di imprese che occupano un numero di unità lavorative inferiore a 15 dipendenti calcolate con riferimento al numero di dipendenti occupati a tempo pieno durante un anno, mentre i lavoratori a tempo parziale e quelli stagionali rappresentano frazioni di unità lavorative annue.

E’ chiaro quindi che l’incaricato alla compilazione del registro di carico e scarico è bene che sia adeguatamente formato al fine di evitare di incorrere in sanzioni.

Le modalità di gestione del registro di carico e scarico sono disciplinate dal DM 148/1998.

 

Sono tenuti a compilare il registro di carico e scarico ai sensi dell’art. 190, comma 1  3  e dell’art. 189, comma 3   e dell’art. 184, comma 3 lett. c), d) e g)   del D.lgs 152/2006 e successive modifiche.

  • Le imprese ed enti produttori iniziali di rifiuti pericolosi;
  • Gli imprenditori agricoli di cui all’articolo 2135 del codice civile con un volume di affari annuo superiore a € 8.000,00;
  • Le imprese e gli enti produttori di rifiuti non pericolosi derivanti da:
    • Lavorazioni industriali;
    • Lavorazioni artigianali;
    • Attività di recupero (allegato C alla parte IV del D.Lgs. 152/2006) e smaltimento (allegato B alla parte IV del D.Lgs. 152/2006) di rifiuti;
  • Fanghi derivanti da:
    • Potabilizzazione;
    • Altri trattamenti delle acque reflue;
    • Abbattimento fumi;
  • Chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e trasporto di rifiuti;
  • Gli intermediari ed i commercianti di rifiuti senza detenzione;
  • Le imprese egli enti che effettuano operazioni di recupero e smaltimento di rifiuti;
  • Consorzi istituiti per il recupero ed il riciclaggio di particolari tipologie di rifiuti;
  • Il gestore del servizio idrico integrato che tratta rifiuti (art. 11, comma 7, D.Lgs. 152/2006);
  • Il gestore dell’impianto portuale di raccolta e del servizio di raccolta con riguardo ai rifiuti prodotti dalle navi e consegnati nei porti (art. 4, comma 6, D.Lgs. 182/2003).

Sono esonerati dall’obbligo di tenuta del registro:

  • Gli imprenditori agricoli di cui all’art. 2135 (produttori di rifiuti pericolosi e non pericolosi) con un volume di affari annuo non superiore a € 8.000,00;
  • I consorzi istituiti con le finalità di recuperare particolari tipologie di rifiuto che dispongono di evidenze documentali o contabili con analoghe funzioni del registro di carico e scarico (art. 190, comma 8, D.Lgs. 152/2006);
  • I produttori di rifiuti costituiti dal materiale proveniente dalla manutenzione ordinaria di sistemi di trattamento di acque reflue domestiche (art. 110, comma 3 e 7, D.Lgs. 152/2006);
  • I produttori di rifiuti pericolosi che non sono qualificabili come imprese o ente (art. 11 Legge 25/01/2006, n. 29 “Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità Europee);
  • I produttori di rifiuti speciali non pericolosi derivanti da:
    • Attività agricole e agro-industriali;
    • Attività di demolizione, costruzione e scavo;
    • Attività commerciali;
    • Attività di servizio;
    • Attività sanitarie.

Modelli di gestione del registro di carico e scarico rifiuti

I modelli oggi vigenti del registro di carico e scarico dei rifiuti sono quelli già stabiliti dal D.M. 148/98.

I modelli sono due:

  • Modello A: per i soggetti che producono, recuperano, smaltiscono, trasportano o commerciano e intermediario i rifiuti con detenzione;
  • Modello B: per i soggetti che commerciano e intermediano rifiuti senza detenzione (ossia i soggetti iscritti in categoria 8 dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali);

I registri di carico e scarico, secondo quanto previsto dall’art. 190 comma 6 del D.Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii, devono essere vidimati e gestiti con le procedure e le modalità fissate dalla normativa sui registri IVA.

I registri di carico e scarico prima di poter essere utilizzati devono essere registrati nel registro IVA.

Prima di poter iniziare ad annotare le operazioni di carico e scarico o di intermediazione di rifiuti è obbligatorio vidimare i registri presso le Camere di Commercio territorialmente competenti.

Si segnala che la vidimazione ha un costo di € 25,00 e che all’atto della vidimazione è obbligatorio presentare il registro di carico e scarico unitamente al modello L2.

Inoltre è obbligatorio compilare il frontespizio del registro prima della vidimazione.

Come si individua la Camera di Commercio territorialmente competente?

La Camera di Commercio territorialmente competente è quella della provincia in cui ha sede legale l’impresa o quella della provincia in cui è situata l’unità locale presso la quale viene tenuto il registro di carico e scarico.

E’ possibile tenere il registro con modalità informatiche?

I registri di carico e scarico possono essere tenuti con modalità informatiche a condizione di rispettare la frequenza delle annotazioni stabilite dalla normativa.

Modello A

Il registro di carico e scarico è un documento all’interno del quale devono essere annotate le caratteristiche chimico fisiche dei rifiuti presi in carico e scaricati. Pertanto le operazioni che dovranno esservi annotate sono di due tipi:

  • Operazioni di carico quando il rifiuto viene prodotto o preso in carico da terzi (solo per gli impianti di recupero/smaltimento)
  • Operazioni di scarico quanto il rifiuto viene allontanano per essere conferito a soggetti terzi autorizzati. Per gli impianti di recupero/smaltimento le operazioni di scarico coincidono con quanto detto prima e con le operazioni di recupero/smaltimento (da R1 a R12 e da D1 a D14).

I registri di carico e scarico sono composti da righe (in genere 2 o 3 per foglio) e da colonne.

Ogni riga deve essere utilizzata per singola operazione di carico o di scarico e per singolo codice CER.

Affinché il registro di carico e scarico sia completo è necessario che questo venga integrato con i formulari di identificazione rifiuti.

Frontespizio

Come abbiamo già detto in precedenza, prima di poter vidimare il registro, è necessario compilare il frontespizio. Quest’ultimo è composto da un serie di sezioni che devono così essere compilate:

Ditta  
  Ragione Sociale
Residenza e domicilio
Codice fiscale (che potrebbe coincidere con la partita IVA)
Ubicazione dell’esercizio
Attività svolta
Barrare la casella relativa alla propria attività
Produzione di rifiuti
Trasporto di rifiuti
Recupero di rifiuti
Smaltimento di rifiuti
Intermediazione e commercio di rifiuti con detenzione
Tipo di attività Il campo deve essere compilato solo dalle imprese che effettuano operazioni di recupero o di smaltimento e quindi dovranno essere indicate le sigle delle attività che vengono svolte (da R1 a R13 e da D1 a D15) come stabilito dall’allegato B e C del D.Lgs. 152/2006
Numero di registrazione Devono essere indicati il primo numero di registrazione e la data relativa, inserita nel registro di carico e scarico, e l’ultimo numero di registrazione e la data relativa, al momento della chiusura del registro.
Caratteristiche del rifiuto E’ un elenco meramente esplicativo delle possibili caratteristiche di pericolo dei rifiuti. Come si può osservare sui registri attualmente in uso tale elenco non è più aggiornato ed occorre rifarsi al Reg. 1357/2014 per le nuove caratteristiche di pericolo.

 

 

Casi particolari

  1. Quando l’impresa cambia sede dell’unità locale è necessario chiudere il registro di carico e scarico ed aprirne uno nuovo. La chiusura del registro avviene mediante l’annullamento delle pagine restanti non ancora compilate.
  2. Quando l’impresa cambia ragione sociale ma il luogo in cui i rifiuti vengono prodotti/gestiti ed il codice fiscale restano invariati, è sufficiente riportare i nuovi riferimenti sul frontespizio indicando gli estremi dell’atto di notifica e la data in cui è stata effettuata la variazione al Registro Imprese.
  3. Quando varia il codice fiscale dell’impresa è necessario chiudere il registro di carico e scarico ed aprirne uno nuovo secondo le modalità descritte al punto A.

Tempi di registrazione

Produttori: 10 gg dalla produzione del rifiuto e 10 gg dall’affidamento del rifiuto al trasportatore

Trasportatore: 10 gg dalla movimentazione del rifiuto

Impianto di recupero/smaltimento: 2 gg per la presa in carico di rifiuti da terzi; 10 gg dall’allontanamento del rifiuto ad impianti terzi in quanto si delineano come nuovi produttori di rifiuti.

Modello B

Il modello B, come abbiamo già anticipato deve essere compilato unicamente dagli intermediari di rifiuti senza detenzione ossia da quei soggetti che sono iscritti alla categoria 8 dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali.

Il modello B del registro di carico e scarico rifiuti per gli intermediari è disciplinato dal DM 148/98 ed anche in questo caso è necessario procedere alla vidimazione prima di poter iniziare ad effettuare le annotazioni di carico e scarico.

La vidimazione avviene presso le Camere di Commercio territorialmente competenti ed ha un costo di € 25,00.

Prima di poter procedere alla vidimazione è obbligatorio compilare il frontespizio.

Ditta  
  Ragione Sociale
Residenza e domicilio
Codice fiscale (che potrebbe coincidere con la partita IVA)
Ubicazione dell’esercizio
Caratteristiche del rifiuto E’ un elenco meramente esplicativo delle possibili caratteristiche di pericolo dei rifiuti. Come si può osservare sui registri attualmente in uso tale elenco non è più aggiornato ed occorre rifarsi al Reg. 1357/2014 per le nuove caratteristiche di pericolo.

Tempi di registrazione

Intermediari senza detenzione: 10 gg dalla movimentazione del rifiuto

Ricordiamo che gli intermediari di rifiuti senza detenzione non hanno diritto ad una copia originale del formulario di identificazione rifiuti. L’intermediario dovrà quindi completare il registro di carico e scarico con le copie fotostatiche dei formulari.

Nei prossimi numeri approfondiremo l’argomento illustrando le modalità di compilazione del registro di carico e scarico.

Conosci già ArSolution? Sai che puoi passare da un sistema di compilazione manuale del registro ad uno completamente digitale?

Richiedi la tua prova gratuita per 30 giorni compilando il form che trovi qui ed in breve potrai provare le potenzialità di ArSolution e scoprire che la gestione dei rifiuti può essere più semplice, economica e soprattutto affidabile.

Se hai necessità di maggiori chiarimenti o vuoi porre qualche domanda contattaci per richiedere una sessione di consulenza.

Ambiente & Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti

Ing. Vito la Forgia – v.laforgia@ambiente-rifiuti.com  

Scadenza Aprile 2016

78-Immagine4Come ogni anno, Aprile è un mese ricco di scadenze ambientali ed è corretto avere un promemoria a portata di mano per verificare se si è in regola o meno.

Entro il 30 Aprile le imprese obbligate dovranno:

  • Presentare la comunicazione MUD relativa ai rifiuti prodotti/trasportati/gestiti nel corso del 2015. Vi ricordiamo che il MUD può essere presentato in forma telematica o cartacea (esclusivamente per la versione semplificata e per chi ne ha i requisiti). Per ulteriori informazioni visitate la sezione MUD del nostro sito;
  • Effettuare il pagamento del contributo annuale obbligatorio SISTRI. Per conoscere l’importo è necessario accedere al proprio dispositivo SISTRI ed accedere all’area pagamenti della sezione “Gestione Azienda”;
  • Effettuare il pagamento dei diritti annuali di iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali. Qualunque impresa iscritta all’Albo Gestori Ambientali (categorie 1 – 2 bis – 3 bis – 4 – 5 – 6 – 8 – 9 -10) dovrà accedere alla propria area riservata sul sito web dell’ANGA, cliccare sul pulsante diritti ed effettuare il pagamento dell’importo calcolato dovuto. Vi ricordiamo che sono già due anni che l’ANGA non invia più i bollettini precompilati per il pagamento, pertanto non attendente inutilmente il decorrere dei termini. Il mancato pagamento dei diritti di iscrizione comporta la sospensione d’ufficio della propria autorizzazione;
  • Effettuare il pagamento dei diritti annuali di iscrizione al registro delle imprese che svolgono l’attività di recupero rifiuti in procedura semplificata;
  • Effettuare la dichiarazione RAEE al cdc RAEE per tutti gli impianti che stoccano e recupero RAEE e che dal 2014 hanno presentato la propria iscrizione al CdC RAEE secondo il D.Lgs 49/2014;
  • I produttori di AEE devono presentare l’apposito dichiarazione annuale;
  • Gli impianti di stoccaggio e trattamento rifiuti autorizzati in procedura semplificata in Puglia, dovranno presentare l’apposita comunicazione richiesta dalle prescrizioni autorizzative.

Noi siamo a vostra disposizione per informazioni e chiarimenti.

Ambiente & Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti

Ing. Vito la Forgia – v.laforgia@ambiente-rifiuti.com

Responsabilità del titolare per gestione illecita dei rifiuti

logo_laForgiaStante la sentenza della corte di cassazione del 3 Febbraio 2016 n. 8652, il titolare di un impresa o di un ente, è colpevole del reato di gestione illecita di rifiuti nel caso in cui i propri dipendenti abbiano abbandonato rifiuti, a causa di omessa vigilanza.

La sentenza in oggetto ha sottolineato come ai sensi dell’articolo 256, comma 1 e 2 del D.Lgs 152/2006  e ss.mm.ii. (ossia il reato di gestione illecita di rifiuti) il reato è configurabile nei confronti di qualsiasi soggetto che abbandoni rifiuti durante lo svolgimento di un’attività economica indipendentemente dalla qualifica formale sua o dell’attività.

Pertanto, nel caso in cui i dipendenti di un’azienda adottino un comportamento tale da rendersi colpevoli di abbandoni di rifiuti, il titolare della ditta partecipa all’illecito a titolo di concorso.

I titolari quindi devono sempre e comunque vigilare sull’operato dei propri dipendenti assicurandosi che la gestione dei rifiuti sia svolta in maniera corretta, formale, e possibilmente sulla base di protocolli scritti interni all’azienda e con una formazione continua del personale.

L’utilizzo sinergico degli strumenti appena riportati permette al titolare di potersi concentrare sul proprio business ed assicura che la gestione dei rifiuti venga svolta con assoluta diligenza da parte dei propri dipendenti i quali devono però d’altro canto essere opportunamente formati su come i rifiuti debbano essere gestiti.

A volte bastano poche e semplici regole per poter essere in regola con le normative vigenti evitando così sanzioni inutili.

Ambiente & Rifiuti – Consulenza tecnica per la gestione dei Vostri rifiuti

Ing. Vito la Forgia – v.laforgia@ambiente-rifiuti.com

E’ in vigore la nuova classificazione dei rifiuti

Se ne è parlato seppur sommessamente negli scorsi mesi ed oggi finalmente entra in vigore la nuova procedura per la classificazione dei rifiuti.

Grazie al decreto competitività, decreto legge n. 91/2014 convertito con modificazioni con la legge n.116/2014 ed entrato in vigore 2014, da oggi sono valide le nuove procedure per la classificazione dei rifiuti. Le nuove procedure si concretizzano con una premessa all’allegato D della parte IV del D.lgs. 152/2006 e forniscono una serie di istruzioni che dovrebbero essere seguite per poter procedere ad una corretta classificazione dei rifiuti.

A parere di chi scrive ad ogni modo le procedure potevano essere più dettagliate, poiché in alcuni casi restano nebulose, e studiate un pochino meglio poiché nel voler seguire la scala gerarchica imposta nella nuova premessa alcune attività che oggi vengono svolte inizialmente perdono il loro valore e vengono ad essere eseguite in una fase successiva. Sicuramente ciò dipende molto dall’esperienza e dalla soggettività di chi procede alla classificazione dei rifiuti.

Ad ogni modo prima di procedere con una descrizione delle novità che sono state introdotte è bene sottolineare che a Giugno 2015 cambierà anche il Catalogo Europeo dei Rifiuti grazie all’applicazione del regolamento 1272/2008/CE sulla classificazione, imballaggio ed etichettatura delle sostanze chimiche, del regolamento 1357/2014/UE sulle caratteristiche di pericolo dei rifiuti e della decisione 2014/995/UE recante il nuovo Elenco europeo dei rifiuti. In pratica l’Unione Europea si è aggiornata al progresso delle nuove tecnologie ed all’armonizzazione delle norme (si veda ad esempio l’ADR) e tenta di raggiungere un punto di convergenza tra norme che molto spesso non si parlano, si veda ad esempio il caso di trasporto di rifiuti pericolosi in ADR e della confusione che spesso ne deriva.

Pertanto l’invito ai lettori è quello di tenersi costantemente aggiornati in questo periodo di profonda rivoluzione per adattare le proprie procedure di gestione rifiuti con le novità normative.

Diamo uno sguardo più da vicino alle novità che sono state introdotte.

  • La classificazione dei rifiuti è effettuata dal produttore assegnando ad essi il competente codice CER applicando le disposizioni contenute nella decisione 2000/532/CE. ( e non si potrebbe essere in disaccordo con ciò date le ricadute in termini di responsabilità sul produttore)
  • Se un rifiuto è classificato con codice CER pericoloso “assoluto”, esso è pericoloso senza alcuna ulteriore specificazione (ciò pone non pochi problemi nel caso in cui il rifiuto venga classificato con codice CER pericoloso e non presenti poi delle reali caratteristiche di pericolo)
  • Le proprietà di pericolo, definite da H1 ad H15, possedute dal rifiuto, devono essere determinate al fine di procedere alla sua gestione.
  • Se un rifiuto è classificato con codice CER non pericoloso “assoluto”, esso è non pericoloso senza ulteriore specificazione.
  • Se un rifiuto è classificato con codici CER speculari, uno pericoloso ed uno non pericoloso per stabilire se il rifiuto è pericoloso o non pericoloso debbono essere determinate le proprietà di pericolo che esso possiede. Le indagini da svolgere per determinare le proprietà di pericolo che un rifiuto possiede sono le seguenti:
    • Individuare i composti presenti nel rifiuto attraverso:
      • La scheda informativa del produttore;
      • La conoscenza del processo chimico;
      • Il campionamento e l’analisi del rifiuto.
    • Determinare i pericoli connessi a tali composti attraverso:
      • La normativa europea sulla etichettature delle sostanze e dei preparati pericolosi;
      • Le fonti informative europee ed internazionali;
      • Le schede di sicurezza dei prodotti da cui deriva il rifiuto (chi scrive avrebbe posto molto più in alto questa voce nelle procedure da seguire poiché è uno dei documenti principali che è possibile ritrovare dal produttore e che fornisce una prima e rapida informazione sulle caratteristiche di pericolo delle materie prime che danno poi origine, al termine dei processi di produzione, al rifiuto).
    • Stabilire se le concentrazioni dei composti contenuti comportino che il rifiuto presenti delle caratteristiche di pericolo mediante comparazione delle concentrazioni rilevate all’analisi chimica con il limite soglia per le frasi di rischio specifiche dei componenti, ovvero effettuazione dei test per verificare se il rifiuto ha determinate proprietà di pericolo;
    • Se i componenti di un rifiuto sono rilevati dalle analisi chimiche solo in modo aspecifico, e non sono perciò noti i composti specifici che lo costituiscono, per individuare le caratteristiche di pericolo del rifiuto devono essere presi come riferimento i composti peggiori, in applicazione del principio di precauzione,
    • Quando le sostanze presenti in un rifiuto non sono note o non sono determinate con modalità stabilite nei punti precedenti, ovvero le caratteristiche di pericolo non possono essere determinate, il rifiuto si classifica come pericoloso;
    • La classificazione in ogni caso avviene prima che il rifiuto sia allontanato dal luogo di produzione (chi scrive è del parere che la classificazione andrebbe fatta già al momento della produzione del rifiuto così da poter gestire correttamente il deposito temporaneo e non esporsi a sanzioni per discarica abusiva di rifiuti a causa della mancata classificazione ed etichettatura dei rifiuti).

Come si può osservare la premessa appare corposa, ma d’altro canto si è tentato di mettere in ordine pratiche che già venivano affrontate nella classificazione di un rifiuto da parte dei professionisti del settore.

Occorre ora vedere cosa accadrà nei prossimi mesi e come sarà possibile applicare in tutto o in parte questo vademecum per la classificazione dei rifiuti. Come già espresso nei commenti tra parentesi posti in prossimità di alcuni punti, sorgono delle perplessità in merito ad alcune indicazioni e possiamo auspicare che questa premessa venga rivista e riscritta, magari con qualche dettaglio tecnico in più, così da rendere più fluente la classificazione dei rifiuti e meno arbitraria possibile.

Ambiente & Rifiuti – Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti

Ing. Vito la Forgia – v.laforgia@ambiente-rifiuti.com

Pubblicato il nuovo Regolamento dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali

20136241141

Nuovo Regolamento Albo Nazionale Gestori Ambientali – 2014

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 23 Agosto 2014 del Decreto 3 Giugno 2014, prende finalmente vita il nuovo Regolamento dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali.

Pur avendone già parlato in un precedente articolo della bozza del regolamento, si ritiene importante riprendere nuovamente quali sono le principali novità introdotte e verificare le eventuali modifiche introdotte.

Vediamo più da vicino quali sono le novità che interesseranno le imprese iscritte e quelle che vorranno iscriversi alle varie categorie dell’albo.

Categorie di iscrizione all’Albo:

la prima novità che sarà possibile sin da subito osservare, e che a parere di chi scrive è giusto che sia stata introdotta, è una sostanziale rivoluzione delle categorie di iscrizione. Attualmente l’elenco delle categorie ne prevede alcune che sono ormai sospese, ed altre che sono state introdotte successivamente e che per quanto rientrino nelle gestioni semplificate, è corretto che abbiamo un nome che le identifichi senza equivoci.

Categoria 1: raccolta e trasporto di rifiuti urbani (si può ben pensare che all’interno di questa categoria rientrino anche tutte le attuali sottocategorie, comprese quella di gestione dei centri di raccolta)

Categoria 2 bis: produttori iniziali di rifiuti non pericolosi che effettuano operazioni di raccolta e trasporto dei propri rifiuti, nonché i produttori iniziali di rifiuti pericolosi che effettuano operazioni di raccolta e trasporto dei propri rifiuti pericolosi in quantità non eccedenti 30 kg o 30 litri al giorni. (Questa categoria è oggi nota come semplificatissima, light o iscrizione art. 212 comma 8 D.Lgs. 152/2006, di cui tanto si è detto nel corso degli anni a causa della scarsa regolamentazione e che quasi certamente continuerà a far parlare di sé)

Categoria 3 bis: distributori e installatori di apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE), trasportatori di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche in nome dei distributori, installatori e gestori di centri di assistenza tecnica di tali apparecchiature (questa categoria è ovviamente riservata ai soggetti individuati nel D.M 65 del 8 Marzo 2010, ricompreso e leggermente modificato nel D.Lgs n. 49 del 2014 che ha praticamente riscritto il sistema di gestione dei RAEE)

Categoria 4: raccolta e trasporto di rifiuti speciali non pericolosi (questa categoria è rimasta attualmente invariata ed al suo interno sono ricomprese le imprese una volta iscritte nella ormai abolita categoria 2)

Categoria 5: raccolta e trasporto di rifiuti speciali pericolosi (anche questa categoria è attualmente vigente e non subisce modifiche, al suo interno sono ricomprese le imprese una volta iscritte nella ormai abolita categoria 3)

Categoria 6: imprese che effettuano il solo esercizio dei trasporto transfrontalieri di rifiuti di cui all’articolo 196, comma 3 del D.Lgs. 152/2006 (attualmente la categoria 6 è abrogata ed un tempo era riservata alla gestione di impianti. I soggetti ricompresi in questa categoria sono stati recentemente disciplinati con l’introduzione del D.Lgs. 205/2010)

Categoria 7: operatori logistici presso le stazioni ferroviarie, gli interporti, gli impianti di terminalizzazione, gli scali merci e i porti ai quali, nell’ambito del trasporto intermodale, sono affidati rifiuti in attesa della presa in carico degli stessi da parte dell’impresa ferroviaria o navale o dell’impresa che effettua il successivo trasporto (anche questa categoria un tempo riservata alla gestione di impianti mobili è ad oggi abrogata e verrà quindi rimpiazzata da questi nuovi soggetti di cui si è sentito sempre più parlare grazie all’introduzione del SISTRI)

Categoria 8: intermediazione e commercio di rifiuti senza detenzione dei rifiuti stessi ( questa categoria parla da sé, dal 2011 è stata disciplinata con l’obbligo, per le imprese che effettuano operazioni di intermediazione e commercio di rifiuti senza detenzione, di iscriversi all’albo e di presentare le apposite garanzie finanziarie, nominare un Responsabile Tecnico, e dimostrare di avere la capacità finanziaria. In questo frangente furono modificati i requisiti classici del RT. A parere di chi scrive, pur condividendo la necessità di avere un RT che sia un vero tecnico ed esperto del settore, i nuovi requisiti andavano estesi anche alle altre categorie e non alla sola categoria 8 che rimane probabilmente una delle categorie meno tecniche dell’albo)

Categoria 9: Bonifica di siti (nulla è variato rispetto all’attuale disciplina)

Categoria 10: Bonifica di beni contenenti amianto (nulla è variato rispetto all’attuale disciplina)

Il regolamento, in merito alle categorie appena descritte, fornisce già dei chiarimenti, che certamente le imprese avrebbero richiesto.

Data la confusione nata in merito all’abolizione delle categorie 2 e 3, nelle quali era molto semplice ritrovare le imprese con una licenza di trasporto conto proprio, nel nuovo regolamento vengono sin da subito chiariti alcuni concetti che fanno riferimento in maniera indiretta proprio alla differenza di licenze ed alla importanza delle categorie ordinarie rispetto alle semplificate. Difatti, le imprese iscritte nelle categorie 4 e 5 possono svolgere le attività già ricomprese nelle categorie, rispettivamente, 2 bis e 3 bis a condizione che lo svolgimento di queste ultime attività non comportino la variazione della categoria, della classe e della tipologia di rifiuti per la quale l’impresa è iscritta. Inoltre, le imprese che risultano iscritte nelle categorie 1, 4 e 5, possono svolgere le attività della categoria 6 a condizione di rispettare i vincoli citati qualche rigo sopra.

Classi di iscrizione dell’Albo:

Come già siamo abituati a vedere, per ogni categoria di iscrizione, l’impresa deve anche stabilire in quale classe intende iscriversi (ovviamente l’impresa dovrà dimostrare di avere i requisiti per poterlo fare).

Per la categoria 1 le classi di iscrizione restano invariate (ci si attende una semplificazione in merito alle sottocategorie)

Classe A: superiore o uguale a 500.000 abitanti;

Classe B: inferiore a 500.000 abitanti e superiore o uguale a 10.000 abitanti

Classe C: inferiore a 100.000 abitanti e superiore o uguale a 50.000 abitanti

Classe D: inferiore a 50.000 abitanti e superiore o uguale a 20.000 abitanti

Classe E: inferiore a 20.000 abitanti e superiore o uguale a 5.000 abitanti

Classe F: inferiore a 5.000 abitanti

Per le categorie 4 – 5 – 6 – 7 – 8 le classi di iscrizione restano invece associate alle tonnellate annue che l’azienda intende movimentare.

CLASSE A: quantità annua complessivamente gestita superiore o uguale a 200.000 tonnellate;

CLASSE B: quantità annua complessivamente gestita superiore o uguale a 60.000 tonnellate e inferiore a 200.000 tonnellate

CLASSE C: quantità annua complessivamente gestita superiore o uguale a 15.000 tonnellate e inferiore a 60.000 tonnellate

CLASSE D: quantità annua complessivamente gestita superiore o uguale a 6.000 tonnellate e inferiore a 15.000 tonnellate

CLASSE E: quantità annua complessivamente gestita superiore o uguale a 3.000 tonnellate e inferiore a 6.000 tonnellate

CLASSE F: quantità annua complessivamente gestita inferiore a 3.000 tonnellate

Per le categorie 9 e 10 invece le classi di iscrizione sono vincolate all’importo dei lavori di bonifica cantierabili:

CLASSE A: oltre 9.000.000,00 €

CLASSE B: fino a 9.000.000,00 €

CLASSE C: fino a 2.500.000,00 €

CLASSE D: fino a 1.000.000,00 €

CLASSE E: fino a 200.000,00 €

Gli importi, così come stabilito dal regolamento potrebbero essere modificati dal Comitato Nazionale, ed inoltre potrebbero essere individuate delle specifiche attività che vadano a generare delle sottocategorie di quelle principali proposte (si vedano le sottocategorie della categoria 1 ad esempio)

Requisiti di impresa per iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali

Come già accade, tutte le imprese che intendono accedere all’Albo per la gestione dei rifiuti, devono dimostrare di essere in possesso di determinati requisiti, la cui mancanza comporta la non iscrizione o la cancellazione dell’impresa dall’elenco delle imprese iscritte.

E’ bene sottolineare che per le imprese iscritte vi è l’obbligo di comunicare all’albo qualsiasi variazione intervenga e che possa modificare i requisiti di impresa, entro 30 gg dal verificarsi di tale variazione.

Riportiamo di seguito i requisiti per l’iscrizione:

Le imprese e gli enti sono iscritti all’Albo (ed anche quelle che intendono iscriversi dunque) se possiedono i requisiti di capacità tecnica e finanziaria.

Nello specifico devono dimostrare:

Requisiti di capacità tecnica:

a)     nella qualificazione professionale dei responsabili tecnici;

b)     nella disponibilità dell’attrezzatura tecnica necessaria, risultante, in particolare, dai mezzi d’opera, dagli attrezzi, dai materiali di cui l’impresa o l’ente dispone;

c)      in un’adeguata dotazione di personale;

d)     nell’eventuale esecuzione di opere o nello svolgimento di servizi nel settore per il quale é richiesta l’iscrizione o in ambiti affini.

Requisiti di capacità finanziaria:

La capacità finanziaria, ossia la capacità dell’azienda di far fronte in maniera ordinaria e puntuale alle proprie obbligazioni di natura finanziaria, deve essere dimostrata attraverso documenti che siano in grado di comprovare le potenzialità economiche dell’impresa stessa. Normalmente è possibile avvalersi dei seguenti documenti:

–          Bilanci

–          Affidamenti Bancaria

–          Volume d’affari

La capacità finanziaria deve essere adeguata alla categoria e classe alla quale ci si intende iscrivere, e lo stesso vale per la capacità tecnica.

Responsabile Tecnico

Già in passato si è discusso e parlato molto della figura del Responsabile Tecnico. Molto spesso associata all’ombra di una persona che essendo in possesso dei requisiti tabellati nelle varie delibere dell’albo gestori ambientali, prestava la propria competenza all’azienda che intendeva iscriversi all’Albo. Quasi sempre questa figura veniva (e viene) messa in disparte senza tener conto del suo parere tecnico né delle sue responsabilità in materia. Con il nuovo regolamento dell’Albo sembra che chiarezza venga fatta rispetto alla delibera n. 4 del 27/09/2000 che sommariamente dettava delle regole (poche e confuse) su quali fossero le responsabilità del RT.

Secondo quanto riportato dal nuovo regolamento dell’Albo i compiti di un RT sono:

  1. Compito del responsabile tecnico è porre in essere azioni dirette ad assicurare la corretta organizzazione nella gestione dei rifiuti da parte dell’impresa nel rispetto della normativa vigente e di vigilare sulla corretta applicazione della stessa; (questo è un aspetto di non poco conto e mette in evidenza la necessità e l’obbligo per l’impresa di coinvolgere attivamente il RT nella gestione dei rifiuti);
  2. Il responsabile tecnico svolge la sua attività in maniera effettiva e continuativa ed è responsabile  dei compiti di cui al punto precedente;
  3. Il Comitato nazionale può disciplinare più nel dettaglio i compiti e le responsabilità del responsabile tecnico (ed è auspicabile che ciò avvenga in tempi rapidi);
  4. I requisiti del responsabile tecnico consistono in:

–          idonei titoli di studio;

–          esperienza maturata in settori di attività per i quali é richiesta l’iscrizione;

  1. L’idoneità del RT, è attestata mediante una verifica iniziale della preparazione del soggetto e, con cadenza quinquennale, mediante  verifiche volte a garantire il necessario aggiornamento;
  2. È dispensato dalle verifiche il legale rappresentante dell’impresa che ricopre anche l’incarico di responsabile tecnico e che abbia maturato esperienza nel settore di attività oggetto dell’iscrizione secondo criteri stabiliti con deliberazione del Comitato nazionale (è un aspetto che appare discutibile dato che anche il legale rappresentante, pur assumendosi le proprie responsabilità in solido con l’impresa, dovrebbe essere obbligato ad essere sempre aggiornato);
  3. Il responsabile tecnico delle imprese e degli enti iscritti alla data di entrata in vigore della disciplina (di cui scriviamo), può continuare a svolgere la propria attività in regime transitorio la  cui durata, comunque non superiore al quinquennio, è stabilita con deliberazione del Comitato nazionale. Detti soggetti sono obbligati all’aggiornamento quinquennale.

Come si può osservare, viene introdotto un principio fondamentale che da tempo veniva reclamato dalle imprese del settore, ossia l’obbligo di aggiornamento. E’ corretto imporre al RT, che svolga seriamente il proprio lavoro, l’obbligo di aggiornarsi in quanto le normative ambientali, le tecnologie per il trasporto ed il trattamento dei rifiuti sono in continua e rapida evoluzione. Ciò permetterà anche di ottenere una maggior competenza e concorrenza dei Responsabili Tecnici, che dovrebbero quindi divenire degli esperti del settore al servizio delle imprese e non meri prestatori di requisiti affinché le imprese possano iscriversi all’Albo.

Trasmissione telematica delle istanze

La rivoluzione dell’Albo Gestori Ambientali passa per il web… è proprio il caso di dirlo. Con l’introduzione di questo nuovo regolamento, le imprese non dovranno più recarsi presso gli sportelli delle sezioni regionali per consegnare le istanze di iscrizione e modifica, ma potranno semplicemente farlo attraverso l’utilizzo del portale telematico (TELEMACO) usufruendo dell’apposita sezione. E’ bene sottolineare che il servizio è già in funzione.

Le imprese potranno redigere e consegnare telematicamente le proprie istanze direttamente dalla propria sede, o avvalersi di un consulente, appositamente nominato e comunicato nella sezione riservata del portale dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali.

Questa innovazione permetterà non solo di ottenere dei risparmi in termini temporali ma soprattutto economici, ma non solo, in quanto tutto l’iter della propria istanza sarà monitorato via web in ogni momento.

Idoneità dei mezzi

Altra vera innovazione, che dovrebbe produrre un sostanziale risparmio per le casse delle imprese è l’eliminazione dell’obbligo di perizia giurata per l’iscrizione dei mezzi all’Albo.

Infatti, secondo quanto recita l’art. 15 del Regolamento, la domanda di iscrizione oltre a dover essere corredata dagli abituali documenti, quali foglio notizie ecc.., dovrà essere accompagnata da una attestazione, redatta dal Responsabile Tecnico dell’impresa o dell’ente, circa l’idoneità dei mezzi di trasporto in relazione alle tipologie di rifiuti da trasportare.

Appare chiaro quindi ora che laddove l’impresa sia seguita da un Responsabile Tecnico che svolga seriamente il proprio lavoro, l’attestazione sarà un documento “impegnativo” da redigere, e con delle conseguenti responsabilità che questa volta ricadono direttamente sul RT.

Quindi se da un lato si eliminano le lunghe code presso i tribunali per le perizie, dall’altra si rimarca comunque l’importanza di questa attestazione che, almeno fino quando non verranno dati ulteriori chiarimenti, dovrebbe essere molto simile almeno nella forma alle attuali perizie giurate e quindi contenere tutti gli elementi necessari per dichiarare che un mezzo è idoneo al trasporto di determinate tipologie di rifiuti, siano essi pericolosi e non. Ed è proprio in questo contesto che potrebbero nascere dei lievi problemi nel momento in cui il responsabile tecnico non sia un esperto di ADR ed i mezzi necessitino invece di trasportare rifiuti pericolosi, i quali ricordiamo non sono sempre vincolati all’ADR in quanto non vi è una corrispondenza precisa ed univoca tra rifiuti pericolosi e merci pericolose. Pertanto i nuovi Responsabili Tecnici dovranno studiare (ed è quindi ancor di più condivisa l’idea dell’aggiornamento obbligatorio) o farsi affiancare da figure professionali, mentre l’Albo dovrebbe dettare regole più chiare sul trasporto di rifiuti speciali pericolosi ed obbligo di idoneità dei mezzi all’ADR.

Procedure di iscrizione semplificate

Non tutte le iscrizioni all’Albo Gestori Ambientali possono essere considerate ordinarie, ve ne sono alcune denominate semplificate che permettono l’accesso al trasporto di rifiuti senza dover essere soggetti alla presentazione dell’enorme molte di documenti e certificazioni previsti per le categorie ordinarie quali la 1, la 4 e la 5.

Queste categorie di iscrizione sono riservate ad imprese ed enti che possiedono i seguenti requisiti:

  1. Aziende speciali, consorzi di comuni e società di gestione dei servizi pubblici di cui al D.Lgs. 18 agosto 200 n. 267, per i servizi di gestione dei rifiuti urbani prodotti nei medesimi comuni;
  2. Imprese ed enti produttori iniziali di rifiuti non pericolosi che effettuano operazioni di raccolta e trasporto dei propri rifiuti, nonché i produttori iniziali di rifiuti pericolosi che effettuano operazioni di raccolta e trasporto dei propri rifiuti pericolosi in quantità non eccedenti i trenta chilogrammi o trenta litri al giorno di cui all’rt. 212 comma 8 D.Lgs 152/2006 (categoria 2-bis);
  3. Imprese che effettuano la raccolta e trasporto dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche ai sensi del DM 65 del 8 Marzo 2010 (categoria 3-bis).

Tale comunicazione, che nel decreto non viene specificato se può essere di tipo cartaceo o anch’essa telematica dovrà così essere redatta:

–          Per le aziende speciali, consorzi di comuni e società di gestione dei servizi pubblici, la comunicazione è effettuata dal comune o da uno dei comuni o dal consorzio di comuni nel cui interesse è svolta l’attività, e quest’ultimo garantisce il possesso dei requisiti di idoneità tecnica e di capacità finanziaria richiesti dalla norma. La comunicazione dovrà poi essere corredata dei seguenti documenti:

  • Nomina e dichiarazione di accettazione con firma autenticata del RT;
  • Foglio notizie;
  • Attestazione del’avvenuto pagamento del diritto di segreteria e del diritto annuale di iscrizione;

Le imprese di cui al punto 2, devono attestare con la comunicazione i seguenti requisiti:

–          Sede dell’impresa, l’attività dalle quali sono prodotti i rifiuti;

–          Caratteristiche e natura dei rifiuti prodotti;

–          Estremi identificativi degli automezzi che verranno impiegati e relativi idoneità tecnica per il trasporto dei rifiuti (targhe, copia fronte retro del libretto di circolazione aggiornato con ultima revisione);

–          Attestazione dell’avvenuto pagamento del diritto di segreteria e del diritto annuale di iscrizione;

Le imprese di cui al punto 3 invece dovranno presentare la documentazione richiesta dal DM 65 e che è ancora possibile scaricare dal sito web dell’albo nazionale gestori ambientali. Eventuali variazione della modulistica, saranno segnalate.

Conclusioni

Il nuovo regolamento dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali è certamente un buon punto di partenza su cui costruire un miglioramento del comparto del trasporto dei rifiuti. Non si potrà pretendere che esso sia esaustivo e sono certo che vedremo nascere delibere e circolari tese a chiarire alcuni punti che potrebbero essere poco chiari, nuovi requisiti che rendano le imprese più specializzate nel settore, nuovi chiarimenti e riferimenti che aiuteranno le imprese stesse a comprendere quali siano i parametri ai quali attenersi per potersi iscrivere e lavorare nel settore del trasporto dei rifiuti senza problemi.

E’ chiaro però che tutte le imprese iscritte nelle sezioni ordinarie dovranno cambiare mentalità nei confronti della necessità di aggiornamento normativo e tecnico poiché diviene ora questo un punto cardine fondamentale sul quale costruire la propria professionalità e non solo ma anche per poter essere certi di rispettare le norme, che ricordiamo negli ultimi anni sono divenute sempre più mirate e stringenti nei confronti delle imprese che operano in questo settore.

Una nuova regolamentazione era divenuta necessaria, una revisione delle categorie era d’obbligo e la definizione di nuovi aspetti, proprio nei confronti del RT erano attesi da tempo.

I prossimi mesi ci diranno quali saranno i punti di forza e di debolezza di questo nuovo regolamento e come l’Albo Nazionale Gestori Ambientali risponderà alle esigenze del mercato e delle imprese stesse, protagoniste in prima persona sul campo in questo difficile momento economico del nostro paese.

Si consiglia ai lettori di dare uno sguardo attento, in funzione del proprio ruolo di trasportatore all’interno dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali, al decreto in oggetto di questo articolo.

 

L’articolo può essere scaricato cliccando qui

 

Ambiente & Rifiuti: Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti

 

Ing. Vito la Forgia – v.laforgia@ambiente-rifiuti.com

 

In arrivo il nuovo Regolamento dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali

Due anni fa, durante un convegno ad Ecomondo, l’Albo Nazionale Gestori Ambientali annunciò l’arrivo di un nuovo regolamento che avrebbe semplificato e snellito la burocrazia per le imprese iscritte all’Albo, dato più chiarezza in merito ai compiti e requisiti del Responsabile Tecnico, ed aver permesso la trasmissione telematica delle pratiche.

La maggior parte di noi ha creduto fossero imminenti tali modifiche dati i successivi aggiornamenti che interverranno sia nella gestione ed aggiornamento del sito web dell’albo sia per la modifica di alcune pratiche burocratiche. Così non è stato purtroppo.

Ecco però che proprio in questi giorni è stato approvato il nuovo regolamento dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali (si sottolinea che al momento non è stato ancora pubblicato nulla sulla G.U.).

Vediamo più da vicino quali sono le novità che interesseranno le imprese iscritte e quelle che vorranno iscriversi alle varie categorie dell’albo.

Categorie di iscrizione all’Albo:

la prima novità che sarà possibile sin da subito osservare, e che a parere di chi scrive è giusto che sia stata introdotta, è una sostanziale rivoluzione delle categorie di iscrizione. Attualmente l’elenco delle categorie ne prevede alcune che sono ormai sospese, ed altre che sono state introdotte successivamente e che per quanto rientrino nelle gestioni semplificate, è corretto che abbiamo un nome che le identifichi senza equivoci.

Categoria 1: raccolta e trasporto di rifiuti urbani (si può ben pensare che all’interno di questa categoria rientrino anche tutte le attuali sottocategorie, comprese quella di gestione dei centri di raccolta)

Categoria 2 bis: produttori iniziali di rifiuti non pericolosi che effettuano operazioni di raccolta e trasporto dei propri rifiuti, nonché i produttori iniziali di rifiuti pericolosi che effettuano operazioni di raccolta e trasporto dei propri rifiuti pericolosi in quantità non eccedenti 30 kg o 30 litri al giorni. (Questa categoria è oggi nota come semplificatissima, light o iscrizione art. 212 comma 8 D.Lgs. 152/2006, di cui tanto si è detto nel corso degli anni a causa della scarsa regolamentazione e che quasi certamente continuerà a far parlare di sé)

Categoria 3 bis: distributori e installatori di apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE), trasportatori di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche in nome dei distributori, installatori e gestori di centri di assistenza tecnica di tali apparecchiature (questa categoria è ovviamente riservata ai soggetti individuati nel D.M 65 del 8 Marzo 2010, ricompreso e leggermente modificato nel D.Lgs n. 49 del 2014 che ha praticamente riscritto il sistema di gestione dei RAEE)

Categoria 4: raccolta e trasporto di rifiuti speciali non pericolosi (questa categoria è rimasta attualmente invariata ed al suo interno sono ricomprese le imprese una volta iscritte nella ormai abolita categoria 2)

Categoria 5: raccolta e trasporto di rifiuti speciali pericolosi (anche questa categoria è attualmente vigente e non subisce modifiche, al suo interno sono ricomprese le imprese una volta iscritte nella ormai abolita categoria 3)

Categoria 6: imprese che effettuano il solo esercizio dei trasporto transfrontalieri di rifiuti di cui all’articolo 196, comma 3 del D.Lgs. 152/2006 (attualmente la categoria 6 è abrogata ed un tempo era riservata alla gestione di impianti. I soggetti ricompresi in questa categoria sono stati recentemente disciplinati con l’introduzione del D.Lgs. 205/2010)

Categoria 7: operatori logistici presso le stazioni ferroviarie, gli interporti, gli impianti di terminalizzazione, gli scali merci e i porti ai quali, nell’ambito del trasporto intermodale, sono affidati rifiuti in attesa della presa in carico degli stessi da parte dell’impresa ferroviaria o navale o dell’impresa che effettua il successivo trasporto (anche questa categoria un tempo riservata alla gestione di impianti mobili è ad oggi abrogata e verrà quindi rimpiazzata da questi nuovi soggetti di cui si è sentito sempre più parlare grazie all’introduzione del SISTRI)

Categoria 8: intermediazione e commercio di rifiuti senza detenzione dei rifiuti stessi ( questa categoria parla da sé, dal 2011 è stata disciplinata con l’obbligo, per le imprese che effettuano operazioni di intermediazione e commercio di rifiuti senza detenzione, di iscriversi all’albo e di presentare le apposite garanzie finanziarie, nominare un Responsabile Tecnico, e dimostrare di avere la capacità finanziaria. In questo frangente furono modificati i requisiti classici del RT. A parere di chi scrive, pur condividendo la necessità di avere un RT che sia un vero tecnico ed esperto del settore, i nuovi requisiti andavano estesi anche alle altre categorie e non alla sola categoria 8 che rimane probabilmente una delle categorie meno tecniche dell’albo)

Categoria 9: Bonifica di siti (nulla è variato rispetto all’attuale disciplina)

Categoria 10: Bonifica di beni contenenti amianto (nulla è variato rispetto all’attuale disciplina)

Il regolamento, in merito alle categorie appena descritte, fornisce già dei chiarimenti, che certamente le imprese avrebbero richiesto.

Data la confusione nata in merito all’abolizione delle categorie 2 e 3, nelle quali era molto semplice ritrovare le imprese con una licenza di trasporto conto proprio, nel nuovo regolamento vengono sin da subito chiariti alcuni concetti che fanno riferimento in maniera indiretta proprio alla differenza di licenze ed alla importanza delle categorie ordinarie rispetto alle semplificate. Difatti, le imprese iscritte nelle categorie 4 e 5 possono svolgere le attività già ricomprese nelle categorie, rispettivamente, 2 bis e 3 bis a condizione che lo svolgimento di queste ultime attività non comportino la variazione della categoria, della classe e della tipologia di rifiuti per la quale l’impresa è iscritta. Inoltre, le imprese che risultano iscritte nelle categorie 1, 4 e 5, possono svolgere le attività della categoria 6 a condizione di rispettare i vincoli citati qualche rigo sopra.

Classi di iscrizione dell’Albo:

Come già siamo abituati a vedere, per ogni categoria di iscrizione, l’impresa deve anche stabilire in quale classe intende iscriversi (ovviamente l’impresa dovrà dimostrare di avere i requisiti per poterlo fare).

Per la categoria 1 le classi di iscrizione restano invariate (ci si attende una semplificazione in merito alle sottocategorie)

Classe A: superiore o uguale a 500.000 abitanti;

Classe B: inferiore a 500.000 abitanti e superiore o uguale a 10.000 abitanti

Classe C: inferiore a 100.000 abitanti e superiore o uguale a 50.000 abitanti

Classe D: inferiore a 50.000 abitanti e superiore o uguale a 20.000 abitanti

Classe E: inferiore a 20.000 abitanti e superiore o uguale a 5.000 abitanti

Classe F: inferiore a 5.000 abitanti

Per le categorie 4 – 5 – 6 – 7 – 8 le classi di iscrizione restano invece associate alle tonnellate annue che l’azienda intende movimentare.

CLASSE A: quantità annua complessivamente gestita superiore o uguale a 200.000 tonnellate;

CLASSE B: quantità annua complessivamente gestita superiore o uguale a 60.000 tonnellate e inferiore a 200.000 tonnellate

CLASSE C: quantità annua complessivamente gestita superiore o uguale a 15.000 tonnellate e inferiore a 60.000 tonnellate

CLASSE D: quantità annua complessivamente gestita superiore o uguale a 6.000 tonnellate e inferiore a 15.000 tonnellate

CLASSE E: quantità annua complessivamente gestita superiore o uguale a 3.000 tonnellate e inferiore a 6.000 tonnellate

CLASSE F: quantità annua complessivamente gestita inferiore a 3.000 tonnellate

Per le categorie 9 e 10 invece le classi di iscrizione sono vincolate all’importo dei lavori di bonifica cantierabili:

CLASSE A: oltre 9.000.000,00 €

CLASSE B: fino a 9.000.000,00 €

CLASSE C: fino a 2.500.000,00 €

CLASSE D: fino a 1.000.000,00 €

CLASSE E: fino a 200.000,00 €

Gli importi, così come stabilito dal regolamento potrebbero essere modificati dal Comitato Nazionale, ed inoltre potrebbero essere individuate delle specifiche attività che vadano a generare delle sottocategorie di quelle principali proposte (si vedano le sottocategorie della categoria 1 ad esempio)

Requisiti di impresa per iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali

Come già accade, tutte le imprese che intendono accedere all’Albo per la gestione dei rifiuti, devono dimostrare di essere in possesso di determinati requisiti, la cui mancanza comporta la non iscrizione o la cancellazione dell’impresa dall’elenco delle imprese iscritte.

E’ bene sottolineare che per le imprese iscritte vi è l’obbligo di comunicare all’albo qualsiasi variazione intervenga e che possa modificare i requisiti di impresa, entro 30 gg dal verificarsi di tale variazione.

Riportiamo di seguito i requisiti per l’iscrizione:

Le imprese e gli enti sono iscritti all’Albo (ed anche quelle che intendono iscriversi dunque) se possiedono i requisiti di capacità tecnica e finanziaria.

Nello specifico devono dimostrare:

Requisiti di capacità tecnica:

a)     nella qualificazione professionale dei responsabili tecnici;

b)     nella disponibilità dell’attrezzatura tecnica necessaria, risultante, in particolare, dai mezzi d’opera, dagli attrezzi, dai materiali di cui l’impresa o l’ente dispone;

c)      in un’adeguata dotazione di personale;

d)     nell’eventuale esecuzione di opere o nello svolgimento di servizi nel settore per il quale é richiesta l’iscrizione o in ambiti affini.

Requisiti di capacità finanziaria:

La capacità finanziaria, ossia la capacità dell’azienda di far fronte in maniera ordinaria e puntuale alle proprie obbligazioni di natura finanziaria, deve essere dimostrata attraverso documenti che siano in grado di comprovare le potenzialità economiche dell’impresa stessa. Normalmente è possibile avvalersi dei seguenti documenti:

–          Bilanci

–          Affidamenti Bancaria

–          Volume d’affari

La capacità finanziaria deve essere adeguata alla categoria e classe alla quale ci si intende iscrivere, e lo stesso vale per la capacità tecnica.

Responsabile Tecnico

Già in passato si è discusso e parlato molto della figura del Responsabile Tecnico. Molto spesso associata all’ombra di una persona che essendo in possesso dei requisiti tabellati nelle varie delibere dell’albo gestori ambientali, prestava la propria competenza all’azienda che intendeva iscriversi all’Albo. Quasi sempre questa figura veniva (e viene) messa in disparte senza tener conto del suo parere tecnico né delle sue responsabilità in materia. Con il nuovo regolamento dell’Albo sembra che chiarezza venga fatta rispetto alla delibera n. 4 del 27/09/2000 che sommariamente dettava delle regole (poche e confuse) su quali fossero le responsabilità del RT.

Secondo quanto riportato dal nuovo regolamento dell’Albo i compiti di un RT sono:

  1. Compito del responsabile tecnico è porre in essere azioni dirette ad assicurare la corretta organizzazione nella gestione dei rifiuti da parte dell’impresa nel rispetto della normativa vigente e di vigilare sulla corretta applicazione della stessa; (questo è un aspetto di non poco conto e mette in evidenza la necessità e l’obbligo per l’impresa di coinvolgere attivamente il RT nella gestione dei rifiuti);
  2. Il responsabile tecnico svolge la sua attività in maniera effettiva e continuativa ed è responsabile  dei compiti di cui al punto precedente;
  3. Il Comitato nazionale può disciplinare più nel dettaglio i compiti e le responsabilità del responsabile tecnico (ed è auspicabile che ciò avvenga in tempi rapidi);
  4. I requisiti del responsabile tecnico consistono in:

–          idonei titoli di studio;

–          esperienza maturata in settori di attività per i quali é richiesta l’iscrizione;

  1. L’idoneità del RT, è attestata mediante una verifica iniziale della preparazione del soggetto e, con cadenza quinquennale, mediante  verifiche volte a garantire il necessario aggiornamento;
  2. È dispensato dalle verifiche il legale rappresentante dell’impresa che ricopre anche l’incarico di responsabile tecnico e che abbia maturato esperienza nel settore di attività oggetto dell’iscrizione secondo criteri stabiliti con deliberazione del Comitato nazionale (è un aspetto che appare discutibile dato che anche il legale rappresentante, pur assumendosi le proprie responsabilità in solido con l’impresa, dovrebbe essere obbligato ad essere sempre aggiornato);
  3. Il responsabile tecnico delle imprese e degli enti iscritti alla data di entrata in vigore della disciplina (di cui scriviamo), può continuare a svolgere la propria attività in regime transitorio la  cui durata, comunque non superiore al quinquennio, è stabilita con deliberazione del Comitato nazionale. Detti soggetti sono obbligati all’aggiornamento quinquennale.

Come si può osservare, viene introdotto un principio fondamentale che da tempo veniva reclamato dalle imprese del settore, ossia l’obbligo di aggiornamento. E’ corretto imporre al RT, che svolga seriamente il proprio lavoro, l’obbligo di aggiornarsi in quanto le normative ambientali, le tecnologie per il trasporto ed il trattamento dei rifiuti sono in continua e rapida evoluzione. Ciò permetterà anche di ottenere una maggior competenza e concorrenza dei Responsabili Tecnici, che dovrebbero quindi divenire degli esperti del settore al servizio delle imprese e non meri prestatori di requisiti affinché le imprese possano iscriversi all’Albo.

Trasmissione telematica delle istanze

La rivoluzione dell’Albo Gestori Ambientali passa per il web… è proprio il caso di dirlo. Con l’introduzione di questo nuovo regolamento, le imprese non dovranno più recarsi presso gli sportelli delle sezioni regionali per consegnare le istanze di iscrizione e modifica, ma potranno semplicemente farlo attraverso l’utilizzo del portale telematico (TELEMACO) usufruendo dell’apposita sezione. E’ bene sottolineare che il servizio è già in funzione.

Le imprese potranno redigere e consegnare telematicamente le proprie istanze direttamente dalla propria sede, o avvalersi di un consulente, appositamente nominato e comunicato nella sezione riservata del portale dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali.

Questa innovazione permetterà non solo di ottenere dei risparmi in termini temporali ma soprattutto economici, ma non solo, in quanto tutto l’iter della propria istanza sarà monitorato via web in ogni momento.

Idoneità dei mezzi

Altra vera innovazione, che dovrebbe produrre un sostanziale risparmio per le casse delle imprese è l’eliminazione dell’obbligo di perizia giurata per l’iscrizione dei mezzi all’Albo.

Infatti, secondo quanto recita l’art. 15 del Regolamento, la domanda di iscrizione oltre a dover essere corredata dagli abituali documenti, quali foglio notizie ecc.., dovrà essere accompagnata da una attestazione, redatta dal Responsabile Tecnico dell’impresa o dell’ente, circa l’idoneità dei mezzi di trasporto in relazione alle tipologie di rifiuti da trasportare.

Appare chiaro quindi ora che laddove l’impresa sia seguita da un Responsabile Tecnico che svolga seriamente il proprio lavoro, l’attestazione sarà un documento “impegnativo” da redigere, e con delle conseguenti responsabilità che questa volta ricadono direttamente sul RT.

Quindi se da un lato si eliminano le lunghe code presso i tribunali per le perizie, dall’altra si rimarca comunque l’importanza di questa attestazione che, almeno fino quando non verranno dati ulteriori chiarimenti, dovrebbe essere molto simile almeno nella forma alle attuali perizie giurate e quindi contenere tutti gli elementi necessari per dichiarare che un mezzo è idoneo al trasporto di determinate tipologie di rifiuti, siano essi pericolosi e non. Ed è proprio in questo contesto che potrebbero nascere dei lievi problemi nel momento in cui il responsabile tecnico non sia un esperto di ADR ed i mezzi necessitino invece di trasportare rifiuti pericolosi, i quali ricordiamo non sono sempre vincolati all’ADR in quanto non vi è una corrispondenza precisa ed univoca tra rifiuti pericolosi e merci pericolose. Pertanto i nuovi Responsabili Tecnici dovranno studiare (ed è quindi ancor di più condivisa l’idea dell’aggiornamento obbligatorio) o farsi affiancare da figure professionali, mentre l’Albo dovrebbe dettare regole più chiare sul trasporto di rifiuti speciali pericolosi ed obbligo di idoneità dei mezzi all’ADR

Conclusioni

Il nuovo regolamento dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali è certamente un buon punto di partenza su cui costruire un miglioramento del comparto del trasporto dei rifiuti. Non si potrà pretendere che esso sia esaustivo e sono certo che vedremo nascere delibere e circolari tese a chiarire alcuni punti che potrebbero essere poco chiari, nuovi requisiti che rendano le imprese più specializzate nel settore, nuovi chiarimenti e riferimenti che aiuteranno le imprese stesse a comprendere quali siano i parametri ai quali attenersi per potersi iscrivere e lavorare nel settore del trasporto dei rifiuti senza problemi.

E’ chiaro però che tutte le imprese iscritte nelle sezioni ordinarie dovranno cambiare mentalità nei confronti della necessità di aggiornamento normativo e tecnico poiché diviene ora questo un punto cardine fondamentale sul quale costruire la propria professionalità e non solo ma anche per poter essere certi di rispettare le norme, che ricordiamo negli ultimi anni sono divenute sempre più mirate e stringenti nei confronti delle imprese che operano in questo settore.

Una nuova regolamentazione era divenuta necessaria, una revisione delle categorie era d’obbligo e la definizione di nuovi aspetti, proprio nei confronti del RT erano attesi da tempo.

I prossimi mesi ci diranno quali saranno i punti di forza e di debolezza di questo nuovo regolamento e come l’Albo Nazionale Gestori Ambientali risponderà alle esigenze del mercato e delle imprese stesse, protagoniste in prima persona sul campo in questo difficile momento economico del nostro paese.

Quanto riportato nel presente articolo è basato sulla bozza di regolamento dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali, pertanto sarà necessario attendere la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale per vedere quali saranno le reali novità apportate, anche se ci si attende che non vi saranno sostanziali modifiche.

 

Ambiente & Rifiuti: Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti

Ing. Vito la Forgia – v.laforgia@ambiente-rifiuti.com

RAEE – recepimento Direttiva Europea con il D.Lgs. 49/2014

Entrerà in vigore il 12 Aprile 2014 il recepimento della direttiva europea 2012/19/EU, recepita in Italia con il Decreto Legislativo 14 Marzo 2014 n. 49.

Questo decreto che riscrive quasi completamente il decreto legislativo n. 151/2005, è destinato a tessere le nuove trame della gestione dei RAEE nel nostro paese.

Recepito in tempi abbastanza stretti  disciplina la gestione dei RAEE andando ad accorpare sia l’ex D.Lgs. 151/2005 e la conseguente gestione dei RAEE all’interno degli impianti di trattamento, il sistema di finanziamento dei RAEE da parte dei produttori, nonché la gestione dei RAEE, siano essi domestici che professionali da parte dei distributori.

Anticipiamo innanzitutto che questo decreto abroga il D.Lgs. 151/2005 e le sue successive modificazioni ad eccezione dell’art. 6 comma 1-bis, dell’art. 10 comma 4 e dell’art. 13 comma 8, dell’art. 15 commi 1 e 4 e dell’art. 20 comma 4, nonché vengono abrogati alcuni articoli del regolamento 25 settembre 2007 n. 85, della legge 4 giugno 2010 n. 96 e della legge 6 agosto 2013 n. 97.

Nel presente articolo verranno descritte, seppur brevemente, le principali novità introdotte dal decreto in oggetto.

  1. Sistema di gestione dei RAEE

1.1.Produttori di AEE

Il ciclo di vita delle apparecchiature elettriche termina con la loro trasformazione in rifiuti elettrici ed elettronici. La loro corretta gestione negli appositi impianti d trattamento, permetterebbe di allungare la vita delle suddette apparecchiature, e di recuperare le sostanze preziose contenute al loro interno al fine di produrre nuove apparecchiature con il minor utilizzo di  materia prima estratta dalla terra. E’ a tal fine che  l’intera normativa si muove con l’obiettivo di coinvolgere tutti i soggetti interessati, dal produttore all’utilizzatore finale, affinché i RAEE vengano gestiti correttamente con il minor impatto ambientale possibile.

Essenzialmente i principali attori coinvolti nel ciclo di vita della apparecchiature sono:

  • Produttori
  • Distributori
  • Consumatori
  • Impianti di trattamento

Anche se i consumatori, ossia i cittadini, sono già stati più volte invitati ad effettuare una corretta raccolta differenziata, è chiaro che se non viene istituito un corretto sistema di gestione, i rifiuti tendono ad essere destinati ad una discarica, abbandonati nelle campagne, o addirittura destinati a paesi in via di sviluppo con la possibilità, più che mai concreta, di inquinare in ogni modo l’ambiente in cui viviamo.

Ai produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche, sono obbligati a conseguire gli obiettivi minimi di recupero e di riciclaggio. Il raggiungimento di tali obiettivi avviene attraverso il finanziamento del sistema di gestione dei RAEE che dovrebbe finanziare la raccolta il trasporto ed il successivo trattamento delle AEE immesse sul mercato e che sono ormai giunte a fine vita.

I produttori possono adempiere ai loro obblighi attraverso due sistemi:

  • Sistema individuale
  • Sistema collettivo

La scelta dell’uno o dell’altro viene fatto dai produttori al momento dell’iscrizione al registro telematico AEE. E’ in questa fase che deve essere indicato come si intende finanziare il sistema di gestione.

Nel primo caso (art. 9 del D.Lgs. in oggetto) il produttore dovrà essere in grado di realizzare un sistema autosufficiente operante sull’intero territorio nazionale. A differenza di quanto avveniva in precedenza, i produttori potranno optare per il sistema individuale anche nel caso di messa in commercio di AEE destinate ad un ambito domestico. Inoltre il produttore dovrà richiedere al ministero dell’ambiente il riconoscimento ufficiale del proprio sistema di gestione che dovrà avere dei requisiti:

  • Organizzato secondo criteri di efficienza, efficacia, economicità e trasparenza;
  • Essere in grado di operare su tutto il territorio nazionale;
  • Operare attraverso delle modalità di gestione che garantiscano agli utilizzatori finali informazioni chiari e corrette sulle modalità di funzionamento dell’intero sistema e sulla raccolta dei RAEE;
  • Deve dimostrare di essere in possesso delle certificazioni ISO 9001 e 14001, EMAS o altro sistema di gestione della qualità equivalente.

Nel secondo caso, ossia dei sistemi collettivi, ai quali possono partecipare non solo i produttori ma anche i distributori, i raccoglitori, i trasportatori, i riciclatori, i recuperatori,questi sono costituiti in forma consortile e devono garantire il ritiro dei RAEE dai centri  comunali di raccolta su tutto il territorio nazionale secondo le disposizioni impartite dal Centro di Coordinamento. I sistemi collettivi dovranno anch’essi sottostare all’approvazione del Ministero dell’Ambiente e dovranno trasmettere annualmente il piano di prevenzione e gestione dei RAEE relativo all’anno solare successivo. Inoltre anch’essi, come i sistemi individuali dovranno essere dotati delle certificazioni ISO 9001 e 14001, EMAS o altro sistema equivalente di gestione della qualità.

A seconda della data di immissione sul mercato, le AEE si dividono in due categorie:

  • RAEE storici, derivanti da AEE immesse sul mercato prima del 13 Agosto 2005;
  • RAEE nuovi, derivanti da AEE immesse sul mercato dopo il 13 Agosto 2005.

La suddivisione temporale è necessaria per poter definire il sistema di finanziamento della raccolta, trasporto e trattamento.

Nel caso di RAEE domestici, se le AEE da cui derivano risultano immesse sul mercato prima del 13 Agosto 2005, il finanziamento delle operazioni di ritiro e di trasporto dei RAEE conferiti nei centri di raccolta e le successive operazioni di trattamento, è a carico dei produttori presenti sul mercato nello stesso anno in cui si verificano i rispettivi costi, ognuno dei quali contribuisce in proporzione alla rispettiva quota di mercato.

Se invece i RAEE domestici dovessero derivare da AEE immesse sul mercato dopo il 13 Agosto 2005, i costi sono a carico dei produttori presenti sul mercato nell’anno in cui si verificano i costi e potranno adempiere agli obblighi attraverso:

  • Sistema individuale, con riferimento ai soli RAEE derivanti dal consumo delle proprie AEE;
  • Mediante un sistema collettivo, e quindi in proporzione alla rispettiva quota di mercato.

Nei casi in cui invece si tratti di RAEE professionali, il finanziamento delle suddette operazioni, sarà:

  • A carico del produttore che ha immesso sul mercato l’apparecchiature, se si tratta di AEE immessa sul mercato dopo il 13 Agosto 2005;
  • A carico del produttore dell’AEE da cui ne derivano il relativo rifiuti, nel caso di acquisto di una nuova apparecchiatura equivalente, se l’AEE è stata immessa su mercato prima del 13 Agosto 2005;
  • A carico del detentore del RAEE, nel caso in cui quest’ultimo non acquisti una nuova apparecchiatura equivalente e l’apparecchiatura stessa sia stata immessa sul mercato prima del 13 Agosto 2005.

Affinché gli impianti di trattamento autorizzati siano in grado di gestire correttamente i RAEE, ai produttori viene fatto obbligo di fornire gratuitamente le informazioni in materia di preparazione per il riutilizzo ed un trattamento adeguato, nonché per ogni nuova apparecchiatura immessa sul mercato le suddette informazioni dovranno essere fornite entro un anno dalla immissione sul mercato. Tali informazioni sono importanti poiché devono recare al loro interno anche la collocazione, all’interno dell’AEE, delle sostanze e delle miscele pericolose eventualmente presenti.

Infine, ma certamente non meno importante, ai produttori è fatto obbligo, come già previsto nel D.Lgs. 151/2005 di indicare chiaramente sul proprio prodotto o sulla confezione:

  • Il proprio marchio
  • Il proprio logo
  • Numero di registrazione al registro nazionale
  • Simbologia che identifichi i RAEE e la loro corretta gestione (cassonetto barrato)

 

1.2.Distributori

Nel 2010 con il decreto ministeriale n. 65 del 8 Marzo 2010, uno dei decreti attuativi del D.Lgs. 151/2005 che disciplina la gestione dei rifiuti elettrici ed elettronici, venne introdotto l’ormai conosciuto “Uno contro Uno” che ha poco preso piede nel nostro paese e che, nel caso in cui dovessero mai essere effettuati controlli, mieterebbe numerose vittime tra i distributori di apparecchiature elettriche ed elettroniche.

Tale decreto obbligava, ed obbliga tutt’oggi, i distributori di apparecchiature elettriche ed elettroniche ad iscriversi all’Albo Nazionale Gestori Ambientali in un’apposita categoria denominata “RAEE” al fine di poter ritirare, in ragione di “Uno contro Uno” i RAEE dei propri clienti nel momento in cui acquistano una nuova apparecchiatura elettrica, equivalente.

La norma stabiliva che il distributore dovesse creare un punto di raggruppamento, tenere uno schedario di carico e scarico, ed utilizzare un apposito documento di trasporto semplificato per il trasporto dei RAEE dal proprio punto di raggruppamento verso il centro di raccolta comunale.

La filosofia posta alla base di questa norma era nobile, dato che puntava ad intercettare i RAEE di provenienza domestica al fine di incrementare la raccolta differenziata di questa particolare tipologia di rifiuto ed evitare così che venissero cannibalizzati delle componenti più preziose per vedere poi abbandonati, lungo le strade o nelle discariche abusive a cielo aperto, ciò che restava della carcassa. Così facendo si sarebbe ottenuto uno strumento più pratico, dal punto di vista dei cittadini, che andava ad aggiungersi ai Centri di raccolta Comunali.

La norma, poco chiara a dire il vero, non ha mai avuto delle delucidazioni o dei chiarimenti, ed ha lasciato i distributori di apparecchiature elettriche, divenuti così gestori di rifiuti, disorientati di fronte a ciò che doveva essere fatto. Il risultato ottenuto è sotto gli occhi di tutti, e gran parte dei distributori non ha mai dato seguito alle disposizioni normative.

Ora con il recepimento della direttiva europea 2012/19/UE, recepita in italia con il D.Lgs. 14 Marzo 2014 n. 49 che entrerà in vigore il 14 Aprile 2014, viene nuovamente ribadito l’obbligo dei distributori di provvedere a ritirare i RAEE domestici dai propri clienti in ragione di uno contro uno.

La novità presentata con questo decreto è l’istituzione di una nuova pratica, che almeno in teoria, dovrebbe incrementare realmente la raccolta differenziata dei RAEE: “Uno contro zero”.

Come si potrà intuire, ai cittadini non è più richiesto di acquistare una nuova apparecchiatura per consegnare al proprio distributore una vecchia, ma sarà sufficiente recarsi presso il distributore di apparecchiature elettriche e consegnare quella ormai da rottamare.

E’ tutto così semplice come sembra? Ovviamente no. Affinché l’Uno contro Zero possa essere valido è necessario che vi siano dei presupposti di base.

Innanzitutto la norma dà la possibilità a tutti i distributori di attivare una raccolta gratuita dei RAEE di “piccolissime dimensioni”, all’interno del proprio punto vendita o nelle immediate prossimità. In secondo luogo obbliga i distributori di AEE che abbiamo una superficie di vendita al dettaglio pari o superiore di 400 mq ad attivare questo tipo di raccolta.

Le modalità con le quali questa nuova forma semplificata di raccolta dei RAEE debba essere effettuata è ovviamente demandata ad un successivo decreto del Ministero dell’Ambiente. Ci si augura che, a differenza dei decreti attuativi del D.Lgs. 151/2005, questo decreto venga varato al più presto e che non si lasci cadere nel nulla questa nuova opportunità di incrementare la raccolta differenziata e di gestire correttamente i rifiuti. Difatti gran parte delle difficoltà riscontrare con “l’Uno contro Uno” risiedevano essenzialmente nella complessa burocrazia che vi aleggiava intorno e che il legislatore “ha dimenticato” di rendere chiara. Così i distributori di fronte all’obbligo di iscriversi all’Albo (ente che probabilmente non avevano mai sentito nominare) unito alla necessità di compilare degli schedari e di dover poi trasportare il tutto verso i centri di raccolta comunali disposti ad accettare questo tipo di raccolta (laddove i Centri di raccolta erano presenti), nella maggior parte dei casi ha preferito glissare l’invito.

Prima di procedere, è bene chiarire cosa intenda il legislatore per RAEE di piccole dimensioni:

Sono apparecchiature con nessuna dimensione esterna superiore a 25 cm.

Il Decreto Legislativo 14 Marzo 2014 n. 49, non si limita a descrivere per le vie brevi l’Uno contro zero, ma di fatto riscrive quasi completamente l’intero sistema di gestione dei RAEE. Rimandando ad un successivo articolo l’approfondimento, si cercherà ora di dare una più chiara visione di quali sono i nuovi obblighi per i distributori di apparecchiature elettriche ed elettroniche (sono compresi anche colore che effettuano la vendita a distanza).

Facendo riferimento all’articolo 11 del D.Lgs n.49, vengono stabiliti i requisiti per la creazione del “Deposito preliminare”  alla raccolta presso i distributori. Il termine “Deposito preliminare” sostituisce la vecchia dizione di “Punto di raggruppamento”.

Fermo restando l’obbligo del ritiro in ragione di uno contro uno dei RAEE provenienti dall’ambito domestico, i distributori sono obbligati a dare informazione alla propria clientela circa la gratuità del ritiro. Ciò può avvenire o tramite utilizzo di cartelli all’interno della propria attività o mediante indicazione nel proprio sito internet. A parere di chi scrive, l’alternativa tra le due modalità non è da vedersi come una semplificazione, in quanto non è detto che tutta la popolazione italiana sia avvezza all’utilizzo di internet prima di un acquisto, e pertanto l’obbligo di indicazione del ritiro gratuito dovesse permanere, almeno in forma scritta all’interno dell’esercizio commerciale.

Nulla cambia in merito all’obbligo di iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali. Infatti i distributori sono ancora soggetti a presentare la documentazione per l’iscrizione nella sezione RAEE dell’Albo e dovranno indicare anche quali sono i luoghi presso i quali intendono effettuare il “Deposito preliminare” dei RAEE.

Tale deposito dovrà avere caratteristiche ben definite, ma che è possibile riscontrare in quasi tutti i magazzini dei distributori. Infatti resta viva la possibilità di raggruppare i RAEE presso il proprio esercizio o presso altro luogo che sia pavimentato, non accessibile a terzi, e che assicuri la protezione dei RAEE dai fenomeni atmosferici. Inoltre, come già previsto in precedenza, si dovrà aver cura di tenere separati i RAEE pericolosi da quelli non pericolosi.

Volendo effettuare una macrodivisione dei RAEE in funzione della loro pericolosità:

RAEE pericolosi:

–          Frigoriferi

–          Condizionatori

–          Televisori e monitor

–          Sorgenti luminose

RAEE non pericolosi:

–          Lavatrici

–          Lavastoviglie

–          Giocattoli

–          Elettrodomestici di medie e piccole dimensioni in genere diversi da quelli indicati nella categoria precedente

Altra novità introdotta, è invece rappresentata dalla possibilità di conferire i RAEE non solo presso i centri di raccolta comunali, come già stabilito nel DM 65, ma anche presso impianti autorizzati ai sensi degli art. 208, 213, 216 del D.Lgs. 152/2006.

I RAEE andranno, obbligatoriamente, trasportati presso il centro di raccolta comunale o presso i suddetti impianti autorizzati  secondo una delle due modalità alternative:

–          Ogni 3 mesi

–          Al raggiungimento di 3500 Kg

In ogni caso, anche quando non dovessero essere raggiunti i 3500 Kg, il deposito non potrà superare la durata di un anno.

Vi è la possibilità di elevare la quantità in deposito a 3500 Kg per ciascun raggruppamento 1 – 2 – 3  e 3500 Kg complessivi per i raggruppamenti 4 e 5, qualora i RAEE siano ritirati da trasportatori iscritti all’Albo Nazionale Gestori Ambientali (nelle categorie ordinarie) ai sensi dell’art. 212 comma 5 del D.Lgs. 152/2006, per essere trasportati presso i centri di raccolta comunali o presso gli impianti autorizzati.

Raggruppamenti:

  1. Freddo e clima (ad es. Condizionatori, frigoriferi);
  2. Altri grandi bianchi (ad es. lavatrici, lavastoviglie);
  3. Tv eMonitor;
  4. IT e consumers electron ics (elettronica di consumo e piccoli elettrodomestici);
  5. Sorgenti luminose (lampade a risparmio energetico, lampade al neon ecc..).

I distributori per la vendita a distanza sono altresì obbligati ad adempiere agli obblighi di ritiro dei RAEE in ragione di “uno contro uno”.

Facendo riferimento all’art. 22 del Decreto Legislativo in oggetto, essi sono obbligati ad indicare in maniera chiara i propri luoghi di raggruppamento i luoghi convenzionati presso i quali l’utilizzatore finale può conferire gratuitamente i RAEE di tipo equivalente a quelli acquistati, a condizione che l’utilizzatore stesso non debba sostenere maggiori oneri di quelli che ragionevolmente dovrebbe sopportare in caso di vendita non a distanza. In alternativa, il distributore a distanza, può indicare le modalità di ritiro presso lo stesso luogo di consegna della nuova apparecchiature, e ciò deve avvenire in maniera gratuita e senza ulteriori oneri rispetto a quelli che il consumatore dovrebbe sopportare nel caso di vendita non a distanza.

1.3.Impianti di trattamento

La filiera per la gestione dei RAEE si conclude con gli impianti di trattamento i quali sono deputati non solo al loro stoccaggio ma anche a svolgere tutte le operazioni necessarie per garantire:

–          Il riutilizzo delle apparecchiature elettriche

–          Il trattamento adeguato al fine di ridurre al minimo la loro pericolosità ed assicurare la massima percentuale, tecnicamente possibile, di riciclaggio delle componenti interne dei RAEE.

Fermo restando l’obbligo di utilizzo delle BAT (Best Available Technologies) per il trattamento dei RAEE, gli impianti di trattamento entro 3 mesi dall’entrata in vigore del D.Lgs. in oggetto del presente articolo, devono presentare istanza per l’adeguamento delle proprie autorizzazioni alla regione competente.

In merito agli obiettivi di recupero, al fine di raggiungere le percentuali di soglia previste nell’allegato V del decreto, gli impianti di trattamento dovranno annotare su apposita sezione del registro di carico e scarico il peso dei RAEE , i loro componenti ,i materiali e le sostanze in ingresso ed in uscita, nonché dei prodotti ricondizionati e recuperati in uscita.

Infine tra le novità introdotte vi è l’obbligo, entro 6 mesi dall’entrata in vigore del D.Lgs. 49, di iscrizione al Centro di Coordinamento di tutti gli impianti di trattamento dei RAEE. A seguito di tale iscrizione il suddetto Centro di Coordinamento provvederà ad elaborare le relative liste di iscritti.

Entro il 30 Aprile di ogni anno, i titolari degli impianti di trattamento comunicheranno al Centro di Coordinamento le quantità di RAEE trattate.

Obiettivi di raccolta

Ogni anno devono essere raggiunti i seguenti obiettivi di raccolta differenziata dei RAEE:

–          Fino al 31 Dicembre 2015 deve essere conseguito un tasso medio di raccolta differenziata dei RAEE provenienti dai nuclei domestici pari ad almeno 4 chilogrammi l’anno per abitante;

–          Dal 1° gennaio 2016 deve essere conseguito un tasso minimo di raccolta pari almeno al 45 %, calcolato sulla base del peso totale dei RAEE raccolti conformemente alle previsione del decreto in esame per un dato anno, ed espresso come percentuale del peso medio delle AEE immesse sul mercato nei tre anni precedenti;

–          Al 1° gennaio 2019, deve essere conseguito un tasso minimo di raccolta pari al 65% del peso medio delle AEE immesse sul mercato nei tre anni precedenti.

Gli elementi riportati nel presente articolo rappresentano ovviamente solo uno spunto per un successivo approfondimento dell’intero testo di legge che, a parere dello scrivente,rappresenta un vero passo in avanti nella corretta gestione dei rifiuti e nell’incremento delle percentuali di raccolta. Interessante sarà vedere, ad esempio, come si evolveranno le spedizioni dei RAEE all’estero o dei RAEE ricondizionati, e come i vari stati intenderanno combattere le spedizioni illecite dei rifiuti elettrici mascherati da prodotti pronti al riutilizzo. Ed infine, ma non meno importante, nel novero dei RAEE domestici entrano a far parte i pannelli fotovoltaici. Sono certo che l’inclusione di questa nuova tipologia di rifiuto tra i RAEE domestici sarà oggetto di numerose contestazione nel corso del prossimo anno ed avremo modo di parlarne più ampiamente nel corso dei prossimi articoli. Al momento lascio al lettore il compito di leggere la norma per approfondire gli aspetti più interessanti.

Ambiente & Rifiuti – Ing. Vito la Forgia

Consulenza Tecnica per la gestione dei rifiuti

Per informazioni: v.laforgia@ambiente-rifiuti.com

Blog:www.ambienterifiuti.wordpress.com –

Sito webwww.ambiente-rifiuti.com

SISTRI – partenza definitiva per i produttori di rifiuti pericolosi

Anche per i produttori di rifiuti speciali pericolosi è arrivata l’ora di armarsi di dispositivi USB, e tanta pazienza per iniziare ad utilizzare pienamente il SISTRI.

A partire dal 3 Marzo 2014, tutti i produttori di rifiuti speciali pericolosi rientrano tra i soggetti obbligati all’utilizzo del sistema di tracciabilità dei rifiuti SISTRI così come è già avvenuto nell’Ottobre 2013 per i trasportatori di rifiuti speciali pericolosi, gli impianti di stoccaggio e trattamento di rifiuti pericolosi ed i nuovi produttori di rifiuti pericolosi.

Il cosiddetto decreto Mille proroghe, ha sancito dunque quanto ormai già era nell’aria da alcuni giorni, stabilendo l’obbligo di utilizzo del SISTRI per l’ultimo grande scaglione di soggetti obbligato ad utilizzare il SISTRI, e prorogando al 31 Dicembre 2014 il già noto “doppio binario” ossia l’utilizzo contestuale del sistema cartaceo di tracciamento dei rifiuti (formulari di identificazione rifiuti e registro di carico e scarico) e del sistema SISTRI.

Si ricorda infatti che da oggi non sarà più opzionale l’utilizzo del SISTRI per la gestione dei rifiuti pericolosi, e che i soggetti obbligati sono tutti coloro dovessero produrli, salvo poi ricevere ulteriori chiarimenti nel corso di questi mesi per coloro che non sono produttori abituali di rifiuti pericolosi (vedasi ad esempio attività di servizio che potrebbero ritrovarsi saltuariamente a produrli).

Così con la legge 27 Febbraio 2014 n.15, che converte in legge il DL 150/2013 (già pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 28 Febbraio 2014) vengono confermate le nuove partenze, prorogata la durata del doppio binario, e prolungato il periodo di sperimentazione dato che le sanzioni relative ad eventuali violazioni nell’utilizzo del SISTRI sono prorogate al 1 Gennaio 2015.

Attualmente dunque dato che la legge è stata promulgata, come al solito, all’ultimo minuto, per i produttori di rifiuti speciali pericolosi non ancora iscritti al SISTRI non resta che avviare tutte le procedure necessarie per allinearsi alla norma, ossia:

–          Per i produttori di rifiuti speciali pericolosi non ancora iscritti al SISTRI è obbligatorio procedere con l’iscrizione;

–          Per i produttori di rifiuti speciali pericolosi già iscritti al SISTRI è necessario che si adoperino per avviare la procedura di allineamento di eventuali giacenze di rifiuti speciali pericolosi;

Non si dimentichi infatti che il “Registro Cronologico” del SISTRI altro non è che un versione digitale del registro di carico e scarico cartaceo e che pertanto se vi sono già registrare delle giacenze di rifiuti speciali pericolosi, è bene effettuare le dovute registrazioni di carico anche nel SISTRI avendo così una situazione aggiornata e pronta per quando si effettueranno le operazioni di avvio a recupero/smaltimento dei propri rifiuti.

In merito alle procedure di gestione del SISTRI, delle varie aree, delle movimentazioni, sono state pubblicate in data 28 Febbraio 2014 sul portale SISTRI le nuove procedure e siamo certi che a breve tutti i manuali potrebbero essere aggiornati in virtù dell’ingresso della nuova classe di soggetti obbligati. Infatti se fino al 28 Febbraio per i trasportatori era possibile compilare le schede SISTRI per conto dei produttori di rifiuti speciali pericolosi non iscritti al SISTRI, a partire dal 3 Marzo tale pratica non sarà più possibile.

Da un punto di vista economico è chiaro che la mancata proroga dell’entrata in vigore dell’obbligo di utilizzo del SISTRI per i produttori di rifiuti speciali pericolosi che rispondevano a determinati requisiti (vedasi ad esempio il numero di dipendenti) causerà un danno di non poco conto in termini economici e di tempo. Abbiamo infatti già più volte sottolineato come l’ingresso del SISTRI ha fatto subire un forte rallentamento per gli operatori del settore che si son trovati di fronte ad una gestione assai più complessa di quanto non fosse il semplice registro di carico e scarico ed il formulario. La mancata attuazione delle tanto attese semplificazioni denota ancora una volta una sorta di “bradipismo” da parte di chi dovrebbe studiare e sviluppare semplificazioni declamate da tempo ma non ancora arrivate.

Confcommercio con un censimento sui primi mesi di attività del SISTRI ha riscontrato che “tutte le imprese del trasporto e gestione dei rifiuti hanno ridotto la propria attività con conseguente decremento del fatturato, quantificabile nel settore del trasporto in 20.000 euro in media in un anno, con picchi anche di 40.000 per alcune imprese.”

 

Ambiente & Rifiuti – Consulenza per la gestione dei rifiuti

Ing. Vito la Forgia – v.laforgia@ambiente-rifiuti.com

Blog: www.ambienterifiuti.wordpress.com – Sito web: www.ambiente-rifiuti.com

2014 – MUD e SISTRI

Il 2014 ha preso il via, il nuovo modello per la dichiarazione annuale ambientale (MUD) è stato approvato ed a breve sapremo se il SISTRI continuerà il suo già prestabilito decorso o se il  Ministero avrà voglia di rinviare i prossimi soggetti obbligati al suo utilizzo. Già perchè dare per scontato che nulla cambi mi sembra quanto mai inopportuno quando si parla di SISTRI. Sono state previste tante semplificazioni, come ad esempio l’eliminazione dei dispositivi USB da utilizzare negli automezzi (ed i conducenti ringraziano insieme ai loro colleghi amministrativi che spesso li attendono in ufficio fino a tarda sera per chiudere i loro viaggi).

Premesso ciò vediamo cosa accadrà nei prossimi mesi:

Il 3 marzo 2014, ha il via l’attivazione del sistema di tracciabilità elettronica dei rifiuti SISTRI per i produttori iniziali di rifiuti pericolosi, ed il 30 aprile 2014 sarà la data utlima (come ogni anno) per presentare le annuali dichiarazioni ambientali sui rifiuti prodotti e gestiti nel 2013 (MUD).

E’ bene ricordare che  lo scorso ottobre 2013 hanno visto il “via” del SISTRI e del suo utilizzo i trasportatori, gli impianti, gli intermediari e i nuovi produttori di rifiuti speciali pericolosi. Dal 3 marzo prossimo verranno chiamati a cimentarsi con questo nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti  anche i produttori iniziali di rifiuti pericolosi. Si ricorda, per quanti avessero la memoria corta che grazie allo slittamento delle sanzioni è obbligatoria la gestione classica dei rifiuti con formulari e registro di carico e scarico. Tutto ciò fion al 1 Agosto quando, forse, finalmente vedremo la scomparsa dei formulari per i rifiuti pericolosi (e già si potrà immaginare il caos dovuto ad una doppia gestione per rifiuti pericolosi e non pericolosi).

Anche i Comuni e le imprese di trasporto della Regine Campania sono chiamati a rispettare tale partenza.

Il Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD) approvato per l’anno 2014 dal D.P.C.M. del 12 dicembre 2013 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.302 dl 27 dicembre 2013, prevede che la dichiarazione MUD sia articola in sei comunicazioni che devono essere presentate dai soggetti obbligati in riferimento ai dati del 2013:

1. Comunicazione Rifiuti;
2. Comunicazione Veicoli Fuori Uso;
3. Comunicazione Imballaggi;
4. Comunicazione Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche;
5. Comunicazione Rifiuti Urbani e Assimilati raccolti in convenzione;
6. Comunicazione Produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche.

Secondo quanto previsto dal D.P.C.M. del 12/12/13, il MUD va presentato dai soggetti obbligati alla Camera di Commercio competente per territorio, cioè quella della Provincia in cui ha sede l’unità locale a cui si riferisce la comunicazione. I soggetti che svolgono attività di solo trasporto e gli intermediari senza detenzione devono invece presentare il MUD alla Camera di Commercio della provincia nel cui territorio insiste la sede legale dell’impresa che presenta la dichiarazione. Si ricorda che deve essere presentato un MUD per ogni unità locale che rientri nelle condizioni di obbligatorietà delle comunicazioni.

Ambiente & Rifiuti è sempre a vostra disposizione per fornirvi tutto il supporto necessario nella corretta gestione dei Vostri rifiuti.